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Controversie sul Dhaulagiri: Le Spedizioni Commerciali Contro la Sospensione delle Corde Fisse

La stagione alpinistica autunnale sul maestoso Dhaulagiri si è conclusa senza alcuna vetta raggiunta, ma il suo epilogo è stato segnato da un'ondata di controversie. Al centro del dibattito vi è la decisione di interrompere i lavori di equipaggiamento della via normale oltre Campo 3, una scelta che ha, di fatto, precluso la possibilità di raggiungere la cima per la maggior parte delle spedizioni commerciali presenti sulla montagna.

Dettagli della Controversia sul Dhaulagiri

Secondo quanto riportato da ExplorersWeb, circa venti clienti, provenienti da diverse agenzie, si trovavano nei campi superiori in attesa del completamento dell'installazione delle corde fisse. Il team responsabile aveva già attrezzato la via per circa 400 metri oltre Campo 3, ma nei giorni successivi i lavori sono stati sospesi. Questa interruzione ha costretto le squadre a rientrare al campo base, sancendo la fine del loro tentativo di vetta.

Le giustificazioni fornite dagli organizzatori si basano principalmente su questioni di sicurezza. Chhang Dawa Sherpa, direttore delle spedizioni per Seven Summit Treks, ha citato il vento impetuoso e l'accresciuto rischio di valanghe come motivazioni decisive per lo stop. Una spiegazione simile è giunta da Makalu Lakpa Sherpa, leader della 14 Peaks Expedition, il quale ha evidenziato come, dopo le forti raffiche del 10 ottobre, le condizioni della neve fossero diventate estremamente instabili, aumentando la probabilità di valanghe a lastroni.

Anche Lakpa Sherpa, amministratore delegato di 8K Expeditions, ha confermato alla stampa nepalese la pericolosità delle condizioni oltre Campo 3. Ha specificato che le recenti nevicate avevano innalzato il rischio di valanghe sopra i 7.400 metri, mentre i venti incessanti avrebbero reso ogni tentativo ulteriormente arduo.

Tuttavia, non tutti sono convinti dell'ineluttabilità di tale decisione. Alcuni dei clienti in attesa nei campi alti hanno sollevato dubbi, in particolare l'australiano Paul Clarke, che aveva trascorso cinque giorni a Campo 2. Clarke ha criticato soprattutto la tempistica dello stop, sostenendo che le condizioni di forte vento erano note da giorni e che una successiva finestra meteorologica avrebbe potuto permettere una nuova valutazione della situazione.

Una posizione analoga è stata espressa da Vincere Zeng, alpinista di Singapore con sette Ottomila all'attivo. Il suo gruppo era rimasto a Campo 2 proprio per attendere la fine della fase più ventosa e aveva pianificato di muoversi durante la finestra favorevole dell'11-12 ottobre. Zeng ha enfatizzato che il problema non era la possibile rinuncia alla vetta per condizioni insicure, bensì il fatto che la spedizione sia stata dichiarata conclusa prima che tali condizioni potessero essere nuovamente verificate sul terreno.

Alcuni alpinisti hanno ipotizzato che la decisione di sospendere i lavori di preparazione della via sia stata presa in seguito al ritiro di alcuni clienti di alto profilo delle maggiori agenzie nepalesi, suggerendo una diminuzione della motivazione a proseguire. Questa lettura, tuttavia, è stata fortemente contestata dagli operatori, che continuano a ribadire che le ragioni erano esclusivamente legate alla sicurezza.

Questa vicenda mette in luce una questione più ampia nell'alpinismo commerciale sugli Ottomila. Quando molteplici spedizioni dipendono da un unico gruppo incaricato di attrezzare la via, la scelta di interrompere i lavori non impatta solo i clienti di quell'operatore, ma può pregiudicare le possibilità di salita di tutte le squadre presenti sulla montagna. Sul Dhaulagiri, una volta che il principale team di fissaggio si è ritirato, le spedizioni più piccole non avevano più le risorse necessarie per procedere autonomamente.

Nelle ultime ore, la maggior parte degli alpinisti ha già lasciato il campo base. Dopo il Manaslu, il Dhaulagiri diventa così il secondo Ottomila nepalese a chiudere questa stagione autunnale senza alcuna ascesa alla vetta.

Nonostante le difficoltà incontrate dalle spedizioni commerciali, lo sciatore estremo polacco Andrzej Bargiel rimane sul Dhaulagiri, con il suo team di supporto, per tentare la discesa con gli sci senza l'ausilio di ossigeno supplementare. Dopo aver già completato una rotazione di acclimatazione raggiungendo i 7.000 metri e sciando fino al campo base, la sua presenza mantiene viva la speranza di un successo sulla settima montagna più alta della Terra. Resta da vedere se le condizioni che hanno costretto al ritiro le altre spedizioni si stabilizzeranno sufficientemente da permettere a Bargiel di realizzare la sua straordinaria impresa o se anche lui dovrà cedere di fronte alla potenza del Dhaulagiri.