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Gli Ottomila tibetani restano inaccessibili agli alpinisti internazionali per l'autunno

La stagione autunnale del 2026 si preannuncia priva di spedizioni internazionali sulle cime di ottomila metri situate in Tibet. Le autorità cinesi e tibetane non sembrano intenzionate a rilasciare i necessari permessi agli alpinisti stranieri, prolungando così un divieto già in vigore dalla primavera. Questa situazione avrà un impatto significativo, in particolare per il Cho Oyu e lo Shisha Pangma, due delle vette più ambite dagli scalatori di tutto il mondo.

Secondo quanto riportato da Stefan Nestler, basandosi su fonti interne al Tibet, non vi sono segnali di un'apertura imminente per le spedizioni straniere. Sebbene non ci sia ancora un annuncio ufficiale da parte delle autorità cinesi, le informazioni trapelate suggeriscono una proroga del blocco che potrebbe estendersi per tutto il 2026. Da Kathmandu, agenzie di organizzazione di spedizioni hanno già iniziato a cancellare prenotazioni per il Cho Oyu e lo Shisha Pangma, confermando le restrizioni.

Nonostante questa chiusura quasi certa, persiste un barlume di speranza tra alcuni operatori. Alcune agenzie internazionali, come Adventure Consultants e 8K Expeditions, mantengono ancora online programmi e date di partenza per spedizioni a settembre. Tuttavia, la disponibilità di tali programmi non garantisce l'ottenimento dei permessi cinesi indispensabili per l'accesso alle montagne tibetane.

Questa interruzione prolungata rappresenta una notizia di rilievo per la comunità alpinistica, poiché impedisce l'accesso a vette come lo Shisha Pangma, l'unico ottomila interamente in territorio tibetano. Anche il Cho Oyu, sebbene al confine con il Nepal, viene solitamente affrontato dal versante tibetano, la cui chiusura rende l'ascesa estremamente difficile attraverso vie alternative nepalesi, molto più tecniche e impegnative.

Per quanto riguarda l'Everest, la situazione è parzialmente diversa, poiché il versante nepalese rimane accessibile. Le restrizioni riguardano specificamente la via settentrionale, quella tibetana, che negli ultimi anni ha già subito diverse interruzioni per gli alpinisti internazionali.

Le ragioni dietro questa prolungata chiusura non sono state chiarite ufficialmente. Tra le ipotesi più accreditate, si menziona un controverso spettacolo pirotecnico organizzato nel 2025 vicino a Shigatse, a oltre 5.000 metri di quota, che avrebbe scatenato polemiche per l'impatto ambientale e portato a indagini interne con conseguenze per alcuni funzionari locali. Un'altra spiegazione, più recente, fa riferimento a indagini su presunte irregolarità e casi di corruzione nella concessione dei permessi per le spedizioni straniere, con due funzionari di alto livello coinvolti che sarebbero stati temporaneamente sospesi, paralizzando l'intero processo amministrativo. Va sottolineato che queste informazioni provengono da fonti anonime e non sono state confermate ufficialmente dalle autorità cinesi.

Per gli operatori del settore, il problema principale risiede nella tempistica. Settembre è ormai alle porte e l'organizzazione di una spedizione su un ottomila richiede mesi di preparazione logistica e trasferimenti. Anche un'eventuale apertura tardiva renderebbe quasi impossibile per le spedizioni commerciali pianificare e attuare i loro programmi. Pertanto, la maggior parte degli alpinisti che miravano al Cho Oyu o allo Shisha Pangma dovranno probabilmente posticipare i loro progetti al 2027.