menu switch

Déjà vu: La Nuova Impresa su Furcia Rossa III

L'epopea alpina di Luca Ducoli e Leo Gheza sulla maestosa Furcia Rossa III si arricchisce di un nuovo capitolo con l'apertura di 'Déjà vu'. Questa nuova via, che si snoda tra le aspre vette delle Dolomiti di Fanes, rappresenta una sfida avvincente e una testimonianza della perseveranza dei due alpinisti. Dopo aver già lasciato il segno con 'Il tempo sospeso', Ducoli e Gheza sono tornati su questa parete che incessantemente li richiamava, per creare un percorso più audace e diretto.

L'eco della montagna chiama: un ritorno alla Furcia Rossa

La seduzione delle pareti che chiamano: l'irresistibile richiamo della Furcia Rossa III

Ci sono pareti montane che, una volta raggiunta la vetta, infondono un senso di compimento. Altre, invece, esercitano un richiamo inestinguibile. Per Luca Ducoli e Leo Gheza, la parete della Furcia Rossa III, incastonata nelle Dolomiti di Fanes, appartiene indubbiamente a quest'ultima categoria. La loro seconda impresa su questa montagna, 'Déjà vu', è il frutto di questo legame indissolubile.

"Il tempo sospeso": la prima incursione nel cuore delle Dolomiti

Nel 2025, i due alpinisti, equipaggiati di e-bike e zaini pesanti, avevano raggiunto la Malga Gran Fanes. Da quella spedizione nacque 'Il tempo sospeso', una via tradizionale che seguiva le fenditure naturali della roccia, caratterizzata da passaggi protetti in maniera essenziale. Quella prima salita fu un preludio alla loro successiva avventura, dimostrando il potenziale inesplorato della parete.

Un anno dopo: nasce "Déjà vu", una linea totalmente rinnovata

A distanza di un anno esatto, i due compagni di cordata sono tornati nello stesso angolo remoto delle Dolomiti. Il risultato è una seconda via, 'Déjà vu', nettamente diversa dalla precedente. L'idea di aprire un'altra linea è scaturita dalla consapevolezza che la Furcia Rossa III offre un ambiente ancora incontaminato, lontano dalle folle dei passi dolomitici più battuti, e vanta una roccia di qualità eccezionale.

Dall'esotismo del Pakistan al sacro richiamo della Furcia Rossa

Anche questa volta, il ritorno alla parete è avvenuto dopo una spedizione in Pakistan. Nel 2025, Gheza era rientrato dall'Asia prima dell'apertura de 'Il tempo sospeso'. Quest'anno, i ruoli si sono invertiti: Ducoli è tornato dopo 35 giorni trascorsi al campo base del K7. Tuttavia, l'approccio alla nuova via è radicalmente cambiato rispetto all'anno precedente. Se 'Il tempo sospeso' era stato concepito come un itinerario tradizionale, 'Déjà vu' è stata pensata come una via a spit, pur mantenendo una chiodatura a tratti piuttosto distanziata.

La genesi della via: sfide e conquiste sulla roccia di Fanes

Il 22 agosto, Ducoli e Gheza, accompagnati dall'amico Oscar, sono tornati verso la Furcia Rossa con zaini pesanti e l'attrezzatura necessaria per continuare il lavoro. Sotto un cielo nuvoloso, hanno ripreso la salita e si sono trovati di fronte a quello che sarebbe diventato il passaggio cruciale dell'intera via. La collaborazione e la determinazione del team sono state fondamentali per superare gli ostacoli incontrati lungo il percorso.

Il passaggio chiave: una placca di 8a e il tributo dei polpastrelli

Il tiro più difficile attraversa una placca liscia e leggermente strapiombante, costellata di minuscole tacche di roccia incredibilmente affilate. Questo tratto ha richiesto quasi un'intera giornata per essere risolto, mettendo a dura prova l'equilibrio, la precisione e la resistenza degli alpinisti. La roccia, pur essendo spettacolare per la sua qualità, ha presentato un conto salato, lasciando i polpastrelli degli scalatori consumati. Nel tardo pomeriggio, i tre sono scesi, lasciando corde e materiale in loco, e hanno trovato ospitalità in una piccola baita messa a disposizione dai gestori della Malga Gran Fanes.

