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Il controverso abbattimento del lupo Mirco e la richiesta d'intervento dell'UE

L'abbattimento di un lupo in Tirolo, identificato come "Mirco" e dotato di radiocollare per un progetto di ricerca italiano, ha scatenato un'ampia reazione e un dibattito internazionale. La vicenda, che ha visto l'animale ucciso in Austria nonostante fosse parte di uno studio scientifico, ha portato una coalizione di oltre venti organizzazioni europee a presentare un reclamo formale alla Commissione Europea. Questo evento mette in luce le tensioni tra la conservazione della fauna selvatica, la ricerca scientifica e le normative locali sulla gestione degli animali selvatici, sollevando interrogativi sulla legittimità delle azioni intraprese dalle autorità tirolesi e sulla coerenza con le direttive europee sulla protezione della biodiversità.

La coalizione europea, spinta dai risvolti di questo e di altri casi simili, denuncia le criticità strutturali nelle leggi austriache, che consentono interventi su grandi predatori con criteri considerati troppo ampi e pratiche prive di fondamento scientifico. Queste procedure, che includono la possibilità di abbattimenti senza certezza sull'identità dell'animale, sembrano entrare in conflitto con la Direttiva Habitat 92/43/CEE e con il precario stato di conservazione dei lupi in Austria, come riportato dalle stesse autorità austriache. La richiesta di intervento dell'UE mira a garantire il rispetto delle normative europee e a promuovere una gestione della fauna selvatica basata su principi scientifici e di conservazione.

Il caso del lupo Mirco e la sua rilevanza per la ricerca scientifica

Il lupo Mirco, abbattuto nel Tirolo austriaco, era un elemento chiave in un progetto di monitoraggio faunistico. Questo esemplare, tracciato tramite un radiocollare satellitare dall'Università di Sassari in collaborazione con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, rappresentava un prezioso strumento per lo studio dei movimenti e dei comportamenti dei lupi alpini. La sua uccisione ha interrotto un'indagine scientifica pluriennale, compromettendo la raccolta di dati vitali per comprendere le dinamiche di popolazione e dispersione di questi predatori. Il monitoraggio di Mirco, un giovane lupo di circa due anni e 40 chilogrammi, forniva informazioni cruciali sulla sua fase di "dispersione" attraverso Veneto, Trentino e Austria, un periodo fondamentale per la formazione di nuovi branchi.

La perdita di Mirco è stata particolarmente significativa per il team di ricerca, che aveva investito considerevoli risorse per seguirne l'intero ciclo di vita. Come sottolineato dagli zoologi coinvolti, lo studio di un singolo individuo offre una prospettiva unica e dettagliata sulla vita della specie. L'interruzione forzata di questo monitoraggio non solo ha privato i ricercatori di dati importanti, ma ha anche evidenziato una disconnessione tra gli sforzi di conservazione scientifica e le pratiche di gestione della fauna selvatica a livello politico-amministrativo. Questo evento solleva interrogativi sull'armonizzazione delle politiche di conservazione tra i diversi Paesi europei e sull'efficacia delle misure adottate per proteggere specie sotto osservazione scientifica.

L'intervento della coalizione europea e le accuse di irregolarità

L'abbattimento del lupo Mirco ha innescato una reazione vigorosa da parte di una vasta coalizione internazionale di organizzazioni ambientaliste ed esperti, guidata dall'associazione italiana "Io non ho paura del lupo", con il supporto di "ANCA" e più di venti altre entità europee. Questa coalizione ha inoltrato una comunicazione formale alla Commissaria europea per l'Ambiente, Jessika Roswall, e alla Segreteria della Convenzione di Berna, contestando la legalità dell'intervento tirolese. Il fulcro della denuncia riguarda un'anomalia legata ai dati del radiocollare di Mirco: sembra che al momento dell'emanazione del decreto d'urgenza austriaco per l'eliminazione del lupo, l'animale si trovasse ancora in territorio italiano, nella provincia di Bolzano. Solo in un secondo momento avrebbe varcato il confine, ma queste informazioni sarebbero state comunicate tempestivamente alle autorità austriache nell'ambito della cooperazione transfrontaliera.

Se le informazioni trasmesse dal radiocollare fossero confermate, ciò indicherebbe che l'esemplare abbattuto potrebbe non essere quello per cui era stato emesso l'ordine, configurando una grave violazione procedurale. La coalizione ha inoltre evidenziato il caso del lupo "Andrea", un altro esemplare monitorato scientificamente dall'Università di Udine e abbattuto in Carinzia nel febbraio 2026, come prova di un problema sistemico. I firmatari criticano le leggi austriache, che a loro avviso, definiscono gli animali "rischiosi" con criteri troppo generici, adottano sistemi di deterrenza non scientificamente validati e permettono abbattimenti senza una chiara identificazione dell'animale. Tali pratiche, denunciano, contrastano con la Direttiva Habitat 92/43/CEE e con il fatto che l'Austria stessa classifica lo stato di conservazione della sua popolazione di lupi come "sfavorevole-inadeguato". La coalizione si prepara a presentare un esposto formale a Bruxelles e a richiedere l'apertura di un fascicolo nell'ambito della Convenzione di Berna, affinché il Consiglio d'Europa esamini la questione e verifichi la corretta applicazione delle normative comunitarie.