I rinomati alpinisti Luca Schiera e Paolo Marazzi hanno concluso con successo la loro lunga e impegnativa concatenazione nella Val Masino, un'impresa che ha richiesto quasi tre anni di sforzi. L'itinerario, esteso per 43,5 chilometri e caratterizzato da 4500 metri di dislivello positivo, ha visto la scalata di oltre quaranta tiri di corda attraverso tre iconici spigoli classici: la Canali-Osio al Pizzo Torrone Orientale, lo spigolo della Punta Allievi e lo Spigolo Vinci al Cengalo. Questo progetto non è stato solo una dimostrazione di abilità fisica e tecnica, ma anche di straordinaria resilienza di fronte a numerosi ostacoli, inclusi infortuni e malattie, culminando in un'avventura che unisce corsa e arrampicata in un'armoniosa fusione.
Cronaca dell'Impresa nella Val Masino
Nel cuore della spettacolare Val Masino, gli alpinisti Luca Schiera e Paolo Marazzi, membri dei Ragni di Lecco, hanno coronato un'ambiziosa concatenazione che ha unito tre vette imponenti. L'idea iniziale di affrontare un "giro lungo" nella Val Masino, suggerita dall'esperto Saro Costa e che prevedeva la scalata della Canali-Osio al Pizzo Torrone Orientale, lo spigolo della Punta Allievi e lo Spigolo Vinci al Cengalo, si è trasformata in un'odissea di quasi tre anni.
Il progetto originale dei due alpinisti prevedeva anche l'aggiunta dello Spigolo Nord del Badile, rendendo l'impresa ancora più ardua. Il primo tentativo, avvenuto nel settembre 2023, vide Schiera e Marazzi partire da Bondo nel cuore della notte per affrontare il Badile. Le condizioni erano estreme, con temperature gelide che li costrinsero a un'arrampicata rapida per mantenersi caldi. Nonostante l'inizio promettente, la fatica, la privazione del sonno e un ritmo iniziale eccessivo li prosciugarono di energie, costringendoli a interrompere l'ascesa al Rifugio Allievi. Il loro sogno di completare il percorso si infranse, per il momento, ai piedi del Cengalo, una vetta che in quel frangente sembrava irraggiungibile.
Il 2024 fu un anno segnato da intense preparazioni fisiche, con numerosi chilometri di corsa sulla Dorsale Lariana e diverse concatenazioni veloci, volte ad abituare il corpo alla transizione costante tra corsa e arrampicata. Tuttavia, la fortuna non fu dalla loro parte: Paolo Marazzi fu costretto a fermarsi per un'infiammazione al ginocchio, mentre Luca Schiera, rientrato dall'Angola, contrasse una grave forma di malaria. A complicare ulteriormente la situazione, poco dopo la sua ripresa, Schiera subì un serio infortunio alla caviglia. Il dolore persistette anche durante l'inverno successivo, trascorso in Patagonia, dove una diagnosi rivelò una frattura dell'astragalo.
Nonostante la mobilità ridotta e una preparazione fisica incompleta, nell'estate del 2025 i due alpinisti decisero di riprovare. Preposero parte dell'equipaggiamento lungo il percorso e partirono una settimana dopo. Ancora una volta, l'impresa si rivelò estremamente difficile, trasformandosi in una "lunga sofferenza" a partire dalla Punta Allievi. Sebbene riuscirono a raggiungere il Cengalo, dovettero fermarsi a pochi passi dal completamento, lasciando ancora una volta l'obiettivo incompiuto.
La svolta arrivò nel luglio 2026. Con un'attenta pianificazione, approfittarono di una "finestra" meteorologica quasi perfetta: tempo stabile, roccia asciutta e temperature abbastanza elevate per consentire un'arrampicata rapida sopra i tremila metri. Tuttavia, le alte temperature portarono con sé anche la sfida di uno zero termico stabilmente oltre i 4000 metri, una condizione insolita. Durante questo tentativo decisivo, Paolo Marazzi dettò il passo, mantenendo un ritmo incredibilmente elevato sui sentieri, simile a quello dei "cancelli del Trofeo Kima". Correndo quando possibile, spingendo in salita e utilizzando i nevai in discesa, ridussero al minimo le soste. Al Bivacco Kima, un amico si unì a loro, offrendo supporto morale e documentando l'impresa con fotografie.
La Canali-Osio al Pizzo Torrone Orientale fu scalata rapidamente, con Paolo in testa, e in sole due ore completarono sia la via che la successiva discesa in corda doppia. Alla Punta Allievi, nonostante il caldo intenso, Schiera trovò l'equilibrio perfetto tra velocità e conservazione delle energie, permettendo alla cordata di raggiungere la cima con due lunghi tiri. Dopo la discesa, furono accolti e riforniti al Rifugio Allievi.
La fase cruciale fu il lungo traverso di oltre dieci chilometri verso il Cengalo, che includeva tre passi alpini e molte ore sotto il sole. Questa sezione, temuta da entrambi, fu affrontata con sorprendente energia. Raggiunto l'attacco, scalarono lo Spigolo Vinci in circa un'ora, nonostante le forti raffiche di vento. Nel tardo pomeriggio, con la parete illuminata da una luce dorata, capirono che questa volta avrebbero completato il progetto. Al Rifugio Gianetti, si fermarono per un pasto, per riorganizzare l'attrezzatura e preparare le lampade frontali. Con l'aiuto di un "lepre" che li guidò in un ritmo ancora più sostenuto, intrapresero la lunga discesa finale verso valle.
Il risultato finale fu un'impresa di 43,5 chilometri, 4500 metri di dislivello positivo e oltre quaranta tiri di corda, sette dei quali percorsi in conserva. Un dato notevole fu il consumo di circa dodici litri d'acqua durante la giornata. Coerentemente con la loro filosofia, Schiera e Marazzi hanno scelto di non rendere pubblico il tempo complessivo dell'impresa, per evitare di trasformare un itinerario alpinistico, apprezzato per la sua bellezza e continuità, in una mera competizione cronometrica. La loro attività, che fonde alpinismo, corsa e concatenazione, è stata una realizzazione di un'idea ambiziosa, resa possibile anche dal sostegno di amici, fotografi, rifugisti e di tutti coloro che hanno creduto nel loro ritorno sul Sentiero Roma in questi tre anni.
Questa straordinaria impresa di Luca Schiera e Paolo Marazzi ci insegna il valore inestimabile della tenacia e della perseveranza di fronte alle avversità. La loro avventura nella Val Masino non è solo un racconto di successo alpinistico, ma un potente monito a non abbandonare i propri sogni, anche quando il percorso è costellato di ostacoli inaspettati. La capacità di adattarsi, di superare infortuni e malattie, e di continuare a perseguire un obiettivo con dedizione, evidenzia una lezione universale sulla forza della volontà umana. Inoltre, la loro scelta di non pubblicare il tempo della concatenazione è un gesto significativo, che sottolinea l'importanza di apprezzare l'esperienza e la bellezza intrinseca di un'attività piuttosto che ridurla a una mera competizione. È un invito a riscoprire il significato più profondo dell'esplorazione e della connessione con la natura, lontano dalla frenesia della performance e della classifica.