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Controversia in Trentino: la caccia al cinghiale con l'arco scatena un acceso dibattito

Il 2026 è un anno emblematico per il dibattito sulla gestione faunistica, con una nuova normativa nazionale in discussione e, a livello locale, l'introduzione in Trentino di una controversa pratica: la caccia al cinghiale con arco e frecce. Questa scelta, definita scherzosamente "Ordinanza Robin Hood" per la sua peculiarità, è stata motivata dalla necessità di controllare i cinghiali che causano danni alle coltivazioni e per contenere la diffusione della peste suina africana. La Provincia Autonoma di Trento ha stabilito che l'arco potrà essere utilizzato a titolo sperimentale dal 2027 da cacciatori specificamente abilitati, considerandolo un'alternativa alle armi da fuoco in contesti sensibili per altre specie. Inoltre, è stato introdotto il "controllo mirato", che permette al Corpo Forestale del Trentino di coinvolgere direttamente i cacciatori abilitati, anche al di fuori dei consueti orari e periodi di caccia, in particolare nelle aree a "densità zero".

Tuttavia, la decisione ha scatenato una veemente opposizione da parte delle associazioni animaliste, tra cui ENPA, LEAL e OIPA. Queste organizzazioni contestano aspramente l'uso dell'arco, definendolo "crudele e profondamente sbagliato", in quanto aumenterebbe le sofferenze degli animali. Secondo gli animalisti, gli animali feriti da una freccia potrebbero subire una lunga agonia e diventare pericolosi per escursionisti e ciclisti. Le sigle mettono in discussione anche l'efficacia del metodo, citando studi che indicano un elevato "wounding rate" (percentuale di animali colpiti ma non recuperati) con l'arco, significativamente superiore rispetto alle armi da fuoco. Viene evidenziato che la precisione e la letalità dell'arco dipendono fortemente dall'abilità del tiratore e che la lentezza della freccia, unita a fattori esterni come il vento, aumenta il rischio di ferimenti non letali. La distanza massima di tiro fissata a 50 metri è giudicata eccessiva e la silenziosità dell'arma, se da un lato evita lo spavento della fauna, dall'altro rende difficile il controllo di eventuali illeciti o atti di bracconaggio.

In questo scenario di accese polemiche, è fondamentale ricercare un equilibrio tra le necessità di salvaguardia dell'agricoltura e la prevenzione sanitaria, e il rispetto per la vita animale. La gestione della fauna selvatica richiede soluzioni ponderate e basate su solide basi scientifiche, che minimizzino la sofferenza e garantiscano la sicurezza di tutti. Le istituzioni sono chiamate a considerare alternative non cruente, come la prevenzione agricola e i piani di sterilizzazione, investendo in strategie innovative ed eticamente sostenibili. Solo attraverso un dialogo costruttivo e una visione lungimirante sarà possibile trovare approcci efficaci e condivisi per affrontare le sfide poste dalla convivenza tra uomo e natura.