Sotto il Velo Stellato: Un Viaggio Estivo Verso l'Infinito
Il Ricordo di un Caldo Pomeriggio d'Infanzia e l'Incontro Inaspettato
In un pomeriggio estivo di molti anni fa, il campo da calcio dell'oratorio si presentava desolato, popolato solo da due ragazzini impegnati a rincorrere un pallone. Il narratore, un bambino timido, preferiva osservare da lontano, più incuriosito dalla presenza di due giovani sacerdoti che si stagliavano all'orizzonte. Questi, con le loro camicie bianche e pantaloni sgualciti, lo avvicinarono, desiderosi di conoscerlo e di condividere con lui i principi di don Leonardo Murialdo, il 'santo degli operai'.
Tra la Pianura e la Promessa dell'Ignoto Montano: Una Nuova Prospettiva
Il giovane viveva in una città piatta, dove l'orizzonte era un'estensione infinita di campi coltivati e la nebbia offuscava ogni prospettiva. La montagna era un concetto estraneo, un mondo sconosciuto che non faceva parte delle tradizioni familiari. Tuttavia, l'invito dei sacerdoti a esplorare questo territorio inesplorato accese in lui la speranza di un'avventura, di un 'salto nell'ignoto' che prometteva luce e meraviglia. I preti gli parlarono delle cime maestose, paragonando la montagna a una 'cattedrale a cielo aperto', un luogo di contemplazione e bellezza.
La Prima Ascensione: Dalla Città all'Alba sulla Cima del Canto Alto
L'immagine vivida di quel giorno lontano riemerge: il giovane, equipaggiato per la sua prima escursione, si ritrova a bordo di un pulmino Volkswagen, stretto tra gli altri come 'acciughe in una scatoletta'. Il viaggio culmina in una casa dei Giuseppini, dove una cena semplice precede un breve riposo. Alle prime ore del mattino, i sacerdoti svegliano i ragazzi per iniziare la salita. Il sentiero, tortuoso e buio, si snoda sotto i loro piedi, tra radici e pietre, mentre il silenzio del bosco avvolge i giovani pellegrini, i cui cuori battono all'unisono con la fatica e l'emozione.
La Scoperta del Firmamento: Un'Esperienza Trascendente e