Il mondo dell'alpinismo, un vero e proprio universo a sé, è popolato da cime maestose e da individui straordinari, persone che si incrociano lungo i sentieri o che formano legami indissolubili, come le cordate che li uniscono. Spesso, questi legami trascendono il contatto fisico, trasformandosi in connessioni emotive quasi virtuali. È il caso di figure carismatiche, i cui nomi risuonano con una familiarità quasi domestica, ma che al contempo evocano un senso di irraggiungibile grandezza, come divinità dell'Olimpo. Questi personaggi diventano fonte d'ispirazione e motivazione, veri e propri influencer le cui gesta, successi e battute d'arresto sono seguiti con avidità attraverso i media, i libri e i film. Ci si aspetta sempre di incontrarli, magari per caso a un evento o in un luogo inatteso, desiderosi di scoprire il prossimo capitolo della loro vita, che sia una conquista in alta quota o un evento personale, come in una serie televisiva.
Però, c'è un capitolo per il quale nessuno è mai pronto: l'addio finale. Ci si può sentire in lutto per qualcuno che, in fondo, non si è mai conosciuto personalmente? L'universo della montagna ci mostra che sì, è possibile. Ogni volta che ciò accade, anche se si è già vissuta la perdita di altri eroi, si riprovano le stesse sensazioni: un senso di sospensione, la difficoltà di accettare la realtà, l'incapacità di distinguere un prima da un dopo. A tutto ciò si unisce il profondo senso di appartenenza a una comunità che il mondo delle alture sa creare, anche a distanza.
Questo è quanto è successo recentemente con la scomparsa di Nirmal Purja, travolto da una valanga devastante sul Broad Peak. Egli è stato una delle dieci vittime di questa tragedia, ciascuna delle quali merita di essere ricordata. Tuttavia, il suo nome ha inevitabilmente attirato l'attenzione maggiore, e per lui si è sperato fino all'ultimo in un miracoloso "non oggi". Di fronte a simili eventi, si cerca istintivamente conforto in immagini, racconti e memorie. Lasciando da parte per un momento la tristezza e le riflessioni che accompagnano tale circostanza, è opportuno fare un tuffo nel passato per rivivere l'impresa che ha fatto conoscere "Nims" come colui che osava sognare l'impossibile.
Per commemorare Nirmal Purja, vale la pena rivedere "14 Vette: Scalate ai Limiti del Possibile", un film del 2021 diretto da Torquil Jones, distribuito da Netflix e candidato agli Emmy Awards. Questa pellicola non celebra il Nims già celebre, ma piuttosto il Nirmal che doveva ancora conquistare la fiducia della comunità alpinistica, specialmente quella occidentale.
Il documentario narra il suo "Project Possible": la sfida di scalare tutte le quattordici montagne più alte del mondo, gli Ottomila, in un tempo record di soli sette mesi. Prima di lui, solo 40 alpinisti avevano completato questa impresa, con record come quello di Jerzy Kukuczka (1987) e del coreano Kim Chang-ho (2013), che impiegarono circa otto anni. Nims si propose di riscrivere la storia in meno di un anno, un'idea che suscitò scetticismo e che appariva irrealizzabile, senza contare le enormi sfide economiche per trovare i finanziamenti necessari. Come affermò lo stesso Purja, ex-Gurkha dell'esercito britannico, parlando della genesi dell'impresa: "I combattimenti d'élite non erano più sufficienti. Volevo una prova maggiore. Qualcosa che nessuno riteneva possibile: scalare tutte le quattordici montagne della 'zona della morte' in sette mesi."
L'epica avventura ebbe inizio nell'aprile 2019 sull'Annapurna e si concluse nell'ottobre dello stesso anno sullo Shisha Pangma, dopo soli 189 giorni. Un'impresa caratterizzata da ritmi quasi sovrumani, resa possibile dalla sua eccezionale capacità fisica e da un'attenta pianificazione logistica (l'uso di ossigeno supplementare e di elicotteri per i trasferimenti, aspetti che sollevarono dibattiti nel mondo dell'alpinismo tradizionale). Le cime furono conquistate in rapida successione: Annapurna (23 aprile), Dhaulagiri (12 maggio), Kangchenjunga (15 maggio), Everest e Lhotse lo stesso giorno (22 maggio), Makalu (24 maggio), Nanga Parbat (3 luglio), Gasherbrum I (15 luglio), Gasherbrum II (18 luglio), K2 (24 luglio), Broad Peak (26 luglio), Cho Oyu (23 settembre), Manaslu (27 settembre) e Shisha Pangma (29 ottobre).
Con i quattordici Ottomila in tasca, Nims si trasformò rapidamente da sconosciuto ambizioso a icona globale e eroe nazionale nepalese. La sua fama crebbe ulteriormente con la prima ascesa invernale al K2 nel gennaio 2021: un'impresa collettiva entrata nella leggenda dell'alpinismo, compiuta da un team interamente nepalese che raggiunse la cima intonando l'inno nazionale. In quell'occasione, lo stesso Nims completò la salita senza l'ausilio di ossigeno supplementare.
Rivedere "14 Vette" oggi non è soltanto un modo per celebrare un'eccezionale dimostrazione di capacità atletica, ma anche per ricordare il messaggio di modestia e risolutezza che Nirmal Purja ha lasciato al mondo intero. Con fede, impegno e spirito di squadra, nessun traguardo è veramente irraggiungibile.