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Orsi M38 e F89: il Trentino chiede la rimozione, ISPRA si oppone, focus sul monitoraggio

La Provincia autonoma di Trento ha avanzato una richiesta formale per la rimozione degli orsi M38 e F89, considerati i principali artefici di una serie di predazioni ai danni del bestiame che hanno afflitto l'Alta Val di Sole durante l'estate. Nonostante la gravità della situazione e le preoccupazioni degli allevatori, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha, al momento, espresso un parere contrario a tale operazione. Di conseguenza, l'attenzione si sposta ora sul potenziamento delle attività di monitoraggio per acquisire informazioni più dettagliate sui comportamenti dei due plantigradi, al fine di riconsiderare le strategie future.

La decisione di ISPRA, pur non chiudendo definitivamente la questione, ha spinto le autorità trentine a intensificare gli sforzi di osservazione. L'incontro tenutosi il 19 ottobre tra l'assessore provinciale Roberto Failoni, i rappresentanti dei comuni della Val di Sole, i dirigenti provinciali competenti e il presidente dell'Unione Allevatori della valle, Sergio Panizza, ha evidenziato le difficoltà persistenti nella protezione del bestiame al pascolo. Di fronte al rifiuto iniziale di ISPRA, la Provincia ha annunciato la prosecuzione del monitoraggio, con l'intento di raccogliere dati aggiuntivi che possano giustificare una nuova valutazione della richiesta di rimozione nei mesi a venire.

Già a luglio, la problematica si era manifestata con urgenza, registrando in Alta Val di Sole sette episodi di predazione che avevano coinvolto più di dieci capi di bovini. La necessità di difendere il bestiame aveva portato all'avvio di un'attività di monitoraggio mirata all'identificazione genetica degli orsi coinvolti, nell'ottica di applicare le direttive del PACOBACE (Piano d'Azione Interregionale per la Conservazione dell'Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali). Tra le prime azioni contemplate, c'era l'applicazione di radiocollari agli esemplari identificati. A metà settembre, il bilancio provinciale indicava 21 danni ai bovini per l'anno in corso, di cui otto nella Val di Sole. La Provincia aveva sottolineato l'importanza dell'identificazione e del monitoraggio certi degli animali per poter intervenire con le misure gestionali previste.

Il 28 settembre, il Corpo forestale del Trentino ha catturato M38, dotandolo di un radiocollare prima di rimetterlo in libertà. Una seconda operazione, avvenuta il 16 ottobre, ha visto la cattura e il successivo rilascio di un giovane maschio, anch'esso radiocollarato, la cui identificazione genetica era ancora in fase di definizione al momento della comunicazione provinciale. Le attività proseguiranno con l'obiettivo di catturare anche la femmina F89, già monitorata in passato ma che nella primavera del 2026 aveva perso il suo radiocollare. I radiocollari, come specificato dall'amministrazione trentina, non alterano il comportamento degli animali, ma sono strumenti essenziali per tracciare i loro spostamenti e raccogliere informazioni cruciali per le future decisioni gestionali.

Il PACOBACE contempla la possibilità di rimuovere un orso che si dimostri particolarmente dannoso, ma tale misura estrema richiede l'attribuzione certa dei comportamenti all'individuo e la documentazione della loro ripetitività. Un documento tecnico del 2021, elaborato da ISPRA con il supporto del MUSE, ha analizzato casi di orsi responsabili di predazioni seriali di bovini ed equini, per i quali le misure preventive o dissuasive si erano rivelate inefficaci. Per questi animali, classificati nella categoria 14 del PACOBACE, la rimozione (tramite cattura permanente o abbattimento) è l'ultima risorsa, applicabile solo dopo aver verificato l'inefficacia delle misure di prevenzione e dissuasione. Il caso di M38 e F89 si concentra sulla valutazione dei danni al patrimonio zootecnico e sulla necessità di attribuire in modo incontrovertibile gli episodi agli orsi in questione.

La risposta negativa di ISPRA, comunicata dalla Provincia, non ha bloccato l'impegno a risolvere la situazione. Il prossimo passo sarà continuare il monitoraggio e approfondire la raccolta dati. Nelle prossime settimane, i risultati ottenuti dai radiocollari, dalle analisi genetiche e dalla verifica di eventuali nuove predazioni saranno fondamentali per definire le azioni future relative ai due orsi della Val di Sole.