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Recupero tragico sullo Yalung Ri: Cinque corpi rinvenuti nove mesi dopo la valanga fatale

Dopo nove mesi di attesa e difficili operazioni, lo Yalung Ri, in Nepal, ha finalmente restituito cinque corpi che si ritiene appartengano ad alpinisti dispersi. Questa scoperta, avvenuta a seguito dello scioglimento del manto nevoso estivo, riporta alla luce la tragedia avvenuta il 3 novembre dello scorso anno, quando una devastante valanga travolse un gruppo internazionale. Le autorità locali hanno confermato il ritrovamento, ma l'identificazione ufficiale richiederà ulteriori procedure medico-legali. La speranza è che questi ritrovamenti possano portare un po' di pace alle famiglie delle vittime, segnando un passo importante nella chiusura di questo doloroso capitolo.

Ritrovamenti dopo la tragedia dello Yalung Ri

A distanza di nove mesi dall'evento tragico che ha colpito lo Yalung Ri, una vetta nel remoto Nepal, cinque corpi sono stati recuperati da una squadra di soccorritori. L'operazione, avvenuta una domenica mattina dopo giorni di attesa per condizioni meteorologiche favorevoli, ha permesso di raggiungere il versante della montagna dove, a novembre dell'anno precedente, una valanga aveva travolto un gruppo di alpinisti. I resti sono stati successivamente trasportati al villaggio di Naa, situato nella Rolwaling Valley, dove verranno avviate le procedure necessarie per l'identificazione.

Si presume che i corpi appartengano ai cinque alpinisti scomparsi a seguito dell'incidente avvenuto nell'autunno del 2025. Tra questi, vi sono gli italiani Marco Di Marcello, un biologo e guida di montagna di 37 anni originario del Teramano, e Markus Kirchler, 29 anni, dell'Alto Adige. Il gruppo includeva anche il tedesco Jakob Schreiber e le guide nepalesi Padam Tamang e Mere Karki. Tuttavia, le autorità hanno espresso la necessità di mantenere cautela, sottolineando che un'identificazione ufficiale potrà essere effettuata solo dopo le dovute procedure. Manoj Kumar Lama, vice sovrintendente della polizia del distretto di Dolakha, ha confermato il recupero, ribadendo l'importanza delle indagini forensi per stabilire con certezza l'identità delle vittime. La valanga, che si verificò il 3 novembre 2025, aveva inizialmente causato sette vittime, tra cui un altro italiano, Paolo Cocco, il cui corpo fu recuperato nei giorni immediatamente successivi alla calamità.

L'impatto della valanga e le difficili operazioni di recupero

Il 3 novembre 2025, una valanga di grandi dimensioni si abbatté sullo Yalung Ri, nella remota valle di Rolwaling, coinvolgendo un gruppo eterogeneo di alpinisti e guide internazionali. Questo evento causò la perdita di sette vite: gli alpinisti italiani Paolo Cocco, Marco Di Marcello e Markus Kirchler, il tedesco Jakob Schreiber, il francese Christian André Manfredi, e le guide nepalesi Padam Tamang e Mere Karki. Mentre i corpi di Cocco e Manfredi furono ritrovati nei giorni successivi all'incidente, gli altri cinque rimasero sepolti sotto la neve e il ghiaccio, rendendo le ricerche estremamente complesse a causa delle condizioni ambientali proibitive.

Le prime operazioni di ricerca, condotte tra il 6 e il 7 novembre, furono coordinate da AviA MEA con il supporto di Simrik Air e delle guide locali. La missione, guidata dal pilota Manuel Munari e dai soccorritori d'alta quota Michele Cucchi e Bruno Jelk, impiegò elicotteri dotati di sistema RECCO SAR e squadre di ricerca a terra a circa 5500 metri di altitudine. Nonostante gli sforzi intensi, le condizioni del sito della valanga, aggravate dal clima rigido, costrinsero alla sospensione definitiva delle ricerche l'8 novembre. Tuttavia, fu lasciata aperta la possibilità di riprendere le operazioni con lo scioglimento del manto nevoso estivo. Nove mesi dopo, l'innalzamento delle temperature ha finalmente permesso alla neve di fondersi, rivelando i resti e consentendo la ripresa delle operazioni di recupero, culminate nel ritrovamento dei cinque corpi dispersi, tra circa 5000 e 5400 metri di quota, e il loro successivo trasferimento a Naa per le procedure di identificazione. L'agenzia della spedizione, Dreamers Destination Treks, aveva continuato a monitorare la zona, anticipando questa eventualità.