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“Simmetrie Ingannatrici”: Una Nuova Via Alpinistica sul Pizzo di Prata, Frutto di Tradizione e Innovazione

Il Pizzo di Prata, con la sua maestosità, si conferma un terreno prediletto per gli alpinisti in cerca di sfide autentiche e angoli inesplorati. Due intraprendenti scalatori, Simone Manzi e Filippo Lisignoli, hanno recentemente tracciato una nuova via, battezzata “Simmetrie Ingannatrici”, un percorso che ha richiesto due distinte fasi di apertura tra l'estate del 2025 e la primavera del 2026. Questa impresa non solo aggiunge un nuovo capitolo alla storia alpinistica della parete, ma rievoca anche un precedente tentativo del 1982, compiuto dal padre e dallo zio di Filippo, Massimo e Guido Lisignoli. La nuova via, estesa per 520 metri con 13 tiri, presenta un livello di difficoltà classificato come VII+ obbligatorio / RS3, a cui si sommano circa 80 metri di zoccolo iniziale e un percorso di 350-380 metri per giungere alla vetta. L'itinerario è stato arricchito con varianti e ancoraggi per garantire maggiore sicurezza, pur mantenendo il suo carattere di sfida alpinistica. Questa realizzazione dimostra che, anche su pareti ritenute familiari, esiste ancora ampio spazio per l'avventura e la scoperta, intrecciando l'innovazione con il rispetto delle radici storiche dell'alpinismo.

Dettagli dell'Esplorazione Alpinistica: Una Nuova Via sul Pizzo di Prata

Nel luglio del 2025, in una cornice alpina affascinante, gli alpinisti Simone Manzi e Filippo Lisignoli hanno intrapreso la complessa apertura della via "Simmetrie Ingannatrici" sul Pizzo di Prata. La scelta di questa linea non è stata casuale, ma il risultato di un'osservazione attenta di Manzi sul grande pilastro centrale della parete, un settore che per anni aveva attirato la sua attenzione per il suo potenziale inesplorato. L'obiettivo era creare un percorso che unisse rigore tecnico, uno stile moderno e lo spirito di scoperta che caratterizza l'alpinismo esplorativo.

La storia di questa ascensione si intreccia con il passato: Filippo Lisignoli, infatti, scoprì che suo padre, Massimo, e lo zio, Guido, avevano tentato la stessa linea nel 1982. Si erano fermati a causa della difficoltà di proteggere l'uscita da un diedro, proseguendo poi lungo il canalone centrale e il catino finale, dando origine a quella che oggi è la via classica della parete. Questo richiamo storico ha aggiunto un ulteriore strato di significato alla loro impresa.

Nel corso del primo tentativo, Manzi e Lisignoli hanno affrontato una roccia impegnativa, con poche fessure e passaggi obbligati. Hanno utilizzato friend piccoli, chiodi e hanno prestato grande attenzione all'allestimento delle soste. Giunti a un grande cengione, hanno scelto di proseguire dritti nel diedro, un omaggio al tentativo precedente del padre e dello zio di Filippo. La salita è proseguita con difficoltà, culminata con la caduta di Lisignoli e l'uso di uno spit per superare un tiro chiave. Dopo aver raggiunto la vetta, hanno utilizzato solo uno degli otto spit portati, scendendo poi per il canale Buzzetti.

La vera sorpresa è arrivata a casa, esaminando le foto con Massimo Lisignoli: la linea che avevano seguito era speculare, ma non identica, a quella tentata nel 1982. Questa “simmetria ingannatrice” ha dato il nome alla via. Convinti del valore del percorso, ma consapevoli della sua delicatezza in alcuni tratti, hanno deciso di tornare. Nel giugno del 2026, quasi un anno dopo, sono tornati sul Pizzo di Prata. Nonostante le condizioni non ideali dovute alle piogge, hanno ripetuto la via, aggiungendo una variante diretta ai primi due tiri, integrando spit e attrezzando le soste con due spit e un anello. Hanno così completato la versione definitiva di "Simmetrie Ingannatrici", un'opera che, pur con le nuove dotazioni di sicurezza, mantiene intatto il suo carattere alpinistico impegnativo e offre un nuovo e avvincente percorso per gli amanti della montagna.

La creazione di "Simmetrie Ingannatrici" sul Pizzo di Prata ci ricorda che l'alpinismo è molto più di una semplice sfida fisica. È un dialogo continuo tra l'uomo e la natura, un atto di rispetto per la tradizione e un desiderio inarrestabile di esplorazione. Questa storia ci insegna che, anche in un mondo dove la maggior parte delle vette è già stata conquistata, lo spirito di avventura e la ricerca del nuovo rimangono vivi, spingendo gli alpinisti a superare i propri limiti e a tracciare sentieri inediti. È un tributo alla perseveranza, all'ingegno e all'interconnessione delle generazioni, un monito che ogni parete ha ancora storie da raccontare, se solo si è disposti ad ascoltare e a osare.