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Scalata in Val di Mello: Luca Schiera Rimuove Ancoraggi e Spiega la Sua Azione

Luca Schiera, noto alpinista dei Ragni di Lecco, ha pubblicamente ammesso di aver rimosso alcuni ancoraggi da due percorsi di arrampicata storici, "Il Gioco dello Scivolo" e "Uomini e Topi", situati nelle Placche dell'Oasi in Val di Mello. Questa azione ha riacceso un dibattito molto sentito nel mondo dell'arrampicata italiana, che verte sul delicato equilibrio tra la preservazione del patrimonio storico delle vie e la ricerca di una maggiore sicurezza. Schiera ha motivato la sua scelta con l'intento di ripristinare le condizioni originali delle vie, promuovendo una riflessione più ampia sul significato intrinseco dell'arrampicata, sul rispetto per l'eredità dei primi salitori e sul futuro delle pareti montane.

A differenza di quanto spesso accade in situazioni simili, Schiera ha scelto di esporsi in prima persona, fornendo spiegazioni dettagliate sul suo operato. Ha sottolineato come il suo gesto non sia isolato, ma si inserisca in una tradizione decennale di difesa di uno stile alpinistico specifico in Val di Mello, un luogo dove l'arrampicata libera è nata come movimento culturale negli anni Settanta, grazie a pionieri come Ivan Guerini e i Sassisti di Sondrio. Questo movimento, che valorizzava l'esperienza pura sulla roccia, si contrapponeva all'alpinismo classico focalizzato sulla conquista della vetta. Schiera ha evidenziato come la Val di Mello abbia mantenuto vivo questo spirito per cinquant'anni, un'eredità che, a suo dire, rischia di essere annacquata dall'introduzione indiscriminata di ancoraggi moderni, che mirano più alla comodità che a un reale aumento della sicurezza su percorsi tecnicamente non complessi.

L'intervento di Schiera si è concentrato specificamente su "Uomini e Topi" e "Il Gioco dello Scivolo" perché queste vie, aperte rispettivamente da Popi Miotti e Ivan Guerini nel 1977, rappresentano simboli di questa storia. Negli anni, la progressiva aggiunta di spit e resinati aveva alterato la natura di queste pareti, originariamente concepite per essere affrontate con un approccio più essenziale, in alcuni casi persino senza corda. La sua preoccupazione è che l'accettazione di tali modifiche possa innescare un meccanismo che giustifichi ulteriori alterazioni, portando a una standardizzazione e a una ricerca della sicurezza che snaturano l'essenza dell'alpinismo libero. Ha rimarcato che molte chiodature non sono realmente necessarie per la sicurezza, ma piuttosto per la comodità, e che il vero valore sta nel confrontarsi con la via nella sua forma autentica.

Schiera ha inoltre sollevato la questione del "consumo di terreno verticale", un tema a suo avviso poco discusso. Ha osservato come la maggior parte delle pareti siano già state esplorate e chiodate, limitando le possibilità per le future generazioni di scalatori di trovare percorsi inesplorati o di confrontarsi con rocce ancora intatte. Ha auspicato una riflessione più profonda sullo stile di apertura delle vie e sull'impatto che le modifiche apportate alla roccia hanno sull'esperienza collettiva. Il suo gesto, definito come "un sassolino lanciato", intende stimolare un dialogo aperto e costruttivo sul futuro dell'arrampicata in Val di Mello e oltre, superando le contrapposizioni tra "spit sì" e "spit no" e incoraggiando una maggiore consapevolezza culturale e visionaria tra gli arrampicatori.

L'azione di Luca Schiera in Val di Mello, pur potendo essere vista come controversa da alcuni, si pone come un forte richiamo alla salvaguardia dell'identità storica e culturale dell'arrampicata. Egli ha voluto difendere uno stile di alpinismo che pone al centro l'esperienza, la sfida e il rispetto per la roccia e per l'eredità dei pionieri, contro una tendenza alla standardizzazione e alla comodità che rischia di impoverire il significato profondo di questa disciplina. La sua scelta di esporsi pubblicamente mira a innescare un confronto costruttivo su questi valori fondamentali, nell'ottica di garantire alle future generazioni di scalatori la possibilità di vivere un'esperienza autentica e non alterata con la montagna.