A una sola settimana dalla proclamazione dei vincitori delle singole categorie e dei due ambìti premi assoluti (Grand Title e Young Grand Title) della 62ª edizione del Wildlife Photographer of the Year, il più importante riconoscimento nel campo della fotografia naturalistica mondiale, l'attesa cresce. Questo prestigioso concorso, ideato e gestito dal rinomato Natural History Museum di Londra, culminerà con l'inaugurazione di una storica esposizione nella sua sede principale di South Kensington, che, dal 16 ottobre 2026 all'11 luglio 2027, presenterà al pubblico le 100 immagini premiate del 2026. In attesa del verdetto finale della giuria internazionale, possiamo già ammirare alcune delle straordinarie fotografie che saranno protagoniste della mostra.
I Riflettori sul Wildlife Photographer of the Year: Un Fenomeno Globale
Nato nel 1965 come una semplice competizione fotografica promossa dalla rivista Animals Magazine (poi divenuta BBC Wildlife), con soli 361 partecipanti, l'evento si è trasformato nel tempo in un fenomeno di portata mondiale. Oggi, il concorso riceve annualmente oltre 45.000 scatti da ogni angolo del globo, accogliendo fotografi di ogni livello, dai professionisti agli amatori, che si dedicano alla natura sia urbana che selvaggia. Il fulcro del concorso è la promozione di una narrazione etica e autentica della natura. Attraverso diverse categorie, che spaziano dalla fauna alla flora, dai comportamenti animali agli ecosistemi subacquei, il Wildlife Photographer of the Year si propone di “raccontare la storia di un pianeta sotto pressione”, come evidenziato sul sito ufficiale dell'iniziativa. L'obiettivo primario è utilizzare il potere evocativo dell'immagine per incentivare la ricerca scientifica, sensibilizzare sulle emergenze ambientali e diffondere un profondo impegno verso la conservazione. Come affermato dal Dr. Doug Gurr, direttore del Natural History Museum, “In un periodo in cui la natura è sottoposta a pressioni senza precedenti, queste fotografie ci rammentano sia ciò che è in pericolo sia ciò che merita di essere salvaguardato. Sarà impossibile lasciare la mostra senza un rinnovato stupore per il nostro straordinario pianeta”. L'edizione precedente ha visto gareggiare più di 60.000 immagini, con il fotografo sudafricano Wim van den Heever che si è aggiudicato il titolo assoluto con “Ghost Town Visitor”, una suggestiva immagine di una iena bruna tra le rovine di Kolmanskop, Namibia. Un trionfo italiano ha caratterizzato il 2025: Andrea Dominici è stato insignito del premio Young Wildlife Photographer of the Year con “Dopo la distruzione”, uno scatto commovente realizzato sui Monti Lepini che raffigura un coleottero dalle lunghe corna in un contesto di macchinari abbandonati, simbolo di resilienza e del delicato equilibrio ecologico.
Anteprima delle Meraviglie della 62ª Edizione del Wildlife Photographer of The Year
I 100 scatti selezionati per l'esposizione del 2026-2027 sono stati scelti da una prestigiosa giuria internazionale tra un numero record di ben 65.403 candidature, provenienti da 121 paesi e territori. Kathy Moran, presidente della giuria, ha lodato l'eccezionale qualità delle opere, affermando: “Ogni anno penso che i lavori presentati non possano superare quelli dell'edizione precedente e ogni anno vengo smentita”. Non solo qualità, ma anche contenuti di alto livello, come sottolineato da Bill Huffman, CEO di Nuveen (sponsor principale): “Siamo entusiasti di celebrare il talento e la creatività dei partecipanti di quest'anno. Ogni opera offre una prospettiva unica e ci invita a riflettere su temi complessi, incluso il profondo legame tra l'uomo e la natura. Insieme al Natural History Museum, celebriamo il potere della narrazione visiva per stimolare la curiosità, promuovere la tutela dell'ambiente e coltivare un maggiore rispetto per il pianeta che condividiamo”. Il Natural History Museum di Londra ha condiviso in anteprima alcuni scatti rappresentativi, offrendo un assaggio della diversità e dell'intensità di questa edizione. Tra questi, spicca l'opera del norvegese Audun Rikardsen, “Icy Window”, che mostra l'Artico dal punto di vista di una foca, con un orso polare che scruta curioso attraverso un foro nel ghiaccio marino. Rikardsen ha impiegato una fotocamera subacquea con sensore di movimento, attendendo otto ore dopo aver individuato le tracce del predatore. Ernest Porter, con “Mutual Friends”, cattura un tenero momento di simbiosi in Africa, dove un bufaga dal becco rosso si pulisce contro la pelle di un rinoceronte bianco, animale che in swahili è chiamato “guardia del rinoceronte” per il suo ruolo di allarme. La statunitense Allegra Hutton, con “Up a Tree without a Squirrel”, gioca sui contrasti in bianco e nero per illustrare le difficoltà dei giovani felini, immortalando un leopardo che cerca goffamente di inseguire uno scoiattolo in un albero nel Delta dell'Okavango, un tentativo destinato a finire con un imbarazzato ritiro. Loren Elliott, con “Pooltime Pastime”, documenta la complessa coesistenza tra fauna selvatica e centri urbani, ritraendo un orso nero che si rinfresca in una piscina residenziale a Los Angeles. Questa carrellata di bellezze naturali prepara all'imminente annuncio dei vincitori di categoria e dei titoli assoluti, che saranno svelati il prossimo 13 ottobre durante la cerimonia ufficiale, condotta dai divulgatori e ambientalisti Chris Packham e Megan McCubbin e trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube del Natural History Museum.
Questo evento non è solo un'opportunità per ammirare scatti mozzafiato, ma rappresenta un potente strumento di riflessione. Ogni fotografia racconta una storia, un frammento di vita selvaggia che ci interpella sul nostro rapporto con l'ambiente. È un invito a considerare la fragilità della natura e l'importanza della conservazione. Come ha sottolineato il direttore del museo, il visitatore non potrà che uscirne con un rinnovato senso di meraviglia e un maggiore rispetto per il nostro pianeta. Il concorso è un ponte tra arte, scienza e attivismo, che ci spinge a essere più consapevoli e responsabili verso il mondo che ci circonda. È una celebrazione della vita in tutte le sue forme e un monito a proteggerla.