L'estate del 2026 ha posto in luce le vulnerabilità delle destinazioni montane più celebri delle Dolomiti, mostrando un'affluenza turistica tale da mettere sotto pressione le infrastrutture locali. Nonostante l'evidente successo del turismo outdoor, con migliaia di visitatori attratti dalla bellezza alpina, il fenomeno ha generato code interminabili, parcheggi insufficienti e disagi, suggerendo che il problema non sia il turismo in sé, ma la sua gestione e la comunicazione.
L'Affluenza Estiva e le Contromisure Adozione
Durante l'estate del 2026, numerose località dolomitiche, tra cui Seceda in Val Gardena, il Lago di Braies in Alto Adige e il Lago di Tovel in Trentino, hanno vissuto un'affluenza senza precedenti. Questo ha portato all'implementazione di misure straordinarie. In Val Gardena, sul sentiero panoramico del Seceda, è stato introdotto un punto cassa con un costo di 5 euro per l'accesso, dopo un precedente tentativo nel 2025. Per il Lago di Braies, dal 1° luglio al 15 settembre, l'accesso automobilistico è stato consentito solo previa prenotazione online e in fasce orarie specifiche, mentre l'accesso pedonale e ciclabile è rimasto libero. Al Lago di Tovel, la prenotazione online per parcheggio e navetta è diventata obbligatoria, con un sistema di controllo che deviava il traffico su aree esterne in caso di esaurimento dei posti. Queste iniziative mirano a gestire i flussi, sebbene sollevino interrogativi sull'accessibilità universale delle aree montane. La Provincia di Bolzano sta anche lavorando a una Zona a Traffico Limitato (ZTL) sul Passo Gardena, che prevederà 150 posti auto giornalieri prenotabili online a pagamento a partire dal 2027, con simulazioni già avviate nel settembre 2026.
Il successo di alcune località è stato amplificato dai social media, trasformandole in mete virali. Questo fenomeno ha generato file di escursionisti per prodotti tipici, come i krapfen al rifugio Friedrich August sul Col Rodella, a seguito di video che hanno spinto migliaia di persone verso questi luoghi. Tuttavia, l'eccessiva concentrazione di visitatori in un numero limitato di destinazioni, come dimostrato dai dati Istat del 2024 che indicano il 42,3% dei pernottamenti concentrati nei primi 50 comuni italiani, suggerisce che il problema non sia un sovraturismo generalizzato, ma una distribuzione non equilibrata dei flussi.
Per affrontare questa sfida, è essenziale ampliare la narrazione del territorio italiano. Invece di concentrare la promozione sulle mete già sature, si dovrebbe valorizzare la vastità di luoghi meno conosciuti ma altrettanto affascinanti, come la Valle dei Mòcheni in Trentino o le Dolomiti friulane. I dati indicano che sia i turisti stranieri che italiani sono sempre più inclini a scoprire nuove destinazioni meno affollate. Una strategia di marketing coordinata e strutturata, che racconti l'Italia come un romanzo con capitoli dedicati a ogni territorio, potrebbe non solo alleggerire la pressione sulle mete più note, ma anche promuovere un turismo più sostenibile e diffuso, trasformando il concetto di 'sovraturismo' in un'opportunità per una conoscenza più ampia e profonda del paese.