La comunità alpinistica internazionale si appresta a rendere omaggio a una delle sue figure più leggendarie e umili, Kilu Pemba Sherpa. Mingma Gyalje Sherpa, suo stimato compagno di spedizioni e tra i primi soccorritori dopo la tragica scomparsa di Kilu sul Broad Peak, ha annunciato la realizzazione di una statua commemorativa. Questo monumento sorgerà nella pittoresca valle del Rolwaling, la terra natia di Kilu, sebbene l'esatta ubicazione sia ancora in fase di definizione. L'iniziativa mira a preservare la memoria di un uomo che ha dedicato la sua vita alle cime più alte del mondo, spesso nell'ombra, guidando altri verso i loro sogni alpinistici e lasciando un'eredità di coraggio, altruismo e determinazione.
Kilu, nato nel 1980 nel remoto villaggio di Beding, situato a quasi 3.800 metri di altitudine nella valle del Rolwaling, ha iniziato il suo percorso in montagna all'età di sedici anni come portatore d'alta quota. La valle del Rolwaling, culla di numerosi talenti nell'alpinismo nepalese, ha forgiato il carattere e la resilienza di Kilu, proprio come quella di Mingma G. Condividendo non solo le medesime origini ma anche innumerevoli spedizioni, i due Sherpa hanno costruito un legame indissolubile. Mingma G ha spesso descritto Kilu come il più fidato compagno di cordata, una vera e propria "ancora" in situazioni estreme, capace di sopportare il peso del lavoro più duro senza mai cercare riconoscimenti personali. La statua non è solo un omaggio a un amico, ma un simbolo per ispirare le future generazioni, un invito al governo nepalese a riconoscere il valore inestimabile di questi eroi silenziosi dell'alpinismo.
Nel corso di quasi tre decenni, Kilu Pemba Sherpa è diventato una figura di spicco nell'alpinismo nepalese, un vero esperto delle quote estreme. La sua prima conquista di un Ottomila risale al 2002, con la scalata del Manaslu. La sua carriera è costellata di successi straordinari, tra cui quindici ascensioni all'Everest. Ma è il 16 gennaio 2021 che il suo nome si incide indelebilmente nella storia dell'alpinismo: Kilu faceva parte del gruppo di dieci alpinisti nepalesi che hanno compiuto la storica prima ascensione invernale del K2, un'impresa che ha riscritto le pagine dell'esplorazione himalayana.
Al di là delle sue gesta personali, Kilu Pemba Sherpa era noto per la sua abilità nel guidare altri alpinisti, inclusi quelli con disabilità. Nel 2018, ha condotto il cinese Xia Boyu, privo di entrambe le gambe, sulla vetta dell'Everest, e nel 2021 ha accompagnato il russo Rustam Nabiev, anch'egli con una doppia amputazione, sul Manaslu. Questi successi dimostrano non solo la sua maestria tecnica, ma anche la sua profonda umanità e la sua incrollabile dedizione.
Poche settimane prima della sua tragica scomparsa, Kilu aveva raggiunto uno dei suoi traguardi più ambiti: il 3 luglio 2026, con la scalata del Nanga Parbat, aveva completato la sua personale collezione dei 14 Ottomila della Terra. Un progetto epico, durato decenni, realizzato in parallelo con la sua attività di guida. Non c'è stato quasi tempo per celebrare questa straordinaria impresa, poiché subito dopo era tornato in Karakorum per accompagnare il cinese Wang Zhong nel suo tentativo di completare i 14 Ottomila. Insieme, il 21 luglio, raggiunsero la cima del Gasherbrum II. Il Broad Peak, dove Kilu ha trovato la morte, avrebbe dovuto essere per Wang il tredicesimo Ottomila.
La statua voluta da Mingma G riporterà simbolicamente Kilu nella sua terra, un tributo alla sua straordinaria esistenza. Dal piccolo villaggio di Beding alle vette più alte del mondo, passando per la prima invernale del K2, gran parte della sua vita è stata dedicata ad aiutare altri alpinisti a realizzare i loro sogni. Questo aspetto, spesso trascurato, è ciò che Mingma G ha voluto sottolineare: dietro le imprese celebrate dalle prime pagine dei giornali, c'è sempre il lavoro instancabile e spesso anonimo di professionisti come Kilu, veri eroi delle montagne.