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Apertura della "La Muse du Trient": Un'impresa alpinistica femminile e sostenibile sulla T↑te de Biselx

Due alpiniste britanniche, Fay Manners ed Ella Wright, hanno realizzato un'impresa notevole aprendo una nuova via di misto sulla Tête de Biselx, nel cuore del massiccio del Monte Bianco. L'ascensione, denominata “La Muse du Trient”, si è svolta in un'ottica di massimo rispetto per l'ambiente montano, distinguendosi per l'assenza di attrezzature fisse e per un approccio tradizionale alla scalata. Questo successo non solo aggiunge un nuovo e impegnativo itinerario alle pareti alpine, ma sottolinea anche un'evoluzione nell'alpinismo contemporaneo, attento alla sostenibilità e all'etica della montagna. L'iniziativa di Manners e Wright si inserisce in un contesto di crescente consapevolezza sui cambiamenti climatici e sull'impatto umano, dimostrando come sia possibile affrontare sfide estreme mantenendo un'impronta minima sul paesaggio.

Dettagli dell'impresa alpinistica: "La Muse du Trient" sulla Tête de Biselx

Nei primi giorni di aprile del 2026, più precisamente il 3 e il 4, le talentuose alpiniste britanniche Fay Manners ed Ella Wright hanno scritto una pagina significativa nella storia dell'alpinismo sul massiccio del Monte Bianco. La loro impresa ha visto l'apertura di una nuova via di misto, battezzata “La Muse du Trient”, sulla suggestiva parete nord-nord-est della Tête de Biselx, un'imponente formazione rocciosa che sovrasta il ghiacciaio del Trient. Questa nuova linea si distingue per l'eleganza e l'impegno tecnico richiesto, affrontato dalle due scalatrici con uno stile puramente tradizionale, evitando l'uso di spit e affidandosi esclusivamente a protezioni mobili. L'idea di questa avventura ha radici profonde, nata due anni prima durante una traversata sciistica da Chamonix al Plateau du Trient, quando Manners, osservando la parete, si interrogò sulle possibilità alpinistiche che essa offriva e sull'etica da adottare in un ambiente in continua trasformazione. Le successive ricerche rivelarono che la parete vantava solo due vie di misto preesistenti, stimolando in Manners il desiderio di creare un itinerario che rispecchiasse le condizioni attuali della montagna e un'etica rigorosa: una salita completamente armata di piccozze e ramponi, senza lasciare alcuna traccia. L'osservazione storica, grazie anche ai racconti di Jean Troillet sulla sua ascensione del 1972, ha evidenziato come l'ambiente sia profondamente mutato, con il ghiacciaio ritirato e il Couloir Copt non più interamente innevato, rendendo gli accessi estivi più pericolosi e abbassando il punto di attacco delle vie di oltre cinquanta metri. Queste variazioni hanno spinto le alpiniste a concepire una linea adatta alle condizioni invernali, prediligendo un itinerario di misto continuo anziché le tradizionali salite estive su roccia. La salita vera e propria è stata preceduta da un accurato studio della linea il 2 aprile, dopo l'avvicinamento alla Cabane du Trient. Conscia dell'impegno, le due hanno optato per una scalata in due giorni, privilegiando la meticolosità dello stile alla velocità. Il primo giorno sono stati aperti tre tiri, con corde fisse su soste naturali per permettere un ritorno più lucido e rispettoso dell'etica. Il giorno seguente, l'ascensione è proseguita su terreno tecnico e variegato, con due lunghezze chiave valutate intorno a M7, che combinavano passaggi delicati su ghiaccio e roccia, movimenti fisici e momenti di pura gioia su granito scolpito. La determinazione di raggiungere la cresta, chiudendo la via in modo pulito e senza deviazioni laterali, ha guidato le loro decisioni. Il nome “La Muse du Trient” non è casuale: evoca il processo creativo della scalata e una sottile presenza femminile, incarnando ispirazione, intuizione ed energia condivisa. Fay Manners ha sottolineato l'importanza di questo approccio sostenibile: il granito ha offerto ampie possibilità per proteggersi in modo naturale, permettendo loro di rispettare l'integrità della montagna. Inoltre, ha evidenziato il significato di questa ascensione come raro esempio di un'apertura di via femminile su quella parete, sperando che possa ispirare altre donne ad affrontare sfide simili e a esplorare nuove possibilità in montagna. Così, “La Muse du Trient” non è solo una nuova via, ma una visione che coniuga la tradizione alpinistica con una consapevolezza contemporanea, interpretando il presente e immaginando un futuro per le montagne in evoluzione.

L'apertura della via “La Muse du Trient” da parte di Fay Manners ed Ella Wright rappresenta un'importante lezione sull'alpinismo moderno. La loro scelta di evitare l'uso di spit e di privilegiare uno stile tradizionale, nonostante le difficoltà tecniche, dimostra un profondo rispetto per l'ambiente montano e per l'etica alpinistica. Questo approccio minimalista è particolarmente significativo in un'epoca di crescente consapevolezza ecologica, spingendoci a riflettere sull'impatto delle nostre attività sulla natura. Inoltre, il successo di Manners e Wright, come cordata femminile, è un potente messaggio di ispirazione. Rompendo barriere e stereotipi, esse dimostrano che il mondo dell'alpinismo è aperto a tutti coloro che possiedono passione, determinazione e una profonda connessione con la montagna. Questa impresa ci invita a considerare non solo la sfida fisica, ma anche il valore intrinseco di preservare la bellezza selvaggia e intatta dei nostri paesaggi naturali per le generazioni future.