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Cinque Comuni Piemontesi Richiedono l'Estensione nel Parco Nazionale Gran Paradiso

Recentemente, dal Piemonte è giunta una notizia che evidenzia un approccio non convenzionale. Spesso, le zone protette sono percepite come ostacoli allo sviluppo locale, a causa di normative stringenti e di un'enfasi eccessiva sulla conservazione naturale, a discapito delle attività produttive. Tuttavia, da anni, gli enti gestori si sforzano di dimostrare che un parco non ha l'obiettivo di danneggiare le comunità locali a favore della flora e della fauna, ma piuttosto di promuovere una coesistenza armoniosa e duratura tra le diverse necessità.

La conservazione e la promozione dell'economia locale sono pilastri fondamentali delle aree naturali protette. Oltre a salvaguardare le pratiche tradizionali, come quelle rurali e agro-silvo-pastorali, l'istituzione di un parco genera un notevole afflusso di turisti. Un parco, quindi, non si limita a sottrarre, ma è un'entità che apporta valore e opportunità ai territori. Questa consapevolezza è alla base della decisione di cinque municipalità piemontesi che hanno formalmente chiesto di unirsi, o di espandere la loro superficie, all'interno del Parco Nazionale Gran Paradiso (PNGP).

L'Iniziativa dei Comuni Piemontesi per l'Ampliazione del Parco

La proposta di espansione del Parco Nazionale Gran Paradiso è stata oggetto di discussione in una recente sessione della Commissione Ambiente del Consiglio regionale del Piemonte. Questo evento, presieduto da Sergio Bartoli, è stato convocato a seguito di una richiesta presentata dal consigliere Roberto Ravello. All'incontro hanno partecipato figure chiave del Parco Nazionale del Gran Paradiso, tra cui il presidente Mauro Durbano e la direttrice ad interim Sonia Calderola, affiancati da rappresentanti delle municipalità coinvolte: i sindaci Igor De Santis (Ingria), Guido Bellardo Gioli (Ribordone) e Giuseppe Giacomelli (Groscavallo), insieme alla vicesindaca Maria Cristina Cerutti Dafarra. Questa iniziativa è particolarmente significativa, poiché rappresenta un caso unico nei 104 anni di storia del Parco, indicando un cambiamento positivo nella percezione dei benefici derivanti dall'inclusione in un'area protetta.

La richiesta presentata dai comuni piemontesi è storica per il Parco. Nello specifico, Groscavallo intende destinare 4.000 ettari al parco, coprendo così oltre il 43% del suo territorio comunale. Pont Canavese propone 567 ettari (29% del suo territorio), Sparone 407 ettari (13%) e Ingria 177 ettari (12%). A questi si aggiunge Ribordone, che già include 2.300 ettari all'interno dell'area protetta e chiede di aggiungerne altri 3.300, portando così il 75% della sua superficie comunale sotto la protezione del parco. Il presidente del Parco, Mauro Durbano, ha sottolineato l'importanza di questo segnale, evidenziando come, se approvata dal Ministero dell'Ambiente, questa espansione aumenterà la superficie del parco più antico d'Italia di 8.463 ettari, pari a un incremento del 12% rispetto alle dimensioni attuali, consolidando l'impegno dei comuni nella tutela del territorio.

Un Patto per la Sostenibilità: Comuni e Parco in Collaborazione

Come evidenziato dal presidente della Commissione Sergio Bartoli, l'aspetto più rilevante di questa iniziativa risiede nel fatto che la richiesta proviene spontaneamente dalle comunità e dalla volontà politica delle amministrazioni locali. Questo dimostra una rinnovata fiducia nella capacità dell'area protetta di bilanciare la conservazione ambientale con lo sviluppo socio-economico. Il processo di approvazione, che ha già ricevuto il parere favorevole dell'Ispra dal punto di vista ecologico e attende il confronto in Conferenza Stato-Regioni, prevede un impegno prioritario nella definizione di una zonizzazione che tenga conto delle attività agro-pastorali. Il dialogo intrapreso con enti come Arpea mira a garantire la compatibilità tra la salvaguardia degli habitat naturali, il pascolo e l'accesso ai contributi agricoli, fornendo linee guida chiare a coloro che vivono e lavorano nelle aree montane. Bartoli ha sottolineato che la protezione dell'ambiente si rafforza attraverso la partecipazione di agricoltori, allevatori, operatori economici e amministratori, e che sono necessarie regole chiare, attenzione alle attività esistenti e un dialogo aperto sulle eventuali sfide.

La richiesta dei cinque comuni torinesi rappresenta un nuovo capitolo nella storia centenaria del Parco Nazionale Gran Paradiso, il più antico d'Italia, istituito il 3 dicembre 1922 per tutelare fauna, flora e formazioni geologiche di pregio. Originariamente creato per salvare dall'estinzione lo stambecco alpino, simbolo del parco, l'ente ha visto una gestione strutturata a partire dal 1947 sotto la direzione di Renzo Videsott. Attualmente, l'area protetta si estende per oltre 70.000 ettari, equamente suddivisi tra Piemonte e Valle d'Aosta, sviluppandosi attorno alla cima del Gran Paradiso (4.061 m). Il parco include 13 comuni (6 piemontesi e 7 valdostani) e ospita circa 8.400 abitanti complessivi, di cui 300 residenti all'interno dei confini reali dell'area protetta. Questi numeri sono destinati a crescere se il processo di espansione verrà completato, rafforzando ulteriormente il ruolo del parco come modello di sviluppo sostenibile e di integrazione tra uomo e natura."