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La fine della stagione alpinistica autunnale sul Manaslu: ritirata forzata a causa di neve e valanghe

La stagione autunnale dedicata all'alpinismo sul Manaslu, l'ottava vetta più alta del mondo con i suoi 8.163 metri, ha incontrato una conclusione prematura. Sebbene non sia stato emesso un divieto ufficiale dalle autorità nepalesi, la realtà sul campo è inequivocabile: la stragrande maggioranza degli operatori ha interrotto le spedizioni, gli scalatori stanno abbandonando il campo base e i team locali si stanno ritirando verso zone meno pericolose a quote inferiori.

Chhang Dawa Sherpa, direttore delle spedizioni per Seven Summit Treks, ha confermato l'annullamento delle attività da parte di quasi tutte le squadre. La ragione principale risiede nelle condizioni climatiche estreme e nell'instabilità della montagna, che rendono impraticabile qualsiasi tentativo di ascensione con un accettabile margine di sicurezza.

Questa situazione rappresenta il culmine di una crisi che si è manifestata con crescente evidenza nei giorni precedenti. Non solo Seven Summit Treks, ma anche altre importanti agenzie come 8K Expeditions, Imagine Nepal, Elite Exped, Asian Trekking, Pioneer Adventure e Satori Adventures hanno avviato il processo di evacuazione dei clienti e del personale, smantellando i propri campi. Già in precedenza, gli Sherpa incaricati di esplorare le condizioni fino a Campo 3 avevano segnalato l'impossibilità di proseguire verso Campo 4, a causa dell'alto rischio di valanghe scatenato dalle recenti e copiose nevicate.

Mingma G Sherpa di Imagine Nepal, un veterano delle vette oltre gli ottomila metri, ha rivelato il 23 settembre di non aver mai assistito a condizioni meteorologiche così avverse sul Manaslu durante la sua lunga carriera. I partecipanti alla sua spedizione hanno iniziato il rientro, e anche il suo team nepalese ha deciso di scendere a quote più sicure nella valle.

Il fattore cruciale che ha interrotto la possibilità di raggiungere la vetta è stata l'abbondante nevicata. Il problema non è stato solo la quantità di neve già presente, ma anche le continue precipitazioni che hanno interessato la regione per settimane. Karma Chhewang Lama, presidente del ward di Samagaon, ha descritto piogge incessanti e accumuli nevosi di diversi metri, particolarmente significativi ai campi alti. Gli alpinisti hanno atteso invano un miglioramento, e con le nuove previsioni di peggioramento, la riapertura della stagione è ormai considerata remota. Il Dipartimento Meteorologico del Nepal ha emesso avvisi per le forti precipitazioni previste tra il 24 e il 28 settembre, rendendo la stabilità del manto nevoso in alta quota estremamente precaria.

Le valanghe avevano già avuto un impatto sulla stagione prima ancora che iniziasse la fase cruciale. Il 16 settembre, una valanga sopra Campo 3 aveva seppellito parte delle corde fisse appena installate. Gli operatori furono costretti a riportare in quota circa 1.300 metri di corda e altro materiale per ripristinare la via. Paradossalmente, solo una settimana prima, la sera del 17 settembre, una squadra di nove alpinisti nepalesi era riuscita a raggiungere la vetta del Manaslu, completando l'attrezzatura della via e dichiarandola ufficialmente aperta per l'autunno 2026. Tuttavia, questa ascensione è rimasta un'eccezione. Nessuna delle squadre commerciali è riuscita a lanciare un tentativo di vetta prima che il deterioramento delle condizioni imponesse una ritirata generale. Molti alpinisti si trovavano ancora nella fase di acclimatazione o stavano tentando di posizionarsi ai campi superiori quando le operazioni sono state interrotte.

Il tragico bilancio umano rende ancora più comprensibile la decisione delle agenzie. Quattro persone hanno perso la vita sul Manaslu in questa stagione autunnale. Tra le ultime vittime ci sono stati Dhruva Jyoti Guha, un alpinista tedesco di origine indiana, e la sua guida nepalese Phursemba Sherpa, travolti da una valanga nella notte tra il 19 e il 20 settembre mentre si trovavano a Campo 3. I loro corpi sono stati ritrovati sotto circa sette metri di neve. In precedenza, avevano perso la vita anche il cinquantenne singaporiano Lau Wei Seng a Campo 2 e il giovane guida nepalese Tashi Sherpa al campo base. Queste perdite si inseriscono in una stagione che, sulla carta, avrebbe dovuto essere una delle più frequentate, con il Dipartimento del Turismo che aveva rilasciato 493 permessi per 41 spedizioni, coinvolgendo 366 uomini e 127 donne, generando circa 1,48 milioni di dollari in tasse.

Anche alpinisti di spicco come Simone Moro e Andrea Lanfri avevano già annunciato la fine delle loro spedizioni. Moro, dopo aver raggiunto autonomamente Campo 3 e avervi trascorso la notte, aveva valutato direttamente l'entità della neve e i pericoli presenti sulla montagna prima di decidere di scendere. Quella che inizialmente sembrava una precauzione individuale, si è trasformata rapidamente in una decisione collettiva adottata dalla quasi totalità delle spedizioni presenti sul Manaslu. Il campo base si sta svuotando, le tende vengono smontate, i clienti scendono verso Samagaon e gli elicotteri trasportano a valle coloro che riescono a partire prima di un ulteriore peggioramento delle condizioni. L'autunno sul Manaslu, iniziato con l'attesa di centinaia di alpinisti e una via appena attrezzata, si è concluso con la montagna che ha chiuso i giochi prima ancora che la vera corsa alla vetta potesse iniziare.