Tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, la cinematografia italiana ha frequentemente posto la montagna al centro delle sue narrazioni natalizie, in particolare attraverso i cosiddetti "cinepanettoni". Questi film, pur non essendo documentari alpinistici o epopee montane, hanno ritratto le località sciistiche come palcoscenici per un'aristocrazia urbana che vi soggiornava per un consumo rapido e superficiale. Questa rappresentazione creava un marcato contrasto tra l'idea di una montagna come luogo di permanenza e riflessione e una montagna intesa come mero sfondo per un divertimento effimero. Queste produzioni cinematografiche, destinate a essere un appuntamento fisso per il pubblico durante le festività, esasperavano le abitudini di un ambiente montano esclusivo, distante dall'autenticità e dalla semplicità della vita alpina tradizionale.
I "cinepanettoni" sono nati per enfatizzare una realtà ricca di luoghi comuni, ma, a ben riflettere, la divisione tra queste due visioni estreme della montagna persiste ancora oggi, spingendo la politica a intervenire per garantire servizi essenziali spesso carenti nelle aree montane. Oggi, con un turismo in continua evoluzione e crescita, che si estende anche a sentieri meno battuti e non si limita più ai grandi comprensori d'élite, assistiamo a fenomeni di "turismo di massa" con picchi di presenze concentrate nel tempo e nello spazio. La riscoperta di questi film offre interessanti spunti sociologici, invitandoci a riflettere su che tipo di montagna desideriamo per il futuro. Nonostante il loro richiamo si sia attenuato, i cinepanettoni continuano a essere prodotti, proponendo una narrazione di una montagna che sembra immutata e anacronistica. Tuttavia, rivederli oggi, specialmente durante le calde settimane estive, rappresenta un'occasione per sorridere e rinfrescare la mente attraverso le nevicate cinematografiche, stimolando una riflessione sul reale significato della montagna contemporanea.
Per approfondire questa dicotomia, si suggeriscono tre "cinepanettoni" ambientati a Cortina d'Ampezzo. Si inizia con "Vacanze di Natale" del 1983, che immortala la trasformazione di Cortina in un palcoscenico per la borghesia urbana, dove il paesaggio alpino funge da semplice cornice per l'ostentazione sociale. Si prosegue con "Vacanze di Natale a Cortina" del 2011, che narra l'esasperazione del turismo "mordi-e-fuggi" e l'esibizionismo social in un'epoca più moderna, sollevando interrogativi sullo spazio rimanente per il silenzio e il rispetto della natura. Infine, "Cortina Express", un "cinepanettone" più recente del 2024, ripropone i classici cliché montani, lasciando intendere che, oltre alla commedia, anche una visione consumistica delle località montane possa essere rimasta ancorata a modelli superati. Questi film, pur nella loro leggerezza, offrono uno spaccato interessante su come la montagna sia stata percepita e vissuta, spingendo a una riflessione più profonda sul nostro rapporto con l'ambiente alpino e sul futuro del turismo sostenibile. Attraverso il loro umorismo e le loro esagerazioni, ci invitano a considerare il valore intrinseco della montagna al di là delle mode e del consumo.