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Crisi Climmatica: Allarme Rosso per i Ghiacciai Alpini nel 2026

Il 2026 si profila come un annus horribilis per le maestose formazioni glaciali alpine. Questa preoccupante constatazione emerge chiaramente dal rapporto conclusivo della settima edizione della 'Carovana dei Ghiacciai', un'iniziativa di portata internazionale promossa da Legambiente e CIPRA Italia, con il supporto scientifico della Fondazione Glaciologica Italiana. La spedizione, che si è svolta dal 17 agosto al 3 settembre, ha attraversato l'arco alpino, monitorando da vicino lo stato di salute di numerosi ghiacciai, dal Monte Bianco al Monviso, rivelando un quadro desolante di sofferenza ambientale.

Il Drammatico Declino dei Giganti di Ghiaccio delle Alpi

Durante l'estate del 2026, la 'Carovana dei Ghiacciai' ha intrapreso un viaggio di monitoraggio cruciale attraverso le Alpi, da metà agosto ai primi giorni di settembre. Le tappe hanno incluso il massiccio del Monte Bianco, sia sul versante francese che su quello italiano, il Ghiacciaio dei Forni in Lombardia, il Ghiacciaio del Montasio in Friuli Venezia Giulia e il Monviso in Piemonte. Gli esperti, tra cui Valter Maggi e Marco Giardino della Fondazione Glaciologica Italiana, hanno osservato con allarme la grave condizione degli ecosistemi d'alta quota, compromessi da una serie di fattori climatici avversi. Tra questi, le precipitazioni nevose insufficienti, periodi prolungati di siccità e temperature eccezionalmente elevate, con lo zero termico che ha superato più volte i 4.800-5.000 metri. A questi si aggiungono oltre 70 eventi meteorologici estremi registrati nelle regioni alpine dall'inizio dell'anno, secondo i dati dell'Osservatorio CittàClima. Questa combinazione letale sta inesorabilmente accelerando lo scioglimento dei ghiacciai, trasformando la deglaciazione in un processo strutturale e visibile in tempo reale.

Le ricerche condotte dalla Carovana hanno fornito prove tangibili del drammatico processo di ritiro glaciale. Tra la metà dell'Ottocento e il 2015, le Alpi hanno visto una riduzione del 57% della loro superficie e del 64% del volume totale. Dal 2000 in poi, l'accelerazione è stata ancora più marcata, con una velocità di fusione triplicata che ha causato la perdita del 39% del volume glaciale nell'Europa centrale. Le osservazioni dettagliate sui sette ghiacciai monitorati hanno rivelato situazioni allarmanti:

  • Adamello (Lombardia/Trentino): Questo colosso italiano ha registrato un impressionante ritiro di 265 metri del fronte glaciale tra il 2023 e il 2025.
  • Grande Motte (Francia): Nel comprensorio di Tignes, sopra i 3.000 metri, il ghiacciaio ha perso il 70% del suo volume dal 1982, portando alla formazione del Lac de Rosolin e rendendo lo sci estivo un ricordo.
  • Miage e Planpincieux (Valle d’Aosta – Monte Bianco): Sul versante italiano, il Ghiacciaio del Miage ha perso 15 metri di spessore frontale in sei anni, mentre il Planpincieux mostra uno scivolamento accelerato fino a due metri al giorno.
  • Ghiacciaio dei Forni (Lombardia): Il fronte è arretrato di 3 chilometri dall'inizio del secolo, con perdite giornaliere di spessore fino a 10 cm nelle giornate più calde. Questo ha un impatto diretto sul fiume Adda, di cui il ghiacciaio contribuisce fino al 50% della portata estiva.
  • Montasio (Friuli Venezia Giulia): Nonostante la sua storica resilienza, ha subito un massiccio crollo della parete superiore a fine agosto, proprio durante il passaggio della Carovana.
  • Coolidge Superiore (Piemonte – Monviso): Ormai ridotto a un glacionevato frammentato, mentre la parete Nord-Est del Monviso è costantemente interessata da frane.

Il ritiro dei ghiacciai non solo altera il paesaggio montano, favorendo la colonizzazione di nuove specie vegetali, ma destabilizza anche l'equilibrio idrico delle comunità a valle. La situazione del fiume Po, la cui portata è diminuita drasticamente in estate, è un chiaro esempio di come il destino delle vette e delle pianure sia intrinsecamente connesso.

Di fronte a questa crisi, Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, sottolinea l'urgenza di politiche di mitigazione e adattamento, sia in montagna che nelle aree urbane. La richiesta è chiara: una governance europea per i ghiacciai e le risorse idriche connesse, come ribadito anche da Vanda Bonardo di Legambiente e CIPRA Italia. L'acqua, risorsa vitale, non può più essere gestita solo in risposta alle emergenze, ma richiede una strategia integrata e lungimirante.