Il noto scalatore Filip Babicz ha nuovamente lasciato il segno sulle vette alpine, realizzando un'impresa incredibile sul Sassolungo, una delle montagne più iconiche delle Dolomiti. L'atleta, riconosciuto per le sue eccezionali capacità nello "speed climbing", ha completato il percorso dal Rifugio Toni Demetz alla vetta e ritorno in un tempo sorprendente di 1 ora, 38 minuti e 25 secondi. Il gestore del rifugio, Christian Pescoll, ha espresso incredulità di fronte a tale performance, sottolineando la difficoltà di un'ascensione che solitamente richiede diverse ore.
La rapidità di Babicz è ancora più impressionante se si considera la complessità del tracciato. Il percorso sul Sassolungo è un itinerario alpinistico di medio-alta difficoltà, classificato come AD, caratterizzato da cenge esposte, canaloni e passaggi di arrampicata che possono raggiungere il III grado. L'atleta ha impiegato solo 55 minuti e 34 secondi per raggiungere la cima e 42 minuti e 12 secondi per la discesa, trascorrendo un brevissimo intervallo di soli 39 secondi in vetta. La particolarità di questa ascesa risiede anche nel fatto che Babicz conosceva il percorso solo superficialmente, avendolo affrontato una sola volta pochi giorni prima, e senza raggiungere la vetta in quell'occasione. Questa “scalata a vista” evidenzia non solo la sua abilità fisica, ma anche la sua straordinaria capacità di adattamento e intuizione in ambienti alpini complessi. Babicz stesso ha suggerito che, con una preparazione più approfondita, il tempo potrebbe essere ulteriormente ridotto.
Quest'impresa ha offerto a Babicz anche un'occasione inaspettata di approfondimento storico. Al suo ritorno al Rifugio Toni Demetz, ha avuto modo di incontrare Julia ed Enrico Demetz, nipoti del Toni Demetz a cui è intitolato il rifugio. Hanno condiviso con lui la tragica storia di Toni, scomparso in montagna nel 1952 a causa di un fulmine, e l'impegno del padre Giovanni nel costruire il rifugio in sua memoria. Durante la conversazione, è emersa anche la menzione di un'altra memorabile impresa di "speed climbing" locale: Adam Holzknecht, che percorse la via Pichl sulla parete nord in soli 48 minuti. Questo incontro ha arricchito l'esperienza di Babicz, trasformando una semplice sfida cronometrica in un momento di connessione con la profonda eredità alpinistica del luogo. La sua motivazione a muoversi con agilità e libertà, "come una capra", su queste maestose vette, riflette una passione autentica e un profondo rispetto per la storia e la natura della montagna.
Le gesta di atleti come Filip Babicz ci ricordano il valore intrinseco dell'esplorazione e della spinta umana a superare i propri limiti. Esse ci ispirano a guardare oltre le sfide quotidiane, a coltivare la tenacia e la curiosità, e a riscoprire la bellezza e la grandezza della natura, celebrando l'armonia tra l'uomo e l'ambiente montano. Ogni record infranto e ogni vetta conquistata con rispetto e determinazione sono un inno allo spirito indomito dell'avventura e alla costante ricerca di eccellenza, valori che arricchiscono non solo la vita degli alpinisti, ma l'intera collettività.