In un'impresa straordinaria che segna un nuovo traguardo nell'alpinismo, quattro donne audaci hanno tracciato la storia, realizzando la prima ascensione interamente femminile della rinomata Via Sudafricana sulla maestosa parete orientale della Torre Centrale del Paine, situata in Patagonia. Questa spedizione, che ha sfidato condizioni meteorologiche estreme e complessità logistiche, ha visto Caro North, Amelie Kühne, Julia Cassou e Belén Prados protagoniste indiscusse, coronando settimane di preparazione con un'ascesa epica di tredici giorni in stile capsula.
Dettagli dell'impresa alpinistica: la conquista della Via Sudafricana
Le alpiniste Caro North, Amelie Kühne, Julia Cassou e Belén Prados, in una spedizione epocale, hanno affrontato la colossale parete granitica di 1200 metri della Torre Centrale del Paine, in Patagonia. La loro missione era compiere la prima ascensione interamente femminile della Via Sudafricana (5.12c/7b+), un itinerario di trenta lunghezze di corda, notoriamente impegnativo per le sue difficoltà tecniche e le imprevedibili condizioni climatiche patagoniche. Il progetto, ideato da Caro North, una guida alpina con profonda conoscenza della regione, ha richiesto settimane di minuziosa preparazione. Le alpiniste hanno trasportato in parete tra i 250 e i 300 chilogrammi di materiale, inclusi 450 metri di corde fisse, due portaledge e provviste per oltre due settimane. La fase di trasporto è stata cruciale, precedendo l'inizio dell'ascesa vera e propria, che è stata ritardata da una forte perturbazione. L'arrampicata si è svolta in stile capsula, con il team che viveva sospeso sui portaledge, avanzando gradualmente e adattandosi ai ritmi imposti dal clima. Vento, neve e pioggia hanno alternato momenti di progressione a lunghe attese, quando le condizioni diventavano proibitive. I primi tratti della via si sono rivelati particolarmente insidiosi, con roccia instabile a causa del ritiro del ghiacciaio e il rischio costante di caduta massi. Belén Prados ha subito un colpo da una scarica di pietre, ma fortunatamente, dopo due giorni di riposo, ha potuto riprendere l'ascensione. Anche il maltempo ha giocato un ruolo determinante. Durante una giornata che si prevedeva stabile, la squadra si è trovata a spostare i portaledge sotto una nevicata intensa e un freddo pungente. Di fronte a queste avversità, le alpiniste hanno dovuto rinunciare al sogno della libera integrale, concentrandosi unicamente sul raggiungimento della vetta. Nonostante le condizioni estreme che hanno reso impossibile tentare i tiri chiave in libera a causa di neve e ghiaccio, l'obiettivo della cima è stato raggiunto. Il 24 aprile 2026, dopo aver atteso una finestra di bel tempo, le quattro donne sono partite alle 4 del mattino e hanno raggiunto la vetta alle 16, coronando la loro impresa. La discesa, come spesso accade su pareti di tale portata, si è rivelata lunga e faticosa, caratterizzata da calate e il recupero di attrezzature pesanti, il tutto sotto la pressione del tempo per rientrare a valle. La libera integrale resta un obiettivo futuro, ma la conquista della vetta in queste condizioni rappresenta un trionfo dello spirito di squadra e della resilienza umana.
Questa impresa delle quattro alpiniste non è solo un racconto di successo sportivo, ma un potente simbolo di perseveranza e determinazione. Dimostra come la forza collettiva e l'adattabilità possano superare ostacoli apparentemente insormontabili, ispirando non solo la comunità alpinistica ma chiunque si trovi di fronte a sfide impegnative. L'aver rinunciato alla libera integrale per privilegiare la sicurezza e il raggiungimento della vetta evidenzia una saggezza e una maturità che trascendono la mera performance, ponendo l'accento sul valore intrinseco del lavoro di squadra e sul rispetto per la montagna. Questo successo femminile apre nuove prospettive e rafforza il ruolo delle donne in contesti tradizionalmente dominati dagli uomini, dimostrando che i limiti sono spesso autoimposti e che la vera forza risiede nella capacità di superare le avversità con intelligenza e coraggio.