Rispetto per la montagna: un appello all'etica e alla responsabilità
Ati vandalici nelle Terre Alte del Cadore: un gesto di inciviltà e pericolo
Le montagne, custodi di storie e silenzi, sono tornate ad essere teatro di azioni incomprensibili e distruttive. Recentemente, nel cuore delle maestose Marmarole, alcuni bivacchi d'emergenza – precisamente il Fratelli Toso e il Musatti, entrambi sotto la gestione del CAI Venezia e situati nel territorio comunale di Auronzo di Cadore – sono stati oggetto di atti vandalici. La Sezione Cadorina del CAI Auronzo ha denunciato, con profondo disappunto, il saccheggio dei cosiddetti “libri del bivacco”, dove intere pagine sono state strappate e distrutte. Questo gesto non solo rappresenta un danno culturale irreparabile, ma anche una grave minaccia per la sicurezza di alpinisti ed escursionisti che contano su questi registri come strumento di tracciabilità e comunicazione in caso di emergenza.
L'indignazione della comunità: un coro di voci contro il degrado
La reazione della comunità montana e del pubblico in generale non si è fatta attendere. Sui social media, la denuncia del CAI ha scatenato un'ondata di sdegno e incredulità. Il termine “VERGOGNA!” è risuonato come un grido di dolore collettivo, esprimendo il profondo disagio per l'atteggiamento irrispettoso e incivile di alcuni frequentatori delle montagne. L'ipotesi più accreditata è che le pagine dei quaderni, custodi di testimonianze e firme di generazioni di alpinisti, siano state utilizzate per accendere fuochi o fornelletti. Un atto di disprezzo che non solo denota una totale mancanza di sensibilità verso il valore storico e sentimentale di questi luoghi, ma ignora anche il loro fondamentale ruolo di sicurezza: i registri, infatti, sono vitali per le operazioni di ricerca e soccorso in caso di dispersione.
Un problema diffuso: i bivacchi bersaglio di ripetuti abusi
Gli episodi vandalici nelle Marmarole non sono un caso isolato, ma si inseriscono in un contesto più ampio di degrado che colpisce le strutture ricettive in quota. Il Gazzettino ha evidenziato come anche il bivacco Voltolina, in Val de Mez a San Vito di Cadore, sia stato preso di mira. Queste strutture, spesso situate oltre i duemila metri lungo percorsi impegnativi come l'Alta Via n. 5, sono diventate bersaglio di atti ripetuti: oltre alla distruzione dei registri, si sono verificati furti e danneggiamenti agli arredi interni, come materassi gettati all'esterno e finestre scardinate. Di fronte a questa escalation, il presidente del CAI Venezia, Daniele Bortolozzi, ha annunciato la valutazione di azioni legali e, più drasticamente, la rimozione degli arredi dai bivacchi per prevenire ulteriori danni e dissuadere i vandali.
La montagna: un patrimonio da proteggere, non da distruggere
Nonostante gli sforzi incessanti delle associazioni alpinistiche e degli enti di tutela per promuovere un'etica della montagna basata sul rispetto e la responsabilità, i comportamenti incivili persistono. Nonostante la massiccia diffusione di informazioni e linee guida attraverso ogni canale – dai vademecum ai social media – i bivacchi continuano ad essere vittime di un degrado inspiegabile. Questi luoghi, pensati come rifugi essenziali in situazioni di emergenza, vengono talvolta confusi con spazi per festeggiamenti o abbandonati senza cura. È fondamentale che ogni frequentatore delle Terre Alte comprenda il vero significato e la funzione di un bivacco: un ambiente spartano di ricovero temporaneo, non una destinazione o un luogo dove lasciare segni di incuria. La conseguenza di tali comportamenti, come avverte il CAI di Auronzo, potrebbe essere la chiusura progressiva di queste preziose strutture, o la loro trasformazione in spazi accessibili solo su prenotazione, limitando l'esperienza e la libertà di accesso a tutti.