Il maestoso Monviso, affettuosamente conosciuto come il "Re di Pietra", è diventato negli ultimi anni una delle mete più ambite delle Alpi occidentali. Tuttavia, questa crescente popolarità porta con sé sfide complesse, aggravate dagli impatti dei mutamenti climatici. La notevole affluenza di escursionisti, con picchi di duecento persone sulla vetta in un singolo giorno e quarantamila passaggi annuali lungo il "Giro del Viso", unita ai recenti fenomeni franosi e ai cambiamenti ambientali in alta quota, ha spinto la Regione Piemonte a riflettere seriamente su nuove strategie per gestire in modo sostenibile l'accesso a questa montagna iconica. La situazione attuale richiede un equilibrio delicato tra la promozione del turismo e la salvaguardia di un ecosistema fragile, messo a dura prova da un clima sempre più instabile e dalla degradazione del permafrost.
La Regione Piemonte valuta nuove strategie per l'accesso al Monviso
Nella giornata di mercoledì 16 settembre, il neonato "Tavolo Monviso" ha affrontato le delicate questioni relative alla gestione del "Re di Pietra", a seguito dei recenti distacchi rocciosi che hanno interessato diverse zone della montagna. L'incontro, promosso dalla Regione Piemonte, ha riunito un'ampia rappresentanza di enti e figure chiave, tra cui la Provincia di Cuneo, il Comune di Crissolo, l'ARPA, il Politecnico di Torino, il CNR, il Soccorso Alpino, le guide alpine, il CAI, i Carabinieri forestali e il Parco del Monviso.
Durante la riunione, il presidente della Regione, Alberto Cirio, ha evidenziato la necessità di implementare nuove forme di regolamentazione per l'accesso e la frequentazione del Monviso, in particolare nelle aree più frequentate. L'obiettivo primario è conciliare la crescente presenza di alpinisti ed escursionisti con le esigenze impellenti di sicurezza, la tutela ambientale e il mantenimento dell'accessibilità. Tra le proposte emerse, si sta valutando l'introduzione di un sistema di registrazione preventiva per coloro che intendono raggiungere la vetta. Questo strumento permetterebbe di monitorare con maggiore precisione i flussi di visitatori e i periodi di maggiore affluenza, fornendo dati preziosi anche agli operatori della sicurezza e del soccorso in montagna. Un recente fine settimana ha visto la presenza di circa duecento persone in vetta, e il Soccorso Alpino ha effettuato oltre cento interventi nell'area negli ultimi tre anni, con quasi la metà dei casi riguardanti persone che avevano smarrito il percorso. L'aumento della concentrazione di persone, infatti, incrementa l'esposizione a rischi come scariche di pietre, errori di navigazione e improvvisi mutamenti delle condizioni meteorologiche. La discussione, dunque, non si limita alla stabilità delle pareti rocciose, ma si estende a come la montagna, sempre più attrattiva, potrà essere percorsa nei prossimi anni in piena sicurezza e nel rispetto del suo delicato equilibrio.
Il confronto assume un'importanza cruciale alla luce dei recenti e allarmanti fenomeni geologici. Il 1° settembre, una vasta frana si è staccata dal versante nord-est, poco sopra il Torrione Saint Robert, provocando il distacco di migliaia di metri cubi di materiale e percorrendo circa mille metri di dislivello. Nei giorni successivi, l'ARPA ha registrato continue scariche di pietre nella stessa area. Un secondo significativo crollo è avvenuto nella notte tra il 13 e il 14 settembre, questa volta nella zona dei Torrioni Sari, sul versante meridionale. È importante sottolineare che gli eventi franosi non sono una novità per il Monviso, con episodi documentati anche nel 2019 e nel 2023. Ciò che preoccupa maggiormente tecnici e amministratori è il contesto climatico in cui questi eventi si verificano: tra il 10 giugno e il 10 settembre, la stazione ARPA situata sul Monviso, a oltre 3.300 metri di altitudine, ha registrato temperature costantemente superiori allo zero, un dato senza precedenti. L'ARPA attribuisce lo stress termico quale fattore scatenante dei recenti distacchi e il degrado del permafrost come possibile concausa, pur sottolineando la necessità di analizzare ogni crollo singolarmente. La roccia del Monviso, già intrinsecamente fratturata, subisce un'ulteriore instabilità a causa dell'alternarsi delle condizioni termiche, mentre il degrado del permafrost, ovvero il terreno o la roccia che rimane perennemente congelata, può ridurre significativamente la coesione degli ammassi rocciosi.
Prima di ipotizzare sistemi di prenotazione o registrazione, gli interventi più concreti potrebbero concentrarsi sulla rete sentieristica. La Regione ha annunciato nuovi rilievi dettagliati sui crolli, anche mediante l'uso di droni, e una verifica approfondita dei tratti più esposti. Tra le soluzioni allo studio, vi è la possibilità di creare un percorso alternativo per raggiungere il Rifugio Quintino Sella, oltre al miglioramento della segnaletica e all'introduzione di eventuali limitazioni temporanee nelle zone considerate più vulnerabili. Un'altra strategia fondamentale sarà quella di distribuire meglio i flussi di visitatori. Il Giro del Monviso vanta già circa 40 mila passaggi annuali, e il Parco dispone di una rete di circa 150 chilometri di sentieri. La valorizzazione di itinerari meno battuti potrebbe alleggerire la pressione sui percorsi che convergono verso la parte alta della montagna. Il "Tavolo Monviso" ha quindi aperto un dibattito destinato a protrarsi, ponendo al centro la questione cruciale di come e quanto regolamentare l'accesso a una grande montagna alpina che, pur attirando un numero crescente di visitatori, sta affrontando condizioni ambientali in rapida evoluzione. La Regione si prefigge di raggiungere una prima sintesi degli studi e delle possibili azioni entro la primavera del 2027. Il Monviso potrebbe rappresentare solo il primo passo: il 22 settembre è già previsto un confronto analogo per il Monte Rosa, con l'obiettivo dichiarato di trasformare questa esperienza in un tavolo permanente sulla resilienza dell'intero arco alpino piemontese, promuovendo un approccio integrato e sostenibile alla gestione delle risorse montane.