Chiara Ferragni, celebre influencer, ha condiviso con i suoi milioni di follower un'esperienza spaventosa vissuta durante la sua avventura in Perù. Dopo aver scalato la suggestiva Montagna Arcobaleno, conosciuta come Vinicunca, che si erge a oltre 5.000 metri sulle Ande, ha manifestato un improvviso malore. L'episodio, che l'ha costretta a ricorrere a una maschera d'ossigeno, è avvenuto non in vetta, ma diverse ore dopo, una volta rientrata a Cusco, città situata a circa 3.350 metri di quota. Qui, dopo aver cenato, ha avvertito una forte ondata di calore, seguita da una sensazione di intorpidimento fisico e da gravi difficoltà respiratorie, culminate in un attacco di panico. Fortunatamente, l'intervento rapido con l'ossigeno fornito dall'hotel ha migliorato le sue condizioni, permettendole di riprendersi il giorno seguente e di lasciare Cusco per Lima, tranquillizzando così i suoi fan.
Questo incidente mette in luce un aspetto cruciale del mal di montagna acuto, noto come AMS (Acute Mountain Sickness), che non sempre si manifesta immediatamente durante l'escursione. Come suggerito dagli esperti e dal CDC statunitense, i sintomi possono comparire tra due e dodici ore dopo aver raggiunto quote elevate o dopo un ulteriore aumento dell'altitudine. Anche se l'allenamento fisico è importante, non garantisce l'immunità all'AMS; fattori come la velocità di ascesa, l'altitudine raggiunta e la capacità individuale di acclimatamento giocano un ruolo fondamentale. L'organismo necessita di tempo per abituarsi alla ridotta pressione parziale dell'ossigeno a quote elevate, con un'acclimatamento completo che può richiedere diversi giorni, anche a 5.000 metri.
La vicenda di Ferragni serve da monito per tutti gli appassionati di montagna: la prevenzione del mal di montagna è essenziale e passa attraverso una salita graduale. Oltre i 3.000 metri, le linee guida internazionali raccomandano di aumentare progressivamente l'altitudine di pernottamento e di dedicare giornate all'acclimatamento. In alcuni casi, possono essere presi in considerazione farmaci come l'acetazolamide, ma sempre sotto consiglio medico e in base all'itinerario e alle condizioni personali. È cruciale non sottovalutare mai i sintomi e, in caso di peggioramento nonostante il riposo, la discesa è l'unica soluzione efficace. Segnali come difficoltà respiratorie a riposo, perdita di coordinazione o confusione indicano una situazione grave che richiede un'azione immediata. L'esperienza di Chiara Ferragni, seppur risolta positivamente, sottolinea che anche chi si sente bene in alta quota non è al riparo dagli effetti dell'altitudine, e che la consapevolezza e il rispetto per la montagna sono indispensabili per avventure sicure e memorabili.