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Manaslu: Spedizioni Interrotte per Neve e Pericolo Valanghe, Alpinisti Rientrano

La stagione alpinistica sul Manaslu (8.163 metri) si trova di fronte a un bivio: la questione non è più quando si aprirà una finestra di bel tempo per la vetta, ma se le condizioni lo permetteranno ancora quest'anno. A causa delle abbondanti nevicate e del notevole rischio di valanghe, le squadre che avevano raggiunto i campi più alti hanno iniziato la discesa. Tutti hanno abbandonato Campo III, inclusa la squadra incaricata di installare le corde fisse, che ha dovuto rinunciare a causa dell'enorme quantità di neve fresca. Le corde, che erano state portate quasi in vetta solo cinque giorni prima, sono state parzialmente sepolte dalle successive nevicate, rendendo necessario un nuovo intervento che è stato poi abbandonato. La prima opportunità per le spedizioni si è conclusa senza che nessuno raggiungesse la cima. Le previsioni meteo indicano un ulteriore peggioramento tra il 23 e il 28 settembre. Diversi operatori, tra cui Seven Summit Treks, hanno già dichiarato conclusa la loro stagione sul Manaslu, e molte spedizioni stanno smontando i campi per scendere verso Samagaon. La prudenza e la consapevolezza dei rischi sono state determinanti nelle scelte degli alpinisti di rientrare.

La situazione di pericolo sul Manaslu ha costretto gli alpinisti, tra cui Simone Moro e Andrea Lanfri, a prendere la difficile decisione di interrompere le loro spedizioni. Moro, dopo aver raggiunto Campo III in autonomia e consultato l'esperto meteorologo Karl Gabl, ha valutato che le abbondanti nevicate previste avrebbero reso la salita una "roulette russa", privilegiando la sicurezza rispetto al successo. Anche Lanfri, che puntava alla vetta senza ossigeno supplementare e aveva già sperimentato il pericolo di valanghe, ha deciso di tornare a casa dopo un incidente che ha coinvolto il suo campo base e ha causato la morte di due alpinisti. La montagna, quest'anno particolarmente affollata con un numero record di permessi, ha dimostrato la sua imprevedibilità, sottolineando l'importanza di saper rinunciare di fronte a rischi eccessivi. Con quattro vittime già registrate in questa stagione autunnale e previsioni di ulteriori tempeste, la speranza di raggiungere la cima è svanita per molti, trasformando la prudenza nella più grande vittoria.

La Saggia Rinuncia di Simone Moro di Fronte al Pericolo del Manaslu

Le spedizioni sul Manaslu, vetta di 8.163 metri, si trovano in una situazione estremamente precaria. La decisione di molti alpinisti di abbandonare la scalata è stata motivata dalle condizioni meteo avverse, caratterizzate da abbondanti nevicate e un elevato rischio di valanghe. La squadra incaricata di predisporre le corde fisse ha dovuto desistere dalla propria missione, costretta a rinunciare a causa della neve fresca e della minaccia delle valanghe. Le corde, posizionate fino alla vetta solo pochi giorni prima, sono state parzialmente sepolte dalle successive precipitazioni nevose, rendendo vano il lavoro precedente. La prima finestra di bel tempo per le ascese è trascorsa senza successi, e le previsioni indicano un ulteriore peggioramento del meteo tra il 23 e il 28 settembre. Molte spedizioni, compresa Seven Summit Treks, hanno già ufficialmente dichiarato conclusa la loro stagione, mentre altre stanno procedendo allo smontaggio dei campi per rientrare. Questa situazione sottolinea l'importanza della prudenza e della valutazione oggettiva dei rischi in alta montagna.

Simone Moro, tra i primi a interrompere la sua spedizione, ha dimostrato un esemplare senso di responsabilità. Dopo aver raggiunto autonomamente Campo III e trascorso la notte, ha osservato attentamente le condizioni della montagna e ha deciso di scendere. Al campo base, ha consultato il meteorologo Karl Gabl, con cui collabora da anni. La previsione di Gabl, che indicava la possibilità di almeno due metri di neve fresca tra il 24 e il 28 settembre, ha rafforzato la sua decisione di concludere la spedizione. Moro ha spiegato che proseguire, nonostante la sua rapidità e l'assenza di bombole d'ossigeno o guide, avrebbe rappresentato un' "evidente roulette russa". Il messaggio di Moro va oltre la singola spedizione: l'alpinismo, secondo lui, include la capacità di rinunciare e di "fallire" quando le condizioni lo impongono, evitando che la ricerca del successo prevalga sulla valutazione del rischio. Questa lezione di umiltà e saggezza è fondamentale in ambienti estremi come quello del Manaslu.

Le Difficoltà di Andrea Lanfri e il Bilancio Tragico della Stagione sul Manaslu

Anche Andrea Lanfri ha preso una decisione analoga a quella di Simone Moro. Dopo aver completato l'acclimatamento sul Manaslu e aver raggiunto circa 7.000 metri, Lanfri intendeva tentare la vetta senza l'uso di bombole d'ossigeno. Tuttavia, le intense nevicate del fine settimana hanno completamente alterato lo scenario. Lanfri ha raccontato di essere stato sfiorato da una valanga durante una delle rotazioni precedenti. Successivamente, un'altra valanga ha colpito Campo III, coinvolgendo anche la sua tenda e parte dell'attrezzatura. Questa valanga ha avuto conseguenze ben più gravi, causando la morte dell'alpinista tedesco di origine indiana Dhruba Jyoti Guha e della guida nepalese Phursemba Sherpa, i cui corpi sono stati ritrovati sotto due metri di neve. Questi tragici eventi hanno portato Lanfri a interrogarsi sul senso di proseguire l'ascesa, considerando che il rischio era diventato eccessivamente elevato. La sua conclusione è stata chiara: "La cima può aspettare. Io torno a casa", dimostrando la priorità della vita sulla conquista.

L'incidente a Campo III ha tristemente portato a quattro il numero di vittime sul Manaslu in questa stagione autunnale. Oltre a Guha e Phursemba Sherpa, nei giorni precedenti avevano perso la vita il cinquantenne singaporiano Lau Wee Seng, durante la discesa da una rotazione di acclimamento, e il giovane nepalese Tashi Sherpa, trovato senza vita nella sua tenda al campo base. La situazione di pericolo dovuta alla neve era già evidente prima di questi incidenti. Il 16 settembre, una valanga sopra Campo III aveva già costretto una squadra a ritirarsi e aveva sepolto corde e attrezzature. Nonostante ciò, il giorno seguente alcuni alpinisti erano riusciti a raggiungere la vetta e ad aprire la via, ma il meteo è nuovamente peggiorato. A complicare ulteriormente il quadro vi è l'enorme affollamento della montagna, con 493 permessi rilasciati a scalatori stranieri, oltre a centinaia di guide e lavoratori nepalesi. Questa combinazione di neve fresca, instabilità del manto, valanghe e l'elevato numero di persone ha generato preoccupazione per una possibile tragedia, e ora, almeno per il momento, la corsa alla vetta si è fermata, in attesa di un improbabile miglioramento delle condizioni.