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Il Ghiacciaio dei Forni: Testimone del Cambiamento Climatico e la Storia del Rifugio Branca

Il Ghiacciaio dei Forni, un tempo imponente elemento del paesaggio alpino, si rivela oggi un potente simbolo delle profonde alterazioni indotte dal riscaldamento globale. La sua regressione, unita a eventi climatici estremi verificatisi in diverse parti del mondo, sottolinea l'urgenza di comprendere e affrontare la crisi ambientale. La storia del Rifugio Branca, la cui edificazione nel 1932 era strettamente legata alla vicinanza del ghiacciaio, diventa una narrazione tangibile di questa trasformazione, evidenziando come ciò che era un elemento centrale del panorama montano sia ora un lontano ricordo. Questo scenario mette in luce la necessità di un'azione concertata per preservare gli ecosistemi alpini e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Recenti episodi drammatici hanno evidenziato la fragilità degli ecosistemi montani. Il 26 agosto, al confine tra Nepal e Tibet, un massiccio crollo di ghiaccio e roccia sul Langtang Lirung ha generato una serie di frane e inondazioni, causando oltre 1.300 vittime e 5.000 dispersi. Solo tre giorni dopo, negli Stati Uniti, una violenta alluvione lampo nel Grand Canyon ha devastato il Bright Angel Creek, spazzando via ponti pedonali e costringendo all'evacuazione decine di persone. Successivamente, il 1° settembre, in Italia, una nuova frana ha interessato la parete nord-est del Monviso, con un distacco che ha percorso circa mille metri di dislivello, sollevando una nuvola di polvere fino al sentiero per il Rifugio Quintino Sella.

Questi eventi sono stati il punto di partenza per una discussione approfondita sul tema dei "fenomeni estremi" e il loro legame con la crisi climatica, andata in onda l'11 settembre su "UnoMattina". Hanno partecipato Giordano Giorgi, responsabile del Centro Nazionale Coste di ISPRA, la climatologa Serena Giacomin e, in collegamento dal Ghiacciaio dei Forni in Valfurva, l'inviato Rai Giordano Verardi insieme al direttore editoriale di Montagna.tv, Gian Luca Gasca. La scelta del Ghiacciaio dei Forni come location per il collegamento non è stata casuale, poiché qui il cambiamento climatico non è solo una questione di dati statistici, ma una realtà visibile che si manifesta attraverso le drastiche modifiche del paesaggio avvenute nel corso della vita del rifugio.

Il Rifugio Branca, la cui costruzione fu possibile grazie alla generosità di Giuseppina Branca, in memoria del fratello Cesare, un avvocato e appassionato alpinista, fu inaugurato tra il 1932 e il 1934. I documenti dell'epoca, conservati presso il rifugio, descrivono dettagliatamente la sua genesi. La scelta del sito fu il risultato di un'esplorazione condotta il 26 giugno 1932, alla quale parteciparono figure chiave come Giuseppe Tuana, capo delle guide di Bormio, ed Erminio Confortola e Felice Alberti, guide della Valfurva. Dopo aver escluso aree a rischio valanghe, venne individuato un rialzo roccioso vicino al Lago delle Rosole. Il 15 luglio, la commissione tornò sul posto per la posa della prima pietra, dando il via ai lavori su progetto dell'ingegnere Cesare De Micheli. Ciò che colpisce oggi è la descrizione di questa località quasi un secolo fa: le pubblicazioni del Club Alpino Italiano dell'epoca esaltavano la facilità di accesso e la possibilità di raggiungere agilmente tutte le vette del grande bacino del Ghiacciaio dei Forni. Le fotografie mostravano il ghiacciaio come un'enorme colata bianca che dominava il fondovalle, elemento cardine del paesaggio. Il rifugio, in sintesi, fu concepito in funzione di questo ghiacciaio. Oggi, sebbene l'edificio sia rimasto sostanzialmente nella stessa posizione, il ghiacciaio è drammaticamente mutato.

