L'estate tra le maestose vette delle Alpi è nuovamente segnata da un preoccupante fenomeno: la diffusione di un turismo che mostra scarso rispetto per gli ambienti naturali che sceglie come meta. Le segnalazioni di condotte incivili sono in costante aumento, obbligando le autorità a considerare l'adozione di provvedimenti più stringenti. La bellezza di luoghi come il Lago di Sorapiss, con le sue acque cristalline, viene messa a dura prova da chi ignora le regole e la salvaguardia del paesaggio.
Un recente avvenimento, avvenuto domenica 2 agosto, ha visto un visitatore portare una tavola SUP fino ai 1.923 metri del Lago di Sorapiss, uno specchio d'acqua iconico incastonato tra le cime delle Dolomiti Bellunesi, e navigare sulle sue acque, ignorando apertamente il divieto di balneazione in vigore. Questo gesto, forse compiuto per essere condiviso online, riaccende il dibattito su un approccio turistico irresponsabile che sta assediando le Dolomiti. Tale atteggiamento, purtroppo, non è un caso isolato e riflette una tendenza crescente che minaccia l'integrità di questi luoghi.
Il fenomeno del turismo che manca di rispetto, sebbene amplificato dall'incremento di visitatori post-pandemia, affligge il Sorapiss da ben prima del Covid. Già nel 2018, lo scrittore e alpinista Mauro Corona denunciava l'invasione del lago da parte di persone che lo trattavano come un parco acquatico, lasciando rifiuti e ignorando il valore ambientale. Questo ha portato, l'anno successivo, il sindaco di Cortina d'Ampezzo, Giampietro Ghedina, a emettere un'ordinanza di divieto di balneazione con multe fino a 500 euro, ancora oggi in vigore. Questi episodi evidenziano una preoccupante regressione nel rapporto tra l'uomo e la montagna, come dimostrato anche da incidenti più gravi, come il ritrovamento di uno stambecco ferito da una scatoletta di tonno arrugginita, un simbolo tragico della negligenza umana.
La crescente popolarità di questi luoghi è indubbiamente alimentata dall'influenza dei social media, di cui il Lago di Sorapiss è divenuto, a causa della sua straordinaria bellezza, una delle vittime principali. Le piattaforme digitali tendono a enfatizzare solo la destinazione finale, mostrando immagini idilliache delle acque turchesi o dei panorami mozzafiato dal Rifugio Vandelli. Tuttavia, si dedica molta meno attenzione alla descrizione del percorso di salita, che spesso richiede notevole impegno e preparazione fisica, non essendo una semplice passeggiata. Il sentiero CAI n° 215, il più utilizzato, parte dal Passo Tre Croci e presenta tratti esposti e verticali, con brevi passaggi attrezzati, che richiedono cautela e consapevolezza.
Di fronte alla persistenza di questi comportamenti, è essenziale che le piattaforme social media, data la loro vasta capacità di diffusione, collaborino per promuovere una cultura del rispetto nei confronti della montagna. Le autorità, per parte loro, devono necessariamente intensificare i controlli e le limitazioni per salvaguardare un ambiente naturale altrimenti vulnerabile. Solo attraverso un impegno congiunto si potrà sperare di preservare la magnificenza delle Alpi per le generazioni future.