L'inarrestabile avanzamento: completamento e rifinitura della via

Il giorno seguente, Ducoli e Gheza sono tornati sulla parete e hanno aperto altri due tiri, meno impegnativi ma altrettanto significativi. Durante la discesa, hanno aggiunto spit nei tratti in cui le protezioni erano risultate particolarmente distanziate. Restavano solo le lunghezze finali da affrontare. La cordata è tornata una terza volta per completare la parte alta dell'itinerario. Questi tiri, sebbene meno difficili dal punto di vista del grado, hanno richiesto un lavoro meticoloso di pulizia e sistemazione, fino a quando la linea ha finalmente raggiunto la cima.

La vetta e la "libera": il trionfo sulla roccia affilata

Ad attenderli in cima c'era una delle peculiarità della Furcia Rossa III: una piccola panchina realizzata con residuati bellici, un insolito punto d'arrivo con vista sulle Dolomiti di Fanes. Ma l'apertura non era ancora terminata: mancava la "libera". Alcuni giorni dopo, Ducoli e Gheza sono tornati con l'obiettivo di concatenare tutti i tiri. La caratteristica della roccia che li aveva affascinati durante l'apertura si è trasformata nella principale difficoltà. Le gocce e le piccolissime prese erano talmente taglienti che, prima di partire, i due hanno deciso di fasciarsi le dita con il nastro adesivo per proteggere la pelle. Il nodo cruciale della giornata è stato ancora una volta il tiro più duro, liberato da Gheza: un 8a che ha richiesto equilibrio, precisione e un lavoro di piedi straordinario. Ducoli ha sottolineato l'impossibilità di commettere errori, poiché il più piccolo sbaglio avrebbe causato una caduta. Questa lunghezza, molto diversa dai passaggi più fisici, ha richiesto un movimento corretto su appoggi minimi e prese che concedevano pochissimo. La cordata era partita con l'idea di dedicare due giorni alla libera, ma non è stato necessario. Tutti i tiri sono stati risolti nella stessa giornata, e Ducoli e Gheza hanno raggiunto nuovamente la cima. Infine, è rimasto l'ultimo compito, forse il meno spettacolare: tornare alla base, smontare corde fisse e materiale, e riempire nuovamente gli zaini.

Un addio agrodolce: i segni indelebili sulla Furcia Rossa III

Durante il ritorno verso la Malga Gran Fanes, Ducoli ha provato una sensazione inaspettata. Dopo due estati, due aperture e molti giorni trascorsi sulla stessa parete, ha realizzato che probabilmente quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbero scalato la Furcia Rossa III con un nuovo progetto. Ha descritto il momento come "un po' triste", pensando che fosse l'ultima volta che andavano su quella parete, almeno per un bel po'. Nonostante ciò, si sono detti contenti dei "segni" lasciati sulla montagna, convinti che ci sia ancora spazio per chiunque voglia cimentarsi in nuove aperture. La parete, con la sua esposizione sud-est, rimane spesso asciutta e può essere particolarmente interessante durante le mezze stagioni, quando altre pareti dolomitiche risultano più fredde o meno favorevoli. Ducoli ha sottolineato la diversità tra 'Il tempo sospeso', più alpinistica e focalizzata sulle debolezze naturali, e 'Déjà vu', più diretta e sportiva, con spit ma con distanze che richiedono comunque decisione. Entrambe le vie testimoniano la versatilità e la maestria dei due alpinisti.

"Déjà vu": un nome che racconta un'esperienza ripetuta

Il nome della nuova via, 'Déjà vu', nasce inevitabilmente dal confronto con l'esperienza dell'anno precedente. Lo stesso lungo avvicinamento verso la Malga Gran Fanes, le stesse biciclette, gli stessi zaini carichi di materiale, la ricerca di una linea sulla medesima parete, i giorni di apertura, le calate e il ritorno. Ducoli ha spiegato che "sembrava una cosa che avevamo già vissuto", da cui 'Déjà vu', quella sensazione di trovarsi di fronte a un'esperienza che sembra già appartenere alla propria memoria. Questo nome cattura perfettamente l'essenza di un'impresa che, pur essendo nuova, porta con sé l'eco di avventure passate, rafforzando il legame tra gli alpinisti e questa affascinante parete dolomitica.