Il PNRR e le Alpi: tra aspettative e realtà
Il PNRR nei territori montani: un bilancio complessivo
Con la data limite del 31 agosto 2026 per la chiusura dei progetti e la rendicontazione dei fondi, si è conclusa la fase operativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), un'iniziativa da 194,4 miliardi di euro volta a rinnovare il Paese. Questo bilancio valuta l'efficacia del PNRR, concentrandosi in particolare sull'impatto e la ricezione dei fondi da parte dei Comuni situati in aree montane e interne.
L'indagine UNCEM: voce agli amministratori locali
Per comprendere meglio la situazione, l'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM) ha lanciato a luglio 2026 una consultazione pubblica intitolata "PNRR. Bene ma non benissimo. Come è andata? Dicci la tua…". L'obiettivo era raccogliere le percezioni dirette di amministratori e tecnici, senza pretese di scientificità rigorosa, ma con l'intento di ottenere un "carotaggio" immediato. Le risposte di sindaci, assessori, consiglieri e personale amministrativo hanno permesso di elaborare una prima analisi pubblica, delineando un quadro di ciò che ha funzionato e di ciò che ha creato difficoltà nella gestione del PNRR.
La distribuzione dei fondi PNRR: successi e disuguaglianze
Dall'indagine emerge una marcata polarizzazione territoriale. Sebbene numerosi enti locali siano riusciti ad assicurarsi finanziamenti considerevoli per opere cruciali, un'ampia porzione di piccoli Comuni ha dichiarato di non aver ricevuto alcun supporto finanziario o di aver beneficiato solo di interventi marginali, evidenziando una disparità nell'accesso alle risorse.
Settori chiave di investimento del PNRR
I progetti finanziati si sono indirizzati prevalentemente verso l'edilizia scolastica e i servizi per l'infanzia, con stanziamenti per mense, palestre, ristrutturazioni e nuove strutture per l'asilo nido. Un altro ambito prioritario è stato la prevenzione del dissesto idrogeologico, attraverso interventi di messa in sicurezza di strade, corsi d'acqua, opere contro le frane e la riqualificazione ambientale dei fiumi.
Digitalizzazione e sviluppo locale: l'impronta del PNRR
Un aspetto rilevante è stata la digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni. L'accesso ai fondi di PA Digitale 2026, per la migrazione al cloud e lo sviluppo di portali e servizi per i cittadini, ha rappresentato per molti piccoli Comuni l'unica vera opportunità di finanziamento. Inoltre, sono stati realizzati investimenti per la rigenerazione urbana e l'ambiente, con progetti dedicati ai borghi, alle Green Communities, alle piste ciclabili e all'efficienza energetica.
Efficacia del PNRR: una valutazione contrastante
Rispondendo alla domanda sull'efficacia complessiva del PNRR, il 43,7% degli enti locali ha espresso un giudizio negativo, mentre il 39,1% ha fornito pareri positivi e il 17,2% si è dichiarato incerto. Tra le carenze più sentite, la richiesta di maggiori risorse economiche esterne per la gestione (73,6%), la necessità di un piano di sviluppo organico (52,9%) e una vera riforma degli Enti locali (47,1%) per superare la frammentazione amministrativa.
Ritardi e ostacoli: le difficoltà quotidiane dei comuni
Le problematiche riscontrate non sono una novità. Già a marzo 2026, un sondaggio UNCEM rivelava che solo il 28% dei Sindaci era sicuro di completare i lavori in tempo, mentre un altro 28% considerava la scadenza impossibile e il 14% era ancora bloccato alle gare d'appalto. I sindaci hanno evidenziato il peso della burocrazia e delle piattaforme, come il sistema ReGiS, definito farraginoso per le continue modifiche e la complessità. A ciò si aggiungono la carenza di personale e i lunghi tempi di cassa, che hanno impedito ai piccoli Comuni di anticipare la liquidità necessaria, data la mancanza di uffici tecnici strutturati.
Oltre l'investimento iniziale: la sfida della sostenibilità
È fondamentale spostare l'attenzione dalla semplice erogazione dei fondi all'impatto duraturo degli investimenti. La costruzione di nuove infrastrutture come asili, scuole o Case di Comunità genera valore reale solo se il Comune dispone poi delle risorse necessarie per la gestione, l'assunzione di personale, il pagamento delle utenze e la manutenzione continua. Senza queste risorse aggiuntive, il rischio è che si creino delle "scatole vuote" senza reale utilità a lungo termine.
Visioni future: il "Right to Stay" e le riforme necessarie
Il 57,5% degli amministratori ha criticato l'inefficacia delle riforme parallele e ben il 78,2% ha richiesto un'estensione dei termini per il completamento dei cantieri oltre la scadenza del 2026. L'UNCEM suggerisce che l'esperienza del PNRR debba informare il prossimo ciclo finanziario europeo 2028-2034, attraverso l'iniziativa del "Right to Stay" (Diritto a Restare). Tuttavia, lo scetticismo tra gli amministratori locali è palpabile: solo il 25,3% dei rispondenti crede che il "Right to Stay" garantirà continuità di risorse, mentre il 28,7% è perplesso e il 46% attende segnali concreti.
Strategie per il futuro: superare la frammentazione e garantire risorse
Come ha sottolineato Bussone, è imperativo abbandonare la logica dei bandi competitivi e della frammentazione, trasformando il "diritto a restare" in una strategia strutturale. Questo implica garantire risorse stabili per la gestione e semplificare significativamente le procedure per gli enti locali, assicurando così un futuro sostenibile per le comunità montane.