Il 23 aprile 2026, l'UNESCO ha arricchito la sua Rete Globale dei Geoparchi con l'introduzione di dodici nuovi siti. Questo ampliamento porta il numero complessivo di geoparchi a 241, distribuiti in 51 nazioni, e l'estensione totale supera gli 882.000 km². Questa superficie monumentale, equivalente a quasi il triplo del territorio italiano, è interamente dedicata alla salvaguardia del patrimonio geologico e alla promozione di uno sviluppo equo e duraturo per le comunità locali. Come ha enfatizzato il Direttore Generale dell'UNESCO, Khaled El-Enany, ogni roccia e ogni fossile racchiudono una narrazione universale, che fonde la scienza con la tenacia dei territori.
Anche se in questa fase l'Italia non ha visto l'aggiunta di nuovi riconoscimenti, il nostro paese continua a essere un pilastro fondamentale della rete mondiale, con ben 12 siti che hanno già ottenuto questo prestigioso titolo. La rilevanza scientifica di questi luoghi è ulteriormente accresciuta dal fatto che molti di essi si trovano all'interno di Parchi Nazionali o Regionali. I Geoparchi Mondiali italiani sono disseminati lungo l'intera penisola, offrendo un affascinante itinerario alla scoperta della storia geologica del paese.
Il viaggio inizia dalle maestose vette alpine, con i siti di Sesia Val Grande e Adamello Brenta, custodi della millenaria storia delle Alpi, per poi proseguire lungo la costa ligure con il Beigua. In Toscana, il percorso include le celebri Alpi Apuane, rinomate a livello globale per i loro marmi, e il Parco Minerario, il cuore metallifero della regione. L'itinerario continua nell'Appennino Centrale con la Maiella, simbolo di un profondo legame tra geologia e spiritualità, e scende verso sud, attraverso le scogliere del Cilento, le cime del Pollino e dell'Aspromonte, che delineano il confine montuoso tra Basilicata e Calabria. Infine, dopo aver attraversato l'altopiano carsico dell'Alta Murgia in Puglia, il racconto si conclude in Sicilia, tra le vette delle Madonie e gli antichi giacimenti salini della Rocca di Cerere.
Le dodici nuove designazioni abbracciano quasi tutti i continenti, segnando anche alcune tappe storiche. La Tunisia, per esempio, fa il suo debutto nella rete con il geoparco di Dahar, il primo del paese e il terzo in Africa. L'Oriente spicca per la sua presenza, con la Cina che rafforza la sua posizione di leader globale grazie a due nuovi siti: il Geoparco di Changshan, un eccezionale museo geologico naturale e laboratorio per studi paleontologici, e il Mt. Siguniang, situato sul margine orientale dell'altopiano del Qinghai-Tibet, un insediamento cruciale per le comunità tibetane Jiarong. Il Giappone aggiunge l'altopiano carsico Miné-Akiyoshidai, un'area che narra 80 milioni di anni di evoluzione degli ecosistemi marini e si trova in una zona 'satochi satoyama', un'area di transizione tra ambienti naturali e urbani, ricca di biodiversità e modellata da secoli di tradizioni agricole locali.
In Europa, nel Sud della Francia, emerge il Geoparco Terres d'Hérault, un territorio caratterizzato da spettacolari formazioni geologiche e profondi canyon, che documenta oltre 540 milioni di anni di storia geologica. Nell'Egeo, la Grecia celebra l'ingresso di Nisyros, una delle caldere meglio conservate del Mediterraneo, dove il vulcanismo attivo coesiste in armonia con l'architettura tradizionale delle isole del Dodecaneso. Il viaggio prosegue in Portogallo con il Geoparco dell'Algarve, un territorio la cui geologia racconta i grandi tsunami del passato, come quello del 1755, e dove si trova la miniera di sale di Loulé, il punto più basso del paese accessibile al pubblico. L'Irlanda entra nella rete con il Joyce Country e i laghi occidentali, un'area caratterizzata da sistemi carsici unici e dal primato di essere il primo geoparco irlandese a includere una zona Gaeltacht, dove l'irlandese è una lingua viva, parlata in casa, a scuola, in ufficio e nella vita sociale.
L'Uruguay presenta il Manantiales Serranos, una regione vitale per le risorse idriche del paese, con oltre l'80% del territorio composto da rocce metamorfiche e ignee, testimonianza di una significativa attività tettonica. La Russia vede l'ingresso del Toratau, nel Bashkortostan, le cui montagne custodiscono i resti di un'antica barriera corallina di 300 milioni di anni fa. La Malesia raddoppia con il Geoparco del Lenggong, incastonato tra le catene montuose di Titiwangsa e Bintang, sede di importanti scoperte archeologiche, e quello del Delta del Sarawak, che si trova in corrispondenza di un significativo confine geologico, dove oltre 200 milioni di anni fa due antiche masse continentali si incontrarono, durante la frammentazione del supercontinente Gondwana.
Un geoparco, come evidenziato dal Direttore Generale dell'UNESCO, Khaled El-Enany, non è semplicemente un catalogo di formazioni geologiche, ma rappresenta un impegno concreto per il futuro. In appena dieci anni, i Geoparchi Mondiali hanno dimostrato come la salvaguardia del patrimonio geologico sia un motore per il progresso scientifico, il rafforzamento dell'istruzione e la costruzione di una resilienza locale.
Il modello UNESCO si fonda su tre principi essenziali: conservazione, educazione e sviluppo sostenibile. Il riconoscimento dei Geoparchi si propone quindi non solo di tutelare e promuovere le meraviglie geologiche del nostro pianeta, ma anche di sostenere le popolazioni indigene e le comunità locali nella valorizzazione della loro cultura e delle loro conoscenze, conciliando protezione e progresso. Per questo motivo, l'UNESCO si impegna attivamente a espandere questi riconoscimenti in aree dove i Geoparchi sono ancora poco presenti, con particolare attenzione all'Africa, agli Stati Arabi e ai piccoli stati insulari. Attraverso missioni di esperti, programmi di formazione personalizzati e consulenze strategiche a livello nazionale e locale, l'Organizzazione continua a guidare i territori meno rappresentati nella preparazione delle loro candidature. L'obiettivo ultimo è chiaro: assicurare che lo status di Geoparco Globale diventi un faro per lo sviluppo sostenibile in ogni angolo del Pianeta.