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Foreste Casentinesi: L'Allarme di Valbonesi sul Nuovo Regolamento Idrico

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna si trova al centro di un acceso dibattito a seguito della proposta del suo nuovo regolamento. Il capitolo 9, che disciplina le opere di captazione e regolazione idrica, ha scatenato la reazione dell'ex presidente Enzo Valbonesi. Egli ha espresso il timore che le nuove disposizioni possano aprire la strada a importanti prelievi idrici anche per comuni esterni all'area protetta, contravvenendo ai principi di tutela stabiliti dal Piano del Parco del 2002. Questo scenario, secondo Valbonesi, potrebbe compromettere l'equilibrio ecologico e creare un precedente negativo a livello nazionale per la gestione delle acque nelle aree protette.

Allarme sulle nuove disposizioni idriche nel Parco delle Foreste Casentinesi

Nel mese di maggio, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna ha dato il via a una serie di incontri pubblici per presentare la bozza del suo nuovo regolamento. Tale documento mira a definire le attività consentite all'interno dell'area protetta, in conformità con la Legge Quadro sulle aree protette del 1991. Tuttavia, la discussione si è rapidamente accesa, focalizzandosi in particolare sul nono capitolo, intitolato “Regime delle acque”.

Le forti critiche sono state formalizzate dall'ex presidente del Parco, Enzo Valbonesi (in carica dal 1993, anno di istituzione del Parco), attraverso una lettera aperta indirizzata alla redazione de L'Altra Montagna. Valbonesi ha messo in luce la sua preoccupazione riguardo all'articolo 48 del nuovo regolamento, che contempla la possibilità di realizzare, nella zona C del Parco, “opere di grande derivazione senza accumulo e/o di regolazione della risorsa idrica, per il soddisfacimento del fabbisogno idrico potabile, poste a servizio anche di comuni esterni al perimetro del Parco, purché si tratti di opere di integrazione, completamento e potenziamento di schemi di derivazione già esistenti, anche nell’ottica di fronteggiare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.”

Questa previsione, a suo dire, rappresenta “un campanello di allarme anche per tutti gli altri Parchi nazionali”. Valbonesi ha ricordato che il Piano del Parco, approvato nel 2002, aveva esplicitamente vietato la costruzione di nuove dighe o grandi derivazioni per salvaguardare i corsi d'acqua, permettendo solo piccole captazioni per i comuni interni al Parco. L'acquedotto romagnolo, alimentato dall'invaso di Ridracoli, è stato realizzato prima dell'istituzione del Parco stesso. L'ex presidente ha sottolineato che, sebbene le leggi siano pensate per la tutela, possono sempre celare vie per essere aggirate.

L'articolo 48, nella sua formulazione attuale, introdurrebbe una deroga sostanziale al divieto precedente, aprendo di fatto la strada a nuove grandi captazioni fluviali da corsi d'acqua finora non sfruttati da Romagna Acque. Valbonesi ha anche espresso la mancanza di dati concreti sui fabbisogni idrici reali, sui potenziali prelievi e sugli impatti ambientali di tali opere, evidenziando che l'intero territorio del Parco è parte della Rete Natura 2000 e ospita specie protette di anfibi e pesci, tutelate dalla Direttiva Habitat.

Secondo Valbonesi, il pericolo maggiore è l'istituzione di un precedente nazionale per lo sfruttamento intensivo delle risorse idriche all'interno delle aree protette montane, un precedente che potrebbe vanificare i vincoli di protezione dei corsi d'acqua storicamente imposti dal Piano del Parco. La bozza del regolamento è ora disponibile per la consultazione pubblica sul sito del Parco, e i cittadini sono invitati a inviare le proprie osservazioni via PEC entro il 17 luglio 2026. Sarà poi compito dei Comuni esprimersi formalmente, prima che il documento venga sottoposto al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica per l'approvazione definitiva, in intesa con le Regioni Emilia-Romagna e Toscana.

La discussione sul nuovo regolamento del Parco delle Foreste Casentinesi evidenzia la costante tensione tra le esigenze di sviluppo umano e la necessità di preservare gli ecosistemi naturali. La posizione dell'ex presidente Valbonesi ci invita a riflettere sull'importanza di mantenere standard elevati di protezione nelle aree naturali, evitando che deroghe apparentemente minori possano erodere nel tempo la salvaguardia di questi preziosi patrimoni. È cruciale che ogni decisione sia basata su dati scientifici robusti e su una valutazione trasparente degli impatti, garantendo che la conservazione della biodiversità e delle risorse idriche sia prioritaria, soprattutto in un'epoca di crescenti sfide climatiche. Il destino del regolamento delle Foreste Casentinesi potrebbe effettivamente tracciare un percorso per la gestione delle risorse in altre aree protette, rendendo questa discussione di rilevanza nazionale.