Nel contesto comunicativo contemporaneo, la linea di demarcazione tra fatti e notizie distorte si fa sempre più evanescente. La velocità con cui le informazioni si propagano online e sui social network le trasforma rapidamente in terreno fertile per opinioni, commenti e interpretazioni prive di un fondamento scientifico o etico. Questo è il paradosso del mondo digitale: un luogo che offre a tutti libertà di espressione, ma che, quando applicata a tematiche complesse, può sfociare in un fenomeno psicologico noto come ipergeneralizzazione. Questa distorsione cognitiva porta a estendere arbitrariamente un singolo evento, spesso atipico, a intere categorie, senza dati validi a supporto. I social network amplificano tale dinamica, anche a causa di figure che, pur avendo un ruolo di guida, diffondono narrazioni allarmistiche prive di basi scientifiche, come denuncia Danilo Russo, professore ordinario di Ecologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. La sua critica si rivolge in particolare a quei "medici e virologi social" che, sfruttando la propria autorevolezza, contribuiscono a generare panico ingiustificato, con gravi ripercussioni sulla percezione e la tutela della fauna selvatica.
Allarme ingiustificato: il caso del pipistrello e la disinformazione
La riflessione del Professor Danilo Russo nasce da un evento tragico avvenuto in Ontario, dove un bambino di undici anni è deceduto a causa della rabbia contratta da un pipistrello. Il piccolo si era svegliato con l'animale sul viso e, nonostante l'assenza di ferite evidenti, ha sviluppato sintomi neurologici irreversibili settimane dopo. Tuttavia, come riportato dalla BBC, questo episodio è stato classificato come "epidemiologicamente eccezionale", considerando che in Canada si contano solo 28 decessi umani per rabbia dal 1924, e in Italia il virus non è mai stato isolato nei chirotteri. Nonostante ciò, il mondo digitale ha trasformato questa rara eccezione in una vera e propria fobia, alimentando paure infondate verso oltre 1.500 specie di mammiferi globali. Si ignora così il ruolo vitale dei pipistrelli negli ecosistemi, come il controllo degli insetti nocivi e la riduzione dell'uso di pesticidi.
Russo, che da decenni studia i chirotteri, critica aspramente l'allarmismo di "medici e virologi social" che titolano i loro interventi con espressioni sensazionalistiche come "Il morso del vampiro", arrivando a stigmatizzare persino l'installazione delle bat box urbane. Ha cercato un confronto con uno di questi esperti, presentatosi come "professore ordinario di virologia", chiedendo prove scientifiche a supporto di tali tesi allarmistiche. La risposta ricevuta è stata un categorico "uomini e pipistrelli devono stare lontani", seguito da un immediato blocco, dimostrando una chiusura al dialogo scientifico e preferendo "ripararsi dietro una tastiera".
Il Professore sottolinea che "non è accettabile trasformare un evento rarissimo in un racconto pubblico che rafforza il disgusto, il panico e l'ostilità". Per illustrare la gravità di tale disinformazione, Russo traccia un amaro paragone con le malattie rare: milioni di persone nell'Unione Europea, spesso bambini, sono affette da patologie invisibili, sottofinanziate e prive di spazio mediatico. Al contrario, un rischio estremamente raro e facilmente gestibile, associato ai pipistrelli, diventa "notizia emotiva, paura, stigma". Questa sproporzione evidenzia come la comunicazione scientifica debba "fornire istruzioni chiare senza alimentare il panico". Russo conclude ribadendo che "i pipistrelli non hanno bisogno di essere assolti da colpe immaginarie", ma "di essere conosciuti, apprezzati e tutelati". Il rischio sanitario legato alla fauna selvatica deve essere comunicato con precisione, misura e onestà intellettuale.
Riflessioni sulla comunicazione scientifica e la tutela della fauna
Le osservazioni del Prof. Russo non si limitano ai pipistrelli, ma si estendono ad altre specie della fauna selvatica italiana. Un esempio lampante è il recente episodio di Arrone, in provincia di Terni, dove una bambina è stata ferita da un canide, forse un lupo. Nonostante gli esperti come Wild Umbria esortino alla calma e attendano i risultati scientifici per identificare l'animale, sui social media si è scatenata una condanna generalizzata sulla presunta pericolosità della specie e la necessità di un contenimento su scala nazionale. Questo caso, come quello del pipistrello in Ontario, è emblematico di come un singolo evento atipico possa generare una ipergeneralizzazione e un giudizio sommario su un'intera specie.
Dati recenti, come quelli del Rapporto Grandi Carnivori della Provincia Autonoma di Trento, indicano che "l'eccezione non fa mai la regola". La gestione responsabile e la comunicazione basata sui fatti sono cruciali per evitare che la paura prenda il sopravvento sulla conoscenza, compromettendo la coesistenza con la natura e la salvaguardia di specie fondamentali per l'equilibrio ecologico. È fondamentale che la divulgazione scientifica si concentri sull'educazione e sulla comprensione, piuttosto che sulla creazione di allarmi ingiustificati che danneggiano tanto la fauna quanto la consapevolezza pubblica.