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La catastrofe della valanga del Beth del 1904: un secolo di memoria alpina

Nelle remote e aspre vette sopra Pragelato, nella Val Troncea, a oltre 2700 metri di altitudine, le miniere del Beth furono per decenni un centro cruciale per l'estrazione del rame, un'impresa mineraria tra le più impegnative delle Alpi Occidentali. L'attività ebbe inizio nel 1863 grazie all'imprenditore torinese Pietro Giani, che affrontò le severe condizioni climatiche, con inverni lunghi e rigidi ed estati brevi. La vita in queste miniere era intrinsecamente legata ai ritmi della montagna e alla durezza del lavoro. Le difficoltà logistiche, la fornitura di viveri e materiali, e il costante rischio naturale erano all'ordine del giorno. Nonostante le avversità, queste miniere rappresentavano per molti operai una garanzia di sussistenza, offrendo un riparo e cibo in un'epoca di profonde incertezze economiche.

Il 19 aprile 1904, la miniera fu teatro di una catastrofe senza precedenti: una valanga distruttiva. Dopo abbondanti e persistenti nevicate che avevano reso i pendii instabili, i minatori, con scorte alimentari ridotte e consapevoli del pericolo imminente, decisero di abbandonare il cantiere per ricongiungersi con le loro famiglie a valle. Nonostante alcuni disaccordi tra i residenti della valle, la paura di rimanere isolati senza cibo spinse gli uomini ad affrontare il rischio di un distacco nevoso. Si misero in cammino la mattina del 19 aprile, in gruppi ben distanziati per minimizzare l'impatto di un'eventuale valanga, una pratica adottata anche ai giorni nostri. Tra mezzogiorno e mezzogiorno e mezzo, una massa di neve impressionante si staccò dai versanti del canalone del Gourée. Il frastuono premonitore delle grandi valanghe precedette l'onda bianca che travolse tutti i gruppi, trascinandoli a valle senza scampo. Le operazioni di soccorso, avviate il giorno successivo a causa delle condizioni proibitive, coinvolsero gli abitanti delle valli circostanti, militari del Forte di Fenestrelle, guardie forestali e Carabinieri. Trenta furono i superstiti, ma il bilancio finale fu drammatico: 81 vittime, facendo di questa valanga la più grave sciagura sul lavoro nella storia del Piemonte. Il recupero dei corpi si protrasse per settimane; l'ultimo fu ritrovato solo il 28 giugno 1904. Le vittime provenivano da diverse località delle valli Chisone e Germanasca, oltre a operai specializzati giunti dal Bellunese; il più giovane aveva appena sedici anni.

Negli anni successivi, l'attività mineraria a Beth riprese, affrontando tuttavia continue difficoltà economiche e organizzative, fino alla sua chiusura definitiva nel 1914. Il sito minerario, progressivamente abbandonato, si trasformò in un muto testimone di un'era industriale caratterizzata da condizioni lavorative estenuanti e da rischi imprevedibili. Il ricordo della valanga del 1904, però, non si è mai spento nella memoria delle comunità locali, tramandato di generazione in generazione attraverso racconti orali, documenti storici e cerimonie commemorative. Questa tragedia è oggi riconosciuta come uno degli eventi più significativi e commoventi nella storia delle Alpi Occidentali. A Pragelato, nella frazione Plan, un'area pubblica è stata dedicata ai minatori scomparsi, e ogni anno, il 19 aprile, la comunità si riunisce per onorare la loro memoria, mantenendo vivo il ricordo di coloro che persero la vita nelle profondità della montagna.

La storia della valanga del Beth è un monito potente sulla fragilità della vita umana di fronte alla maestosità della natura e sulla resilienza delle comunità montane. È un tributo alla forza d'animo di chi ha dedicato la propria esistenza a lavori rischiosi, e un invito a non dimenticare le lezioni del passato, valorizzando la sicurezza e il rispetto per l'ambiente in ogni attività umana. La memoria di questi uomini, che con il loro sacrificio hanno segnato profondamente la storia alpina, ci ricorda l'importanza della solidarietà e della dignità del lavoro, spingendoci a costruire un futuro in cui il progresso sia sempre accompagnato dalla tutela della vita e dall'armonia con il mondo che ci circonda.