La stagione alpinistica autunnale del 2026 sul Manaslu, l'ottava vetta più alta del mondo, si preannuncia come un evento storico. Con 422 permessi rilasciati, di cui 313 a uomini e 109 a donne, il Nepal ha registrato un numero record di alpinisti, superando i 381 permessi del 2025. Questo afflusso massiccio, che include anche guide e personale di supporto, porterà una concentrazione senza precedenti di persone sulla via normale, ponendo sfide significative in termini di sicurezza e gestione. Tuttavia, il maltempo ha già creato notevoli difficoltà, rallentando l'allestimento dei campi e l'avvicinamento alla montagna, evidenziando le complessità di un Himalaya sempre più affollato e imprevedibile.
Dettagli sulla Stagione Alpinistica sul Manaslu
L'attuale stagione alpinistica autunnale del 2026 sul maestoso Manaslu, l'ottava montagna più alta del nostro pianeta con i suoi 8.163 metri, ha già stabilito un primato storico. Ben 422 alpinisti provenienti da 35 spedizioni internazionali hanno ottenuto i necessari permessi dal governo nepalese per affrontare la sfida della vetta. Questo dato, che comprende 313 uomini e 109 donne, supera di gran lunga i 381 permessi concessi nell'autunno del 2025 e le stime iniziali di circa 300 alpinisti per questa stagione, confermando il crescente richiamo commerciale del Manaslu. Tra gli audaci scalatori si annovera anche l'italiano Andrea Lanfri, giunto al campo base il 10 settembre. Per Lanfri, che ha superato una meningite fulminante nel 2015 ed è pluriamputato, questa spedizione rappresenta il suo secondo Ottomila, dopo aver conquistato l'Everest nel maggio 2022. La sua sfida è duplice: affrontare le estreme condizioni della montagna e gestire le sue protesi in un ambiente così ostile.
Tuttavia, l'entusiasmo per la scalata è stato temperato da condizioni meteorologiche estreme. Le ultime settimane hanno visto la regione del Manaslu colpita da intense precipitazioni, che hanno lasciato un'enorme quantità di neve accumulata sulle quote più elevate. Secondo l'Expedition Operators Association of Nepal (EOAN), il team responsabile dell'allestimento della via ha completato il lavoro fino al Campo 3, permettendo le prime rotazioni di acclimatamento e il trasporto di materiali. Ciononostante, il tratto al di sopra del Campo 3 è rimasto inaccessibile a causa della neve fresca e dell'alto rischio di valanghe, un pericolo amplificato dalle continue nevicate. La tempistica è cruciale: l'obiettivo è attrezzare l'intera via fino alla cima tra il 15 e il 20 settembre, ma solo se le condizioni climatiche lo permetteranno. Oltre alle difficoltà in alta quota, le forti piogge hanno causato inondazioni e piene a valle, distruggendo due ponti sui fiumi Budhigandaki e Therang il 6 settembre. Questo ha interrotto le rotte di avvicinamento sia per gli alpinisti che per i trekker, costringendo gli abitanti locali a ripristinare provvisoriamente il collegamento con un vecchio sentiero e un attraversamento in legno sul Therang. Questa situazione evidenzia le notevoli sfide logistiche e la resilienza della comunità locale di fronte alle avversità naturali. La critica fase per gli alpinisti si presenterà quando, e se, si aprirà una breve finestra di bel tempo. In quel momento, centinaia di persone cercheranno di raggiungere la vetta contemporaneamente lungo lo stesso percorso attrezzato con corde fisse, mettendo alla prova la gestione della folla e la sicurezza in un ambiente già intrinsecamente pericoloso. Questo fenomeno sottolinea il paradosso dell'alpinismo contemporaneo in Himalaya, dove il desiderio di raggiungere le vette si scontra con la realtà di un ambiente fragile e la crescente commercializzazione.
Questa stagione sul Manaslu ci offre una riflessione profonda sull'interazione tra l'uomo e la natura. L'impressionante numero di permessi rilasciati evidenzia la crescente attrattiva delle vette himalayane, ma allo stesso tempo pone interrogativi sulla sostenibilità e sulla sicurezza di un alpinismo di massa. L'ostinazione del maltempo e le sue conseguenze, come le alluvioni e i rischi di valanghe, ci ricordano l'immensa forza della natura e la nostra intrinseca vulnerabilità. La storia di Andrea Lanfri, un esempio straordinario di resilienza e determinazione, ispira a superare i propri limiti, ma anche a riconoscere l'importanza di una preparazione meticolosa e del rispetto per l'ambiente montano. È un richiamo a bilanciare l'ambizione umana con la prudenza e la consapevolezza dei pericoli, specialmente quando un ecosistema delicato come l'Himalaya è sottoposto a una pressione senza precedenti. Speriamo che questa stagione possa concludersi senza incidenti, lasciando un monito per il futuro dell'alpinismo sulle vette più alte del mondo.