Roberto Scottini, giovane fotografo trentino di 29 anni, ha intrapreso un'avventura straordinaria che lo ha portato a esplorare e immortalare la maestosità delle montagne in luoghi molto distanti tra loro: le Dolomiti e le Alpi della Nuova Zelanda. Nonostante i quasi 19.000 chilometri che le separano, queste catene montuose offrono sensazioni sorprendentemente simili a chi le percorre. La sua prima mostra fotografica, intitolata "Dolomiti e Alpi neozelandesi – Montagne agli opposti del mondo", ha saputo cogliere questa dualità, rivelando non solo la bellezza dei paesaggi ma anche il profondo percorso personale di Scottini, che ha deciso di abbandonare un lavoro stabile per inseguire la sua passione per la fotografia di montagna. Questo coraggioso passo ha segnato l'inizio di una nuova fase della sua vita, un'odissea fatta di scoperte, sfide e incontri con una natura incontaminata che gli ha offerto ispirazione inaspettata.
L'esperienza neozelandese di Scottini ha rappresentato un momento cruciale nel suo sviluppo artistico. Lavorando ai piedi dell'Aoraki/Mount Cook, la montagna più alta del Paese, ha avuto l'opportunità di fotografarla in diverse stagioni e condizioni di luce, scoprendo come le condizioni meteorologiche apparentemente peggiori possano spesso regalare gli scatti più emozionanti. L'approccio meticoloso alla preparazione, unito alla capacità di affrontare lunghe e impegnative ascensioni con circa otto chilogrammi di attrezzatura, dimostra la sua dedizione. La sua filosofia, "più che un alpinista che fotografa, sono un fotografo che va in montagna", sottolinea la sua priorità per l'arte visiva, sebbene richieda una profonda conoscenza e rispetto dell'ambiente montano. Questo viaggio ha messo in luce non solo la sua abilità tecnica ma anche la sua sensibilità nel catturare l'anima selvaggia delle montagne, trasformando un interesse in una vera e propria vocazione.
Un percorso da Trento alla Nuova Zelanda
Roberto Scottini, originario di Besenello, un piccolo centro vicino a Trento, ha sviluppato fin da giovane un legame profondo con l'ambiente montano, osservando incantato i mutamenti cromatici delle cime al tramonto. Il suo interesse per la fotografia ha preso forma durante gli studi di grafica a Trento, ma è stato un viaggio in Australia nel 2018, percorrendo oltre 22.500 chilometri, a trasformare la sua passione in un obiettivo concreto. È in quel contesto che ha iniziato a focalizzarsi sulla fotografia di paesaggio, cercando la perfetta armonia tra luce, ambiente e condizioni atmosferiche. Negli anni successivi, pur mantenendo un impiego in un'azienda trentina, ha intensificato le sue escursioni sulle montagne di casa, scalando vette significative come Cevedale, Presanella, Marmolada e Cima Tosa. Questa esperienza sul campo ha consolidato la sua tecnica e la sua visione, culminando nella decisione di lasciare il posto fisso alla fine del 2024 per dedicarsi interamente alla sua arte, intraprendendo un'avventura che lo avrebbe portato fino in Nuova Zelanda.
La sua scelta di vita lo ha condotto in Nuova Zelanda, dove ha trovato impiego in una struttura ricettiva situata ai piedi dell'imponente Aoraki/Mount Cook, la vetta più elevata del Paese. Ogni mattina, la vista di questa maestosa montagna diventava una fonte inesauribile di ispirazione fotografica. Scottini ha immortalato l'Aoraki in svariate condizioni climatiche e stagionali, cogliendo la sua bellezza mutevole e la sua severità. Una delle sue imprese più memorabili è stata la salita solitaria al Mount Ollivier all'alba di un giorno invernale, partendo nel cuore della notte per catturare la luce perfetta. Con circa otto chilogrammi di attrezzatura fotografica, ha dimostrato che la sua arte è frutto di preparazione meticolosa e di un profondo rispetto per la montagna, riconoscendo che la natura, con le sue imprevedibili variazioni, è la vera protagonista dei suoi scatti più significativi. Questo viaggio non è stato solo un'esplorazione geografica, ma una vera e propria ricerca interiore e artistica.
L'incontro tra natura selvaggia e percezione dello spazio
L'esposizione di Scottini non ha semplicemente messo a confronto la bellezza paesaggistica delle Dolomiti e della Nuova Zelanda, ma ha evidenziato le profonde analogie emotive che queste catene montuose, seppur geograficamente distanti, possono evocare. Il fotografo ha scoperto in Nuova Zelanda un silenzio e una qualità della luce che gli erano familiari, elementi che solo chi vive la montagna in modo autentico può riconoscere. Tuttavia, ciò che differenzia drasticamente i due ambienti è il modo in cui vengono vissuti. Le Alpi neozelandesi, a differenza delle montagne italiane, non dispongono di una rete estesa di rifugi, ma presentano capanne spesso spartane e isolate, e molti percorsi richiedono prenotazioni con largo anticipo. La percezione dello spazio è completamente diversa: è possibile camminare per intere giornate senza incontrare anima viva, una dimensione di natura selvaggia e incontaminata che ha colpito profondamente Scottini. Questo contrasto ha rafforzato il suo senso di familiarità e al contempo di estraneità, trovando casa tra le montagne ma immerso in una natura vastissima e poco antropizzata.
In un'epoca in cui la fotografia di montagna è onnipresente sui social media, dove immagini di cime e tramonti vengono consumate in pochi secondi, Scottini ha scelto di riportare le sue opere su carta. La stampa di grandi dimensioni costringe lo spettatore a un'osservazione più attenta e contemplativa, permettendo di cogliere dettagli che sullo schermo di uno smartphone rischiano di passare inosservati. Questa esigenza ha dato vita a "Dolomiti e Alpi neozelandesi – Montagne agli opposti del mondo", un progetto che va oltre la semplice esposizione. La mostra simboleggia l'unione tra le montagne che hanno plasmato la sua infanzia e quelle incontrate dopo la sua decisione di cambiare vita. In questo percorso, Scottini ha dedicato migliaia di chilometri e innumerevoli ore a camminare nel buio, portando con sé otto chili di attrezzatura, con l'unico obiettivo di catturare quell'istante fugace in cui una montagna rivela un volto unico e irripetibile, un momento che forse non si ripresenterà mai più allo stesso modo.