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Nuovi Criteri per i Comuni Montani: Impatto su Servizi Essenziali e Scuole

Un nuovo decreto governativo, il DPCM 11 maggio 2026, n. 121, ha sollevato un'ondata di preoccupazione e proteste in Italia, particolarmente tra le comunità montane. Il provvedimento, in procinto di entrare in vigore il 22 luglio, ridefinisce la classificazione dei comuni montani, basandosi su criteri puramente geomorfologici che, secondo i critici, non tengono conto delle reali necessità e delle condizioni di marginalità di molti territori. Questa nuova definizione rischia di avere ripercussioni significative sull'accesso ai finanziamenti, sulla gestione dei servizi pubblici e, in particolare, sul futuro delle scuole nelle aree interne.

La polemica si è intensificata soprattutto riguardo all'esclusione di numerosi comuni dalla nuova lista di 3715 entità classificate come montane. Mentre il governo mira a una maggiore precisione attraverso parametri come altitudine e pendenza, molti sindaci e rappresentanti politici sottolineano come questa impostazione ignori fattori cruciali come l'isolamento geografico, la carenza di trasporti pubblici, il declino demografico e le difficoltà nell'erogazione di servizi sanitari ed educativi. La deputata Irene Manzi ha evidenziato come la perdita dello status di comune montano possa precludere l'accesso a fondi vitali come il FOSMIT e compromettere la stabilità delle piccole scuole, pilastri delle comunità locali. Nonostante l'informativa del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie indichi che i parametri socioeconomici saranno considerati in una fase successiva e che l'autonomia regionale nella gestione delle reti scolastiche rimanga intatta, l'incertezza generata da questi cambiamenti è palpabile.

La questione principale che emerge è la concezione stessa di "montagna" nell'Italia contemporanea. Non si tratta solo di quote e pendenze, ma di un intreccio complesso di sfide sociali ed economiche che caratterizzano queste aree. L'esclusione di un comune dalla classificazione montana, basata su rigidi criteri tecnici, potrebbe non riflettere la sua intrinseca natura montuosa e le difficoltà che affronta. Una scuola in un piccolo borgo, ad esempio, è ben più di un semplice luogo di istruzione; è un centro di aggregazione, un baluardo contro lo spopolamento e un simbolo di vitalità per l'intera comunità. La chiusura di una scuola in montagna rappresenta la perdita di un pezzo di futuro per quel territorio.

L'entrata in vigore del decreto il 22 luglio darà il via a una fase cruciale di valutazione degli impatti reali. La richiesta unanime proveniente da amministrazioni locali e opposizioni è quella di riconsiderare il provvedimento, aprendo un dialogo costruttivo con i territori direttamente interessati. È fondamentale che la montagna italiana sia riconosciuta e supportata non solo nei momenti di emergenza, ma in ogni fase, garantendo la continuità dei servizi essenziali e offrendo prospettive concrete alle famiglie che scelgono di viverci. Solo così si potrà preservare il tessuto sociale e culturale di queste aree, prevenendo ulteriori fenomeni di abbandono e depauperamento.