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François Cazzanelli: Un Viaggio Verticale di Vita e Alpinismo

Il noto alpinista italiano François Cazzanelli ha recentemente pubblicato il suo primo libro, "Odiavo l'alta quota", edito da Sperling & Kupfer, un'opera che sorprende fin dal titolo per la sua schiettezza. Il volume, che ha fatto il suo debutto nelle librerie il 3 novembre 2026, si configura come un'autobiografia che trascende la mera narrazione delle sue imprese sportive. Invece di concentrarsi esclusivamente sulle ascese spettacolari, Cazzanelli offre ai lettori un'intensa esplorazione del suo percorso umano e delle dinamiche personali che hanno plasmato la sua carriera.

Il cuore del racconto batte intorno all'epopea del Kimshung, una montagna nepalese di 6.781 metri che ha rappresentato per Cazzanelli un'ossessione lunga un decennio. Dopo quattro tentativi falliti, compreso uno interrotto da un devastante terremoto e un altro segnato da un grave infortunio, l'alpinista valdostano ha finalmente raggiunto la vetta il 20 ottobre 2025, insieme a Giuseppe Vidoni, Benjamin Zörer e Lucas Waldner. Questa vittoria, celebrata con l'apertura di una nuova via sulla parete nord-est chiamata "Destiny", simboleggia non solo una conquista alpinistica, ma anche la perseveranza di fronte alle avversità e il profondo valore delle relazioni umane nel contesto delle sfide estreme. Il libro, curato da Serafino Ripamonti e con una prefazione di Enrico Camanni, evidenzia come l'alpinismo di Cazzanelli sia intriso di rispetto per la tradizione, pur abbracciando un approccio moderno e dinamico.

L'amicizia emerge come un tema centrale e imprescindibile in "Odiavo l'alta quota". Le spedizioni e le scalate diventano il palcoscenico su cui si manifestano i legami indissolubili con i compagni di cordata, figure fondamentali che hanno condiviso con Cazzanelli momenti di successo e di fallimento. Attraverso le sue parole, l'autore comunica un'idea di alpinismo in cui la performance e il risultato finale non sono l'unico metro di giudizio. C'è spazio per la paura, per gli errori, per la difficile decisione di ritirarsi e, soprattutto, per la responsabilità reciproca che lega chi condivide la stessa corda. Questo racconto intimo offre una riflessione più ampia sulla natura umana, sui limiti che ci poniamo e sulla forza che si trova nella condivisione del cammino con gli altri.