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La Battaglia delle Guide Escursionistiche: Richiesta di Legge Nazionale dopo la Sentenza Lombarda

A seguito della pronuncia del maggio 2026, che ha respinto i ricorsi contro le disposizioni lombarde del 2024, le associazioni rappresentative delle Guide Ambientali Escursionistiche (GAE) italiane si trovano a fronteggiare una situazione critica. Tale sentenza ha sancito che le GAE non possono più svolgere la loro attività professionale su sentieri classificati E (escursionistico) ed EE (escursionistico esperto) al di sopra dei 700 metri di altitudine, una prerogativa ora esclusiva delle guide alpine e degli accompagnatori di media montagna (AMM).

Questa decisione, che ha disatteso le aspettative delle GAE, solleva notevoli perplessità sia per le sue implicazioni pratiche che per le argomentazioni giuridiche su cui si fonda. Un'analisi approfondita del provvedimento, condotta con l'ausilio di esperti legali, ha evidenziato come dati cruciali non siano stati considerati appieno. In particolare, le statistiche relative alle polizze assicurative delle GAE dimostrano un numero quasi insignificante di infortuni lievi (solo due) negli ultimi cinque anni in Lombardia, dati che contrastano con le migliaia di segnalazioni di incidenti a cui fa riferimento la sentenza del Soccorso Alpino. Le organizzazioni, che contano oltre 5550 guide a livello nazionale e circa 400 nella sola Lombardia, non interpretano questa pronuncia come un epilogo definitivo del dibattito sulle competenze tra le diverse figure professionali dell'accompagnamento in natura. Al contrario, essa accentua l'urgenza di una normativa nazionale che possa introdurre chiarezza, protezione e standard uniformi in tutta Italia. Le Guide Ambientali Escursionistiche si distinguono per la loro formazione continua, la costante copertura assicurativa e l'approccio meticoloso nella gestione dei gruppi, confermando l'escursionismo guidato come un'attività intrinsecamente sicura e affidabile, come attestato dal numero eccezionalmente basso di incidenti.

Dopo la bocciatura del ricorso, le principali associazioni di categoria, tra cui AGAE, AIGAE, ASSOGUIDE e LAGAP, hanno ribadito con forza che le restrizioni imposte dalla Regione Lombardia sono valide esclusivamente all'interno del suo territorio e ogni tentativo di estenderle ad altre regioni sarebbe privo di fondamento, poiché la professione delle GAE rimane legittima ai sensi della Legge 4/2013. Inoltre, tali limitazioni non si applicano alle aree protette, siano esse nazionali o regionali, in quanto la regolamentazione della rete sentieristica e delle attività consentite nei parchi rientra nelle competenze degli enti gestori, come stabilito dai rispettivi regolamenti e piani. Questo principio è stato ulteriormente consolidato dalle sentenze 121/2018 e 180/2019 della Corte costituzionale, che hanno dichiarato illegittime norme regionali che attribuivano a soggetti diversi le competenze relative alla sentieristica. La sentenza del Consiglio di Stato non risolve in maniera conclusiva il complesso rapporto tra le diverse professioni, data l'esistenza di numerose altre pronunce giurisprudenziali, inclusi precedenti della Corte costituzionale e dello stesso Consiglio di Stato, che offrono interpretazioni differenti. Pertanto, a livello nazionale, le questioni restano irrisolte, sottolineando la necessità di un intervento legislativo chiaro e definitivo. I presidenti delle associazioni hanno espresso la loro determinazione, con Alberto Calamai di AGAE che sottolinea la coesione e la forza della categoria professionale, rifiutando ogni tentativo di subordinazione ad altre figure. Guglielmo Ruggiero di AIGAE evidenzia il grave impatto sulla vita delle GAE lombarde e definisce la sentenza un attacco alla libera concorrenza. Luca Berchicci di AssoGuide condanna la misura come sproporzionata e invita a una legge nazionale moderna. Infine, Marco Fazion di LAGAP afferma che le GAE sono una risorsa preziosa per il turismo sostenibile e chiede una legge che restituisca dignità e certezze a questi professionisti.

Questa vicenda, che vede le Guide Ambientali Escursionistiche unite nel fronteggiare una decisione restrittiva, evidenzia l'importanza di un quadro normativo chiaro e uniforme. Sottolinea come la professionalità, la sicurezza e la passione per l'ambiente debbano essere riconosciute e tutelate, non solo a beneficio di una categoria lavorativa, ma dell'intero settore del turismo sostenibile e della valorizzazione del patrimonio naturale. La richiesta di una legge nazionale non è solo una battaglia per i diritti delle GAE, ma un passo verso un futuro in cui la competenza e l'impegno verso la natura siano pienamente valorizzati.