Il Nepal si trova ad affrontare una delle peggiori crisi climatiche recenti, causata da un'intensa perturbazione di fine monsone. Questo fenomeno ha scatenato piogge torrenziali nelle regioni di bassa quota e copiose nevicate sulle vette himalayane. Le conseguenze sono state catastrofiche: numerose frane hanno squarciato il paesaggio, alluvioni hanno sommerso intere aree e una drammatica valanga ha colpito l'Himlung Himal. Il bilancio delle vittime e dei dispersi è in costante aumento, e migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Le infrastrutture vitali, come strade e reti elettriche, hanno subito danni ingenti, isolando intere comunità e aggravando ulteriormente la situazione umanitaria. Questa concomitanza di disastri naturali sta mettendo a dura prova la capacità di risposta del Paese, già provato da un'estate caratterizzata da eventi idrogeologici estremi.
Dettagli Devastanti: Il Nepal in Ginocchio Tra Acqua e Neve
Nei giorni scorsi, a partire da giovedì, il Nepal è stato colpito da una violenta ondata di maltempo, una coda particolarmente aggressiva della stagione monsonica. Le precipitazioni eccezionali hanno causato almeno una ventina di decessi e numerosi dispersi, a cui si aggiungono le vittime e i dodici dispersi della valanga che ha travolto l'Himlung Himal. Le regioni occidentali e centro-meridionali sono state le più colpite, con fiumi ingrossati e frane che hanno distrutto abitazioni e infrastrutture. Domenica, oltre 1.450 residenti sono stati evacuati, con 179 case completamente annientate e centinaia a rischio. Distretti come Baglung, Palpa, Myagdi e Dhanusha hanno registrato il maggior numero di danni, con la provincia di Gandaki che ha contato undici vittime, quattro feriti e quattro dispersi. Le forze armate nepalesi e i soccorritori sono incessantemente impegnati nelle operazioni di salvataggio.
La viabilità del Paese è stata gravemente compromessa: le piogge iniziate sabato sera hanno interrotto i collegamenti tra importanti località come Lamjung e Manang, Parbat e Baglung, e Myagdi e Mustang. Le rampe di accesso a molti ponti sono state spazzate via, rendendo impossibili i transiti. Quattro delle cinque arterie principali che connettono la capitale Kathmandu al resto del Paese hanno subito interruzioni, portando le autorità a imporre restrizioni notturne e a sconsigliare viaggi non essenziali.
Anche la fornitura energetica ha subito un duro colpo. Domenica, le frane lungo il corridoio del Kali Gandaki hanno danneggiato i tralicci della linea ad alta tensione Dana-Kushma, paralizzando dodici centrali idroelettriche con una capacità totale di oltre 358 MW. Includendo gli impianti fermati precauzionalmente, la produzione energetica inattiva ha superato temporaneamente i 790 MW, secondo la Nepal Electricity Authority.
Nel distretto montuoso di Manang, dove si trova l'Himlung, una frana ha parzialmente bloccato il fiume Marsyangdi, causando un rapido innalzamento del livello delle acque e il timore di un'inondazione improvvisa. Gli abitanti di Koto e delle aree circostanti hanno trascorso la notte al riparo nei boschi e nelle grotte. Lunedì mattina, la situazione è migliorata con il calo del livello del fiume, permettendo a parte della popolazione di rientrare nelle proprie case, sebbene l'area rimanga sotto stretta sorveglianza.
In alta quota, in Himalaya, la stessa perturbazione ha portato abbondanti nevicate. Sul Manaslu, dove diverse spedizioni avevano già rinunciato ai tentativi di vetta a causa delle previsioni, sono caduti fino a tre metri di neve al campo base. Questo ha innalzato notevolmente il rischio di valanghe, compromettendo la stagione alpinistica autunnale e costringendo molti a lasciare i campi base prima del picco del maltempo.
Questa emergenza mette in luce la vulnerabilità del Nepal ai cambiamenti climatici e all'intensificarsi degli eventi meteorologici estremi, che richiedono un'urgente attenzione globale e strategie di adattamento locali.