L'arrivo di KFC sulle piste da sci di Cortina d'Ampezzo e Madonna di Campiglio, previsto per il 5 dicembre 2026, ha riacceso un acceso dibattito riguardo alla direzione che sta prendendo il turismo montano. Questa iniziativa, che segue le discussioni estive sul consumismo in alta quota, divide l'opinione pubblica in due fronti: da un lato, coloro che apprezzano l'espansione dei servizi nelle località turistiche, considerandola un'evoluzione naturale per soddisfare le diverse esigenze dei visitatori; dall'altro, chi invoca un approccio più essenziale e rispettoso dell'ambiente alpino, preoccupato per la crescente commercializzazione e la perdita di autenticità.
La storia di KFC, che ha le sue radici nella perseveranza del Colonnello Harland Sanders, un autodidatta che ha trasformato la sua ricetta segreta in un impero globale, riflette l'ambizione di portare un'offerta consolidata in nuovi contesti. I nuovi ristoranti si posizioneranno a 2.123 metri sul Monte Faloria a Cortina e a 1.700 metri a Piana di Nambino a Campiglio, in collaborazione con il gruppo Super G. L'obiettivo dichiarato è quello di intercettare un pubblico variegato, dalle giovani generazioni alle famiglie, proponendo un'alternativa di fast food a prezzi contenuti in un ambiente prestigioso. Questa strategia mira a rendere l'esperienza montana più accessibile, fornendo un'opzione gastronomica rapida e conveniente, contrastando la percezione di costi elevati spesso associati allo sci e alla ristorazione in quota.
L'introduzione di KFC nelle Dolomiti ha generato un'ampia discussione online, evidenziando una chiara polarizzazione delle opinioni. I detrattori vedono in questa espansione un ulteriore passo verso la "spettacolarizzazione" della montagna, temendo un aumento dell'overtourism, una gestione inadeguata dei rifiuti e un'omologazione alle logiche consumistiche urbane che snaturerebbero l'identità alpina. I sostenitori, invece, accolgono la novità con un approccio pragmatico, sottolineando la necessità di opzioni di ristorazione più democratiche e accessibili, specialmente in un contesto dove i costi dello sci sono già elevati e l'offerta gastronomica spesso limitata a panini essenziali o ristoranti di lusso. Questo punto di vista evidenzia come l'arrivo di KFC possa rappresentare un'opportunità per rendere la montagna più inclusiva, offrendo una pausa pasto rapida ed economica senza compromettere il budget dei visitatori. La questione, tuttavia, appare localizzata a contesti come Cortina e Madonna di Campiglio, note per il loro turismo mondano e patinato, il che rende l'introduzione di servizi di questo tipo meno sorprendente rispetto a località con un'impronta più tradizionale e sostenibile.
L'evoluzione del turismo montano, come testimoniato dall'arrivo di catene di fast food, riflette una crescente domanda di servizi diversificati e accessibili, che va di pari passo con la democratizzazione dell'esperienza in alta quota. Mentre è fondamentale preservare l'integrità e la bellezza degli ambienti alpini, è altrettanto importante accogliere soluzioni che rendano la montagna fruibile a un pubblico più ampio, promuovendo al contempo un turismo consapevole e responsabile. L'equilibrio tra tradizione e innovazione, tra autenticità e modernità, è la chiave per un futuro in cui le montagne possano essere apprezzate da tutti, senza compromettere il loro valore intrinseco e la loro sostenibilità.