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Calderoli Annuncia Oltre 200 Milioni All'Anno per i Comuni Montani

Il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha illustrato i dettagli della nuova legislazione sulla montagna, un provvedimento che mira a sostenere e rivitalizzare le comunità delle terre alte. La legge prevede un significativo stanziamento di risorse, superando i 200 milioni di euro all'anno a partire dal 2023, con l'obiettivo principale di contrastare lo spopolamento, migliorare i servizi essenziali e incentivare l'insediamento di nuove famiglie e attività economiche. Durante il convegno 'La montagna del futuro', tenutosi a Berzo Demo, in provincia di Brescia, il ministro ha evidenziato le molteplici opportunità offerte dalla normativa, toccando anche la questione della riclassificazione dei comuni montani e l'attuazione dell'autonomia differenziata.

La nuova legge sulla montagna introduce diversi strumenti per promuovere la residenza e lo sviluppo nelle aree montane. Tra le misure più rilevanti spiccano gli incentivi per professionisti essenziali come medici e insegnanti, che potranno beneficiare di crediti d'imposta per l'acquisto o l'affitto di un'abitazione nei comuni montani. Questo capitolo di spesa è particolarmente consistente, con 40 milioni di euro destinati alla sanità e 20 milioni all'istruzione. Inoltre, per i giovani che decidono di investire nel futuro delle montagne, sono previsti 16 milioni di euro per l'acquisto di una casa e ulteriori 20 milioni se scelgono di avviare un'attività economica locale. Non manca un'attenzione speciale ai nuovi nati, con 5 milioni di euro dedicati a bonus per le famiglie residenti nei piccoli comuni montani, e un investimento di oltre 18 milioni per favorire lo smart working, riconoscendo la flessibilità come un fattore chiave per l'attrattività di queste zone.

Un altro aspetto cruciale affrontato dalla nuova normativa è la revisione della classificazione dei comuni montani. Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 luglio, aggiorna criteri obsoleti, risalenti a oltre settant'anni fa, che avevano portato a includere nella categoria anche grandi centri urbani con scarsa vocazione montana, come Roma e Bologna. Con la nuova definizione, il numero di comuni montani a livello nazionale è sceso da oltre 4.000 a circa 3.700. Nella provincia di Brescia, ad esempio, sono 98 i comuni che rientrano nella nuova classificazione, mentre cinque località – Gussago, Salò, Roè Volciano, Iseo e Montisola – hanno perso lo status precedente. Questa operazione di riordino è stata giudicata necessaria dal Ministro Calderoli per assicurare che le risorse destinate alla montagna siano effettivamente impiegate per sostenere i territori che presentano reali caratteristiche montane, pur riconoscendo che la decisione ha generato dibattiti in diverse regioni. Il ministro ha altresì menzionato la questione irrisolta delle aree interne, che, pur non rientrando nei nuovi criteri di classificazione montana, spesso affrontano problematiche simili di isolamento e carenza di servizi. Per queste aree, la competenza ricade sul Ministero per gli Affari Europei, e sono in corso discussioni per trovare soluzioni appropriate e condivise.

Durante l'incontro è stata anche discussa l'implementazione dell'autonomia differenziata. Il Ministro Calderoli ha riferito che il Senato ha già approvato gli atti di indirizzo relativi agli schemi di intesa, i quali passeranno ora all'esame della Camera. Questi testi dovranno poi essere ratificati dalle Regioni e trasformati in progetti di legge per l'approvazione finale del Parlamento. Calderoli ha descritto il processo come una "salita al Golgota", ma ha ribadito la sua determinazione a portarlo a termine. Infine, il ministro ha riproposto l'idea di reintrodurre l'elezione diretta dei presidenti e dei consigli provinciali. Questo progetto, inizialmente sostenuto da un ampio consenso, ha incontrato delle difficoltà. L'obiettivo è quello di ridare alle Province piena legittimazione politica e risorse finanziarie adeguate per gestire efficacemente competenze fondamentali, in particolare la manutenzione delle strade e degli edifici scolastici. Calderoli ha concluso sottolineando l'importanza di fornire i fondi necessari per queste responsabilità, evidenziando le attuali difficoltà degli enti provinciali nella gestione delle infrastrutture.

In sintesi, l'impegno del governo attraverso la nuova legge sulla montagna e le iniziative correlate mira a infondere nuova linfa nelle comunità montane, creando un quadro normativo e finanziario più favorevole al loro sviluppo. Attraverso incentivi mirati e una revisione dei criteri di classificazione, si cerca di affrontare lo spopolamento e di garantire servizi essenziali, ponendo le basi per un futuro più prospero e sostenibile per queste aree.