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Scalate canine sull'Antelao: Thomas Colussa replica alle critiche sui social

In seguito all'ascesa di Carlo Costa e del suo cane Thor sulla vetta dell'Antelao, si è scatenata una vivace discussione online riguardo alla pratica dell'alpinismo con i cani. Le reazioni, tra apprezzamenti e forti contestazioni, hanno messo nuovamente in luce la figura di Thomas Colussa, considerato un pioniere in questo campo e fondatore di Walking Wolf. Colussa, da tempo oggetto di critiche per le sue attività in alta quota con i suoi amici a quattro zampe, ha deciso di affrontare apertamente le questioni sollevate, fornendo la sua prospettiva e replicando alle accuse di coloro che mettono in discussione la sicurezza e l'etica di tali imprese. Egli sottolinea come la sua schiettezza e la capacità di trasformare una passione in un'attività professionale siano spesso alla base dell'ostilità nei suoi confronti, insieme a un'errata percezione delle sue reali capacità e della sua esperienza.

Colussa prosegue analizzando la natura delle polemiche, attribuendole in gran parte a una distorta percezione visiva dovuta all'uso di tecniche di ripresa specifiche e alla tendenza a ingigantire la difficoltà delle ascensioni basandosi su termini come "Re" e "record". Egli evidenzia come le critiche siano spesso mosse da chi non ha una conoscenza approfondita dell'alpinismo e del mondo cinofilo, privilegiando piuttosto attacchi personali e supposizioni infondate. Risponde anche alle accuse riguardanti la salute del suo cane Numb, dimostrando con prove documentate che i problemi di salute dell'animale non sono legati all'attività in montagna, ma a complicazioni mediche pregresse. Ribadisce inoltre che il benessere di Numb è sempre la priorità, supportato da un team di professionisti, e che limitare un cane attivo a una vita sedentaria sarebbe più dannoso che consentirgli di seguire le sue inclinazioni naturali, adattando l'attività alla sua condizione di disabilità.

La discussione sollevata dall'alpinismo cinofilo e dalle figure come Thomas Colussa mette in luce la complessità del rapporto tra uomo e natura, e la crescente influenza dei social media nel plasmare l'opinione pubblica. È fondamentale promuovere una maggiore comprensione e un dialogo costruttivo, basato su fatti e conoscenze scientifiche, piuttosto che su pregiudizi o superficiali interpretazioni. In un'epoca in cui l'informazione viaggia velocemente, è essenziale incoraggiare un approccio critico e informato, valorizzando l'esperienza e la professionalità di chi opera con passione e dedizione, sempre nel rispetto degli animali e dell'ambiente. Solo così si potrà superare la cultura della polemica fine a sé stessa, per abbracciare una visione più equilibrata e consapevole delle attività all'aria aperta e del rapporto con i nostri compagni a quattro zampe.