Nel cuore del Karakorum pakistano, la spedizione Spantik Lab 2026, un'iniziativa italiana, si dedica a esplorare l'avvenire dei ghiacciai e la disponibilità di risorse idriche nell'Asia centrale. Questo progetto, promosso da EvK2CNR, ha lanciato una vasta campagna di indagine sul ghiacciaio Chogo Lungma, combinando osservazioni meteorologiche, ricognizioni aeree tramite droni, misurazioni dell'ablazione e analisi biologiche. L'intento principale è decifrare le modificazioni in atto in questi ambienti montani elevati e anticipare le loro ripercussioni sulle riserve d'acqua, sugli ecosistemi e sulle popolazioni a valle. L'iniziativa, della durata di tre anni e iniziata nel 2025, rientra nel programma "Water for Development", sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e realizzato da EvK2CNR in collaborazione con l'UNDP. L'obiettivo ultimo è rafforzare la resilienza del Gilgit-Baltistan, una regione del Pakistan particolarmente vulnerabile agli impatti del riscaldamento globale.
Dettagli della Spedizione e Ricerca sul Campo
La scelta del ghiacciaio Chogo Lungma come fulcro di questa ricerca non è casuale. Situato nella porzione occidentale del Karakorum, offre un'opportunità unica per confrontare le sue dinamiche con quelle dei ghiacciai del Baltoro, noti per la loro "anomalia del Karakorum", caratterizzata da una notevole stabilità o persino da un aumento della massa glaciale, in contrasto con la tendenza globale. Tuttavia, i ghiacciai occidentali del Karakorum sembrano mostrare segnali di maggiore instabilità. Per comprendere appieno questa evoluzione, sono necessarie misurazioni continue e prolungate sul campo, integrate da osservazioni atmosferiche, idrologiche e biologiche. Il progetto Spantik Lab mira a colmare questa lacuna informativa. La vicinanza del villaggio di Arandu al fronte glaciale aggiunge un ulteriore elemento di interesse, permettendo di indagare le interazioni tra l'attività umana e l'ambiente di alta quota, in particolare per quanto riguarda il black carbon, un inquinante che può accelerare la fusione dei ghiacci. La questione fondamentale, quindi, non è solo la quantità di ghiaccio persa dal Chogo Lungma, ma anche la complessa interazione di fattori come temperatura, precipitazioni, vento, radiazione solare, detrito superficiale, inquinanti e attività biologica che ne modellano l'evoluzione in risposta al riscaldamento globale.
Uno dei risultati più tangibili della campagna 2026 è stato il recupero di un anno intero di dati raccolti dagli strumenti installati nel 2025. Nella zona di Arandu, una rete di monitoraggio include una stazione idrometrica per misurare i flussi d'acqua, una stazione meteorologica automatica e il sistema ARES per il controllo della qualità dell'aria. Dopo dodici mesi in condizioni estreme, i ricercatori hanno convalidato la continuità e l'affidabilità delle misurazioni, eseguito la manutenzione delle apparecchiature e ripristinato la piena operatività della stazione meteorologica. Questa continuità temporale è cruciale per correlare le condizioni atmosferiche con la risposta del ghiacciaio e la quantità d'acqua che scorre a valle. Una nuova stazione meteorologica automatica è stata inoltre installata direttamente sul ghiacciaio, rilevando temperatura, umidità, velocità e direzione del vento, oltre alla radiazione solare in entrata e riflessa. Quest'ultima misurazione è fondamentale per calcolare l'albedo e ricostruire il bilancio energetico della superficie, parametri essenziali per capire quanta energia è disponibile per la fusione di neve e ghiaccio.
Oltre alle stazioni automatiche, Spantik Lab impiega strumenti glaciologici più tradizionali. Durante la campagna 2026 sono state posizionate sei paline ablatometriche a circa 3700 metri di altitudine. Queste verranno periodicamente misurate per quantificare l'abbassamento della superficie glaciale. L'integrazione di queste misurazioni dirette con dati meteorologici e rilievi effettuati con droni ottici e termici fornirà una comprensione più completa del ghiacciaio. Le immagini aeree saranno impiegate per creare modelli tridimensionali ad alta risoluzione, mappare la morfologia superficiale, identificare le variazioni di temperatura e studiare la distribuzione dei detriti che coprono parte del ghiaccio, il cui spessore può isolare il ghiaccio o, al contrario, accelerarne la fusione. L'armonizzazione di immagini termiche, fotogrammetria e misurazioni terrestri consentirà di affinare le stime sulle variazioni di massa del Chogo Lungma e di migliorare i modelli previsionali.
Il progetto Spantik Lab trascende la mera osservazione del ghiaccio, considerando la superficie glaciale come un ecosistema vivo, popolato da microrganismi e invertebrati adattati a condizioni estreme. Per questo, la campagna 2026 ha raccolto campioni biologici, detriti sopraglaciali e campioni di crioconite, un sedimento scuro che si accumula nelle depressioni superficiali del ghiacciaio. Questi depositi ospitano comunità di batteri, alghe e funghi, insieme a particelle minerali, materiale organico e inquinanti atmosferici. Le analisi di laboratorio mirano a identificare le comunità microbiche e a misurare la concentrazione di idrocarburi e altri inquinanti. Sono stati anche raccolti collemboli, piccoli artropodi impiegati come indicatori della biodiversità negli ambienti di alta quota. Lo studio di questi organismi è intrinsecamente legato alla glaciologia, poiché la loro attività biologica contribuisce alla formazione e all'oscuramento della crioconite, influenzando così l'albedo, il bilancio energetico e i processi di fusione.
A oggi, Spantik Lab 2026 ha conseguito importanti risultati operativi: ha recuperato una serie annuale continua di dati ambientali, verificato e riparato le infrastrutture esistenti, installato una nuova stazione meteorologica, ampliato le misurazioni di ablazione e completato nuovi rilievi con droni e campionamenti biologici e chimici. È ancora prematuro trarre conclusioni definitive sull'evoluzione del Chogo Lungma. I dati devono essere attentamente analizzati, confrontati con le osservazioni satellitari e inseriti in serie temporali più estese. I campioni di crioconite, detriti e organismi attendono analisi di laboratorio. Il vero impatto del progetto si manifesterà nel medio periodo, quando le osservazioni raccolte negli anni consentiranno di distinguere le fluttuazioni stagionali dalle tendenze climatiche a lungo termine.
Tra i risultati attesi vi sono una stima più accurata delle variazioni di massa e superficie del ghiacciaio, una migliore comprensione del ruolo del black carbon e dei detriti nella fusione, la caratterizzazione della biodiversità sopraglaciale e lo sviluppo di modelli per prevedere la futura disponibilità idrica. Quest'ultimo aspetto collega direttamente la ricerca alla vita delle comunità. Le acque provenienti da neve e ghiacciai alimentano il bacino dell'Indo, una risorsa vitale per regioni densamente popolate, per l'agricoltura e per la produzione di energia. Comprendere la quantità d'acqua immagazzinata nei ghiacciai, come cambierà la fusione e le variazioni nei flussi idrici, fornirà strumenti più affidabili per la gestione delle risorse idriche, la prevenzione dei rischi e le politiche di adattamento climatico. In questo senso, Spantik Lab non si limita a osservare un ghiacciaio remoto, ma si propone di costruire conoscenze condivise con università, tecnici e istituzioni pakistane, lasciando sul territorio strumenti, competenze e capacità di monitoraggio. Il vero successo non sarà solo una mappa più precisa del Chogo Lungma, ma un sistema permanente in grado di continuare a raccogliere dati e trasformarli in decisioni per il futuro delle montagne e delle popolazioni che dipendono dalle loro acque.
La spedizione Spantik Lab 2026 rappresenta un esempio eccellente di come la ricerca scientifica possa avere un impatto diretto e significativo sulla vita delle persone e sulla gestione delle risorse naturali in un contesto di cambiamento climatico. L'approccio multidisciplinare e la collaborazione internazionale evidenziano la complessità delle sfide ambientali attuali e la necessità di un impegno congiunto per affrontarle. Questo progetto non solo arricchisce la nostra comprensione dei ghiacciai e dei loro ecosistemi, ma fornisce anche strumenti pratici per la mitigazione dei rischi e per l'adattamento ai cambiamenti futuri, dimostrando l'importanza cruciale della scienza nella costruzione di un futuro più sostenibile.