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Ghiacciaio Presena: Dibattito tra Conservazione e Sostenibilità

Ogni anno, da oltre un decennio, il maestoso ghiacciaio Presena, situato a un'altitudine che varia tra i 2.700 e i 3.000 metri nel cuore del massiccio della Presanella, viene avvolto in un "manto protettivo" all'arrivo della stagione estiva. Questa pratica, che consiste nello stendere vaste superfici di teli geotessili, ha lo scopo di proteggere la massa glaciale dai raggi solari, rallentando così il suo inesorabile scioglimento. L'operazione, che impiega mezzi meccanici e gatti delle nevi per la stesura delle grandi strisce bianche, è diventata un appuntamento fisso, ma non senza sollevare un'onda di discussioni. Il dibattito si accende tra chi difende questa strategia come un'ultima risorsa per salvaguardare l'ecosistema alpino e l'economia locale, e chi la critica aspramente, etichettandola come un mero "greenwashing" – una facciata di sostenibilità che maschera interessi economici. La tensione è palpabile e ha raggiunto un nuovo picco con la recente scoperta di un simbolo eloquente: uno "smile triste" accompagnato dalla scritta "morte sicura" apparso su uno dei teli, a pochi passi dai rivoli d'acqua di fusione. Questo gesto di protesta ha messo in luce le profonde inquietudini riguardo al destino del ghiacciaio e l'efficacia a lungo termine di queste misure.

Gli studi scientifici condotti negli anni hanno confermato che i teli geotessili sono efficaci nel ridurre la fusione estiva di neve e ghiaccio del 52%, riflettendo una parte significativa dei raggi solari. Tuttavia, il Consorzio stesso ammette che questa non è la soluzione definitiva al riscaldamento globale, poiché il ghiacciaio continua a perdere circa 600.000 metri cubi di massa all'anno. Di fronte a queste sfide, il Consorzio sta esplorando progetti di economia circolare e strategie di upcycling per i teli dismessi, con l'obiettivo di rendere l'intero processo più sostenibile e compatibile con l'ambiente. Tuttavia, la domanda cruciale rimane: fino a quando sarà possibile sciare sul ghiacciaio Presena? Le previsioni attuali indicano che, senza una protezione artificiale e in uno scenario di emissioni peggiori, il ghiacciaio potrebbe scomparire tra il 2070 e il 2100. Con l'uso continuativo dei teli, la sua estinzione volumetrica potrebbe essere teoricamente evitata, ma si ridurrebbe a una massa geometrica e artificiale, coprendo solo la superficie protetta. Il vero limite per l'attività turistica non sarà la fusione completa del ghiaccio, ma i cambiamenti morfologici del terreno, che renderanno lo sci sempre più difficile, e infine impossibile, entro il 2080.

La Controvertibilità dei Teli sul Presena: Protezione o Falso Verde?

L'imponente operazione di copertura del ghiacciaio Presena con teli geotessili, un evento annuale dal 2008, è al centro di un acceso dibattito che contrappone la difesa dell'economia alpina alle accuse di "greenwashing". Ogni estate, l'applicazione di queste grandi strisce di tessuto non tessuto, stese con l'ausilio di mezzi meccanici, mira a schermare la superficie glaciale dai raggi solari, rallentando la fusione. Questa iniziativa, nata per contrastare il progressivo affioramento di rocce che minacciava lo sci estivo, ha visto crescere la superficie coperta da 40mila a oltre 110mila metri quadrati, con un costo annuale di circa 350.000 euro, interamente autofinanziato dal Consorzio Pontedilegno-Tonale. Tuttavia, al di là dell'efficacia termica scientificamente provata, che riduce la fusione estiva del 52%, permangono forti critiche. Recentemente, uno "smile triste" e la scritta "morte sicura" apparsi su un telo hanno simboleggiato il malcontento e la crescente preoccupazione per le reali intenzioni di queste pratiche, mettendo in discussione la loro vera natura.

L'utilizzo dei teli geotessili sul ghiacciaio Presena, sebbene supportato da studi scientifici che ne attestano l'efficacia nel rallentare la fusione, solleva interrogativi profondi sulla sua finalità. Se da un lato l'operazione è presentata come un tentativo di salvaguardare un ecosistema fragile, dall'altro non mancano le voci critiche che la interpretano come una strategia commerciale per prolungare la stagione sciistica invernale, garantendo così gli introiti turistici. Tale approccio, etichettato come "greenwashing", suggerisce che la sostenibilità ambientale sia un pretesto per interessi economici. A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le preoccupazioni relative all'impatto ambientale dei teli stessi: il loro deterioramento potrebbe rilasciare microplastiche nelle acque di fusione, aggravando l'inquinamento. In risposta a queste critiche, il Consorzio sta valutando l'implementazione di progetti di economia circolare per il riciclo dei teli dismessi e lo sviluppo di strategie di "upcycling", con l'intento di rendere l'intero processo più ecocompatibile. Tuttavia, il dibattito rimane aperto, evidenziando la complessità di bilanciare protezione ambientale e sostenibilità economica in un contesto di cambiamenti climatici.

Il Futuro del Ghiacciaio Presena: Oltre i Teli Geotessili

I teli geotessili, sebbene capaci di rallentare la fusione localizzata del ghiacciaio Presena e di permettere la continuazione delle attività sciistiche, non rappresentano una soluzione definitiva. Le analisi scientifiche confermano una costante perdita di massa glaciale, il che significa che, nonostante gli sforzi, anche lo sci sul ghiacciaio è destinato a finire. La domanda cruciale, "Quando?", trova una risposta parziale negli studi predittivi: entro la fine del secolo. Una ricerca del MUSE di Trento del 2021, basata su diversi scenari di emissione di gas serra, prevede che, senza protezione artificiale e nel peggiore degli scenari, il ghiacciaio potrebbe estinguersi volumetricamente tra il 2070 e il 2100. Con l'uso costante dei teli, la scomparsa totale potrebbe essere evitata, ma il ghiacciaio si ridurrebbe a una massa geometrica artificiale, limitata alla superficie coperta. Questo scenario evidenzia che, sebbene i teli possano preservare l'area superficiale, non possono impedire la riduzione dello spessore, che è influenzato da temperature e precipitazioni nevose.

Il vero ostacolo alla fruizione turistica del ghiacciaio Presena non sarà tanto la sua completa fusione, quanto i cambiamenti morfologici del terreno. I modelli scientifici mostrano che la depressione geologica sopra la stazione intermedia, a 2.720 metri, rimarrà colma di ghiaccio solo fino al 2030. Successivamente, inizierà a manifestarsi e sarà completamente emersa entro il 2080. Questo porterà alla formazione di una contropendenza che progressivamente renderà lo sci prima difficile e poi completamente impossibile. Questa prospettiva sottolinea l'urgenza di affrontare il problema alla radice, ovvero attraverso l'adozione di rigorose normative globali per la protezione del clima. Senza un'azione concertata a livello internazionale per ridurre le emissioni di gas serra, gli sforzi locali, pur lodevoli, si riveleranno insufficienti a preservare il ghiacciaio Presena nella sua forma attuale. Il futuro del ghiacciaio è intrinsecamente legato alle scelte che l'umanità farà per contrastare il riscaldamento globale.