Il Ghiacciaio dei Forni, pur essendo ancora il secondo più esteso d'Italia nel gruppo Ortles-Cevedale, ha subito una trasformazione sbalorditiva negli ultimi decenni. I dati del 2026, presentati da Legambiente, Servizio Glaciologico Lombardo e Università degli Studi di Milano, rivelano un arretramento del fronte di circa tre chilometri dall'inizio del Novecento. Tra il 2014 e il 2022, il ritiro ha superato i 400 metri, con settori che hanno perso fino a 70 metri di spessore. Durante le giornate estive più calde, il ghiacciaio può diminuire il suo spessore di dieci centimetri in sole ventiquattro ore. Questa non è solo una riduzione della sua lunghezza, ma una modifica della sua stessa morfologia: quello che appariva come un'unica grande massa di ghiaccio è ora sempre più frammentato, con rocce e detriti che emergono dove prima c'era solo ghiaccio. Stefano Confortola, attuale gestore del Branca, testimonia: "Siamo ancora vicini al ghiacciaio, ma oggi per raggiungerlo dal rifugio ci vogliono una quarantina di minuti." Questi quaranta minuti a piedi, forse più di molti grafici, raccontano in maniera vivida la crisi dei ghiacciai. Per raccontare questa storia, nel luglio 2026 è stato inaugurato il Sentiero Glaciologico Stoppani-Desio, che dal parcheggio dei Forni guida gli escursionisti attraverso tredici punti di osservazione dedicati all'evoluzione del ghiacciaio dal XIX secolo a oggi, un percorso che continua a essere scritto dal tempo e dal clima.

La storia del Rifugio Branca è indissolubilmente legata a quella della famiglia Confortola. Erminio Confortola e Felice Alberti, le guide della Valfurva menzionate nel documento del CAI del 1932 come co-fondatori del rifugio, erano rispettivamente il padre del nonno e il padre della nonna di Stefano Confortola. Da allora, quattro generazioni della famiglia hanno gestito il Branca, osservando il ghiacciaio mutare sotto i loro occhi. Nel corso degli anni, il rifugio ha subito ampliamenti significativi, in particolare negli anni '80 e '90, e nuovi lavori sono in corso per migliorare la cucina, gli spazi di lavoro e le camere. Tuttavia, l'obiettivo primario, come sottolinea Confortola, è mantenere l'autenticità del Branca come rifugio di montagna, un luogo dove, nonostante le comodità aggiunte, lo spirito alpino rimane intatto. La montagna stessa, tuttavia, si sta trasformando. La stagione dello scialpinismo inizia a marzo, attirando visitatori da tutto il mondo, mentre in estate il rifugio funge da base per escursioni e ascensioni verso vette come Palòn de la Mare, San Matteo e Tresero. Tuttavia, le condizioni montane stanno cambiando, e il periodo migliore per le ascensioni glaciali si concentra ora tra giugno e luglio, poiché in agosto le temperature e lo stato del ghiacciaio possono rendere alcune salite più impegnative e persino pericolose. Il riscaldamento globale altera la criosfera, accelera lo scioglimento dei ghiacciai, degrada il permafrost e modifica il regime idrico in alta quota. Le stagioni cambiano, e con esse gli equilibri che hanno plasmato le montagne per secoli. È evidente che anche il nostro approccio alla montagna deve evolvere. Non ogni crollo è direttamente imputabile al clima, ma il contesto montano in cui questi eventi si verificano sta mutando rapidamente. Questo è ciò che si osserva dal Rifugio Branca. Nelle fotografie del 1932, gli uomini che sceglievano la posizione del rifugio si trovavano di fronte a un paesaggio dominato dal ghiaccio, immaginando nuove avventure verso le cime dell'Ortles-Cevedale. Novantaquattro anni dopo, sebbene continuiamo a salire, sciare e arrampicare sulle stesse rocce, il paesaggio è radicalmente diverso. Dove un tempo c'era ghiaccio, ora si trovano i resti di quella storia: una morena su cui la vegetazione sta prendendo il sopravvento e un torrente impetuoso che scende a valle. Questo ci offre una chiara prospettiva su quanto siano mutate le nostre montagne.