Un comportamento singolare e distruttivo si sta diffondendo tra le maestose cime delle Dolomiti, portando alla ribalta una questione che va oltre il semplice incivismo: la "serialità" degli atti vandalici contro i registri di vetta. Quella che inizialmente sembrava una singola mancanza di rispetto, si è trasformata in una preoccupante successione di episodi che attirano l'attenzione sulla crescente maleducazione in alta quota.
Cronaca degli eventi: Pagine strappate e messaggi enigmatici
La vicenda ha avuto inizio in agosto, quando il Club Alpino Italiano (CAI) di Auronzo ha denunciato il danneggiamento dei registri di presenza nei bivacchi di emergenza Fratelli Toso e Musatti. Le pagine erano state strappate, e l'ipotesi iniziale era che fossero state usate per accendere fuochi, un gesto di disprezzo per la conservazione di questi importanti documenti.
Tuttavia, il problema non si è limitato a episodi isolati. Nelle Dolomiti bellunesi, in luoghi come la Schiara e il bivacco Sperti (gestito dal CAI di Belluno), si sono verificati altri danneggiamenti simili. A distinguere questi nuovi casi è stata la scoperta di messaggi manoscritti, lasciati dai vandali. Un esempio di queste missive, condiviso dall'escursionista Gino Da Vià sul gruppo Facebook "Schiara. Montagna regina", recita con grafia incerta e punteggiatura irregolare: "Vaga errante per valli e montagne il cuore divoratto per la pena fuggendo delle tracce, orme, impronte, rifiuti degli inhuman dell'uomo/della donna… Non esportare la vita della città alla natura, porta la tua traccie e non lasciare nè la tua traccie…"
Questi scritti, carichi di slanci pseudo-ecologisti, contengono un messaggio paradossale: invitano a non lasciare "tracce" umane, ma al tempo stesso sono essi stessi una "traccia" di distruzione. Il presidente del CAI di Belluno, Alberto Gris, ha assicurato che sono in corso indagini approfondite per porre fine a questa serie di atti vandalici che minacciano l'integrità dei libri di vetta, fondamentali anche per la sicurezza degli escursionisti, fungendo da presidio in caso di smarrimento o emergenze.
Riflessioni: Un appello al dialogo e al rispetto reciproco
Questi episodi sollevano interrogativi profondi. Perché i responsabili non scelgono canali di comunicazione diretti per esprimere il proprio disagio o le proprie idee? La distruzione di questi registri, che custodiscono memorie e sono un punto di riferimento vitale per il Soccorso Alpino, appare un gesto incomprensibile e controproducente. La montagna, spesso vista come un rifugio di silenzio e solitudine, è e deve rimanere un luogo di dialogo e rispetto reciproco. È essenziale promuovere una cultura che valorizzi non solo la conservazione della fauna selvatica, ma anche una convivenza armoniosa tra i frequentatori dei sentieri.
È un richiamo urgente a comprendere le motivazioni dietro questi gesti di "disagio" per trovare soluzioni condivise. Solo così si potrà garantire che la montagna rimanga un bene comune, vissuto con passione e rispetto da tutti.