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Il controverso trasferimento delle marmotte a Livigno: tra esigenze umane e benessere animale

A Livigno, una tranquilla località montana italiana, un'operazione di gestione della fauna selvatica che coinvolge le marmotte ha riacceso il dibattito tra la necessità di tutelare l'ambiente e le esigenze delle comunità locali. Da anni, questi simpatici roditori vengono catturati e trasferiti in altre aree alpine, una pratica che, se da un lato mira a ridurre i danni alle infrastrutture e alle attività agricole, dall'altro solleva interrogativi sulla sua efficacia e sul rispetto del benessere animale. Questo intervento, promosso come soluzione sostenibile, è ora sotto esame da parte di associazioni ambientaliste che ne contestano la scientificità e la trasparenza.

Armonia tra Uomo e Natura: la sfida di Livigno per le sue Marmotte.

Il controverso progetto di trasferimento delle marmotte a Livigno: una storia di decenni

A Livigno, nonostante la conclusione dei Giochi Olimpici Invernali abbia riportato la quiete, un progetto di gestione faunistica continua a operare ininterrottamente da oltre vent'anni. Questa iniziativa, che prevede la cattura e il trasferimento delle marmotte, riprende ogni primavera, generando discussioni e perplessità. L'ultimo piano pluriennale, avviato nel 2021 e con scadenza nel 2027, è presentato come un modello di gestione sostenibile, ma ha recentemente attirato le critiche della Lega per l'Abolizione della Caccia (LAC), la quale, supportata da dati concreti, ha evidenziato notevoli lacune metodologiche. L'associazione suggerisce che il trasferimento di questi roditori potrebbe non essere guidato da principi di conservazione della biodiversità, ma piuttosto da altre considerazioni.

Dettagli e ambizioni del “Piano Marmotte” di Livigno

La gestione tecnica del programma di ricollocazione delle marmotte è affidata a D.R.E.A.M. Italia, una società specializzata nella risoluzione dei conflitti tra fauna e attività umane, in collaborazione con il Comune di Livigno e la Provincia di Sondrio. Le cifre sono significative: dal 2021 al 2023, sono state catturate 514 marmotte. Dopo una pausa nel 2024, il piano è ripartito con l'obiettivo di spostare ulteriori 50-100 esemplari all'anno fino al 2027. Questo progetto persegue due obiettivi principali: ridurre l'impatto delle marmotte su prati e pascoli, essenziali per l'agricoltura e l'allevamento, e contribuire alla tutela della specie trasferendo gli animali in zone alpine più idonee. Tale approccio è considerato meno invasivo rispetto agli abbattimenti praticati in Svizzera, data la protezione legale delle marmotte in Italia, dove non sono cacciabili.

Tecniche avanzate e protocolli rigorosi nel trasferimento delle marmotte

Le operazioni di cattura e rilascio delle marmotte vengono eseguite con l'ausilio di tecnologie all'avanguardia, come telecamere termiche e droni ad alta risoluzione, per garantire la massima precisione e il minimo disturbo. Tutti gli interventi rispettano scrupolosi protocolli sviluppati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale e dall'ATS Montagna, che prevedono approfondite analisi biometriche e sanitarie degli animali. Si sottolinea che tutte le procedure sono condotte con la massima attenzione al benessere degli animali, grazie a tecniche specifiche e a un innovativo sistema di stabulazione che riduce lo stress. Il progetto beneficia inoltre del supporto attivo della Provincia di Sondrio, della Polizia Provinciale, del Comune di Livigno e di numerosi volontari locali, inclusi agricoltori e cacciatori, appositamente formati per questa iniziativa.

Dubbi e critiche sulla trasparenza del trasferimento delle marmotte

Nonostante le dichiarazioni ufficiali, che presentano il piano di trasferimento delle marmotte come un bilanciamento tra la conservazione della specie e le necessità umane, l'associazione LAC ha espresso serie riserve. Avendo ottenuto i dati attraverso un accesso civico, non senza difficoltà burocratiche, l'associazione contesta la robustezza scientifica del progetto, specialmente per gli interventi antecedenti al 2020. Secondo la LAC, i primi rilasci, iniziati nel 2004, pur rappresentando un tentativo di ripopolamento, non sarebbero stati basati su criteri chiari di selezione degli habitat né avrebbero valutato le cause storiche del declino della specie nelle aree di destinazione, mancando così di affrontare le radici del problema. Si evidenzia inoltre una scarsa trasparenza sui dati storici dei rilasci e, cosa ancor più grave, l'assenza di un monitoraggio costante del successo riproduttivo delle popolazioni trasferite.

Carenze informative e scientifiche nel piano di trasferimento delle marmotte

La LAC denuncia una notevole carenza di informazioni e dati scientifici sia nei piani passati che in quello attuale. In particolare, si lamenta la mancanza di una precisa definizione del numero minimo di fondatori necessario per assicurare l'autosufficienza di una popolazione futura. Per il periodo dal 2004 al 2011, non sono stati forniti dati trasparenti sul numero di animali rilasciati e sulla durata delle operazioni. Ma il punto cruciale è l'assenza di monitoraggi specifici che possano attestare il successo delle prime operazioni, lasciando scarsissime informazioni sul tasso di riproduzione delle piccole popolazioni introdotte nelle nuove aree. Tali lacune informative e scientifiche persistono anche nel piano in corso, come sottolineato dalla Lega. L'individuazione dei siti di rilascio nella Provincia di Sondrio è avvenuta perché la Provincia di Brescia non è più disponibile ad accoglierli, ma anche in questo caso si riscontrano le medesime carenze, quali la mancanza di censimenti, di accertamenti sanitari e genetici, e di una chiara definizione della consistenza minima vitale.

La controversa priorità del benessere animale nel trasferimento delle marmotte

Di fronte a un'evidente carenza di dati che convalidino gli interventi, le motivazioni alla base del piano di trasferimento rimangono ambigue. La ricollocazione delle marmotte viene giustificata con la necessità di ridurre i danni causati dai roditori alle infrastrutture sciistiche e alla produzione foraggera. Tuttavia, la LAC definisce queste ragioni "francamente esagerate e frutto di piccole pressioni a livello comunale", suggerendo che gli interessi umani prevalgano sul benessere animale. Un capitolo significativo in questa contesa tra conservazione e interessi locali è rappresentato dai recenti "capitolo Olimpiadi". Nei mesi che hanno preceduto i Giochi Invernali di Milano-Cortina, la presenza delle marmotte è stata etichettata dalle autorità e dai gestori degli impianti come un serio rischio per la sicurezza delle infrastrutture sciistiche di Livigno. I costruttori temevano che i cunicoli scavati dalle marmotte potessero compromettere la stabilità del terreno e le fondamenta delle piste da sci, creando delle voragini. Il timore condiviso dalla LAC è che il piano di trasferimento delle marmotte sia principalmente mirato a placare le lamentele umane, mentre "il benessere animale, quello delle marmotte rilasciate, rischia di cadere nel dimenticatoio".