Situato a 2.607 metri di altitudine, il Lago Bianco sul Passo Gavia, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, è un simbolo della bellezza naturale alpina, caratterizzato da un paesaggio quasi artico. Questo bacino glaciale, che si estende tra la Valtellina e la Valle Camonica, dovrebbe godere di una protezione rigorosa. Tuttavia, la sua storia recente ha evidenziato le complesse tensioni tra la salvaguardia ambientale e le esigenze di sfruttamento delle risorse alpine. La vicenda si è trasformata in un caso emblematico di lotta per la giustizia ambientale, coinvolgendo cittadini e istituzioni.
La controversia legata al Lago Bianco ha radici nei Campionati Mondiali di sci di Bormio del 2005, quando circa 2.500 alberi furono abbattuti in una Zona di Protezione Speciale, un'area tutelata a livello europeo. A seguito della condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustizia dell'Unione Europea nel 2007, per la mancanza di adeguate valutazioni d'incidenza, nel 2010 venne istituita la Riserva Naturale Statale "Tresero-Dosso del Vallon" come misura compensativa. Nonostante questa designazione, nell'estate del 2023, mezzi pesanti sono stati impiegati sulle sponde del lago per un progetto di captazione idrica, parte di un più ampio piano per l'innevamento artificiale della pista "Valtellina" a Santa Caterina Valfurva. L'intervento prevedeva la posa di 1.600 metri di tubazioni per prelevare 50 litri d'acqua al secondo dal Lago Bianco durante l'inverno, per alimentare cannoni sparaneve distanti nove chilometri.
Questa iniziativa ha scatenato la nascita del Comitato "Salviamo il Lago Bianco", un gruppo di cittadini che ha avviato una campagna di sensibilizzazione e azioni legali. Hanno raccolto firme, coinvolto esperti e organizzato una camminata solidale che ha visto la partecipazione di quasi 300 persone il 10 settembre 2023. Parallelamente, il Comitato ha inviato diffide a tutti gli enti coinvolti e presentato un esposto formale alla Procura di Sondrio nell'ottobre 2023, corredato di perizie e prove fotografiche. Questo ha portato all'interrogatorio dei membri del Comitato e, nello stesso mese, alla sospensione dei lavori da parte del Parco dello Stelvio, sebbene gran parte delle tubazioni fosse già stata installata.
La battaglia si è poi estesa a livello europeo, con la presentazione di una petizione al Parlamento Europeo nel novembre 2023, per denunciare non solo il caso specifico del Lago Bianco ma anche la gestione complessiva del Parco, rimasto senza un regolamento per oltre un decennio. Il 2024 ha segnato un momento di speranza, quando il 18 marzo la Commissione Petizioni UE ha accolto all'unanimità il dossier, mantenendo il caso sotto la supervisione del Commissario all'Ambiente. Ad aprile, il Comune di Valfurva ha ufficialmente deliberato lo stralcio dell'opera, suggerendo una risoluzione positiva della questione.
Tuttavia, il senso di vittoria si è rivelato effimero. Otto mesi dopo, nel luglio 2025, la Procura di Sondrio ha archiviato l'esposto, una decisione comunicata al Comitato solo il 5 marzo successivo. Il Comitato ha espresso profonda delusione e rabbia, denunciando la disparità di trattamento e l'immobilismo della giustizia. Hanno evidenziato come la devastazione di un habitat naturale protetto non sia stata considerata un reato, a differenza dei rigorosi controlli imposti ai privati. Nessuna delle persone responsabili degli errori evidenti che hanno deturpato il terreno torboso ha subito procedimenti amministrativi o legali.
Di fronte a questo bivio, il Comitato "Salviamo il Lago Bianco" si è chiesto se arrendersi o continuare a lottare. La loro decisione è stata di non mollare, lanciando un nuovo crowdfunding per raccogliere fondi e portare il caso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU), per violazione delle norme sull'accesso alla giustizia. Questa iniziativa, sostenuta in modo unanime dal pubblico, è motivata dalla convinzione che arrendersi dopo tre anni di impegno e investimenti sarebbe vergognoso e irrispettoso. La lotta per il Lago Bianco prosegue, affinché questo "gioiello" naturale sia preservato per le generazioni future e la giustizia ambientale sia finalmente riconosciuta.