menu switch

Le Aree Montane Italiane: Da Marginalità a Centralità Strategica per lo Sviluppo Sostenibile

Le regioni montane italiane, nonostante la loro importanza cruciale per l'approvvigionamento idrico, la conservazione della biodiversità e il mantenimento dell'equilibrio ambientale dell'intera nazione, affrontano una persistente sfida di spopolamento e una diminuzione dei servizi essenziali. Questa situazione preoccupante è stata analizzata in un recente studio dell'ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), intitolato "Sviluppo sostenibile per le regioni montane: dalla marginalità alla centralità". Il documento sottolinea l'urgenza di considerare queste aree non più come zone periferiche, ma come pilastri fondamentali per il progresso e la sostenibilità del paese, proponendo un'inversione di tendenza per garantire il loro futuro e quello dell'Italia intera.

Il rapporto evidenzia come, a dispetto della loro funzione vitale, le zone montane siano state a lungo trascurate nelle grandi pianificazioni nazionali. Rappresentando circa il 27% della superficie terrestre e ospitando il 25% della biodiversità globale, le montagne forniscono tra il 60% e l'80% dell'acqua dolce mondiale, risorse indispensabili per miliardi di individui, comprese le popolazioni delle metropoli e delle pianure. Tuttavia, queste aree sono colpite da un profondo deterioramento, manifestato da un costante calo demografico, un invecchiamento della popolazione e una grave carenza di infrastrutture e servizi fondamentali, come quelli sanitari e scolastici. Tra il 2001 e il 2020, le zone ultraperiferiche italiane hanno visto una diminuzione del 6% della popolazione, in netto contrasto con la crescita dei grandi centri urbani.

Secondo l'ASviS, la problematica non è esclusivamente di natura economica, ma affonda le radici in questioni politiche e culturali. Nonostante un proliferare di piani e programmi dedicati alle montagne e alle aree interne, spesso questi sforzi non sono riusciti a produrre risultati concreti a causa della mancanza di una visione coesa e della difficoltà nel trasformare le intenzioni in azioni efficaci sul terreno. Questo ha condotto a un "paradosso strategico" che richiede un'urgente modifica di prospettiva. Non è più accettabile un approccio meramente assistenziale, ma è necessaria una "strategia abilitante" che sappia valorizzare il ruolo insostituibile delle montagne all'interno del più ampio processo di transizione ecologica e climatica.

Il documento mette in luce il concetto di servizi ecosistemici offerti dalle montagne – foreste, risorse idriche, suolo, biodiversità e paesaggio – come un capitale naturale di inestimabile valore per l'intera collettività. Le regioni montane non devono essere percepite unicamente come aree da sfruttare o come semplici mete turistiche, ma come generatori di benefici ambientali indispensabili anche per coloro che vivono lontano dalle alte quote. Per sostenere questa visione, l'ASviS suggerisce l'introduzione di meccanismi di compensazione economica per queste aree, unitamente a investimenti mirati a favorire l'insediamento di giovani e nuovi residenti, promuovere la digitalizzazione, potenziare i servizi di prossimità e sviluppare filiere produttive locali. Tra le misure prioritarie, si individuano l'estensione della banda ultra-larga, il supporto ai sistemi sanitario e scolastico nei piccoli comuni, l'applicazione di un regime fiscale agevolato e il recupero di immobili e terreni non utilizzati. Anche i rifugi e l'escursionismo vengono riconosciuti come strumenti essenziali per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale delle terre alte.

Il Position Paper si conclude con un richiamo alle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pronunciate nel luglio 2025 in occasione del quarantennale della tragedia di Stava, che ammonivano a non "sfruttare le montagne e le sue risorse senza ritegno". Mattarella aveva sottolineato che un "nuovo sviluppo sarà possibile solo facendo convergere equilibrio ecologico, equità sociale, armonia nei territori", un monito che riafferma l'importanza di un approccio equilibrato e rispettoso verso questi ambienti vitali.