L'alpinista tedesca Lara Neumeier ha scritto una nuova pagina nella storia dell'arrampicata alpina, completando la prestigiosa "Trilogia Alpina" in un periodo straordinariamente breve. A distanza di un anno esatto dall'inizio della sua avventura, Neumeier è riuscita a concatenare tre delle vie lunghe sportive più impegnative e desiderate delle Alpi, distinguendosi come la seconda donna in assoluto a realizzare tale impresa e la prima a portarla a termine nell'arco di soli dodici mesi. Questa straordinaria performance sottolinea non solo le sue eccezionali capacità tecniche e fisiche, ma anche una notevole resilienza e una preparazione meticolosa, affrontando con successo difficoltà estreme e condizioni ambientali spesso proibitive.
La Trilogia Alpina è un complesso di tre percorsi che rappresentano tappe fondamentali nell'evoluzione dell'arrampicata moderna. Il primo, "Silbergeier" nel Rätikon, è un capolavoro ideato da Beat Kammerlander. Il secondo itinerario, "End of Silence" sul Feuerhörndl, è stato liberato da Thomas Huber. Infine, il terzo e conclusivo tassello è "Der Kaisers Neue Kleider", un'opera firmata da Stefan Glowacz. Queste tre vie sono caratterizzate da un elevato grado di difficoltà, con protezioni molto distanziate e una forte esposizione che richiede agli arrampicatori di mantenere una precisione tecnica impeccabile per centinaia di metri di parete.
Il percorso di Neumeier verso il completamento della Trilogia è iniziato il 10 giugno 2025 con la ripetizione di "Silbergeier". Meno di tre mesi dopo, il 26 agosto, ha aggiunto "End of Silence" al suo curriculum, diventando la seconda donna a ripetere questa celebre via dopo la pioniera Barbara Zangerl. A quel punto, rimaneva solo il terzo e forse più arduo ostacolo: "Der Kaisers Neue Kleider".
L'approccio a "Der Kaisers Neue Kleider" è stato un processo lungo e impegnativo. L'atleta tedesca ha cominciato a studiare e lavorare sulla via nell'autunno del 2025. Nonostante il suo desiderio di concludere il progetto entro la fine di quella stagione, l'arrivo anticipato della neve, il freddo pungente e le giornate che si accorciavano l'hanno costretta a posticipare il tentativo finale alla primavera successiva, una decisione saggia per garantire la massima sicurezza e le migliori condizioni.
Le sfide non sono mancate nemmeno nella fase finale del progetto. Le condizioni meteorologiche si sono rivelate ancora una volta complesse, con pioggia persistente, pareti bagnate e cieli coperti che hanno complicato i giorni di lavoro sulla via. In un tentativo precedente a quello decisivo, Neumeier era riuscita a superare tutti i tiri fino all'ottavo, il punto cruciale del percorso. Tuttavia, la fatica accumulata nei precedenti duecento metri di arrampicata ha prevalso, impedendole di completare l'ultimo tratto. La climber ha ammesso di sentirsi fisicamente e mentalmente esausta, incapace di mantenere la tensione necessaria per affrontare il passaggio chiave finale. Nonostante la delusione, era contenta dei progressi fatti, pur consapevole della grande preparazione ancora richiesta dall'ultimo tiro.
Dopo alcuni giorni dedicati al recupero, il 4 giugno è giunto il momento del tentativo decisivo, con il connazionale Michi Wohlleben a garantirle sicurezza. Nonostante l'alta pressione, amplificata dalla presenza di una troupe cinematografica che documentava l'impresa, Neumeier è riuscita a trovare uno stato di concentrazione ottimale. Questa focalizzazione le ha permesso di superare tutti i nove tiri della via al primo tentativo della giornata, risolvendo senza errori anche il temibile tiro di 8b+ che l'aveva fermata in precedenza. Alle sette di sera, ha raggiunto la cima, sigillando ufficialmente il completamento della Trilogia Alpina e coronando un progetto che, come da lei stessa dichiarato, rappresenta il primo grande obiettivo da quando ha scelto di dedicarsi professionalmente all'arrampicata. Questa impresa non è stata solo una sequenza di salite tecniche, ma un profondo percorso di evoluzione personale, in cui l'alpinista ha dovuto affrontare e superare ostacoli non solo fisici, ma anche psicologici, come le avversità meteo, le aspettative esterne e l'incertezza, rendendo le tre vie un test completo delle sue capacità nell'arrampicata contemporanea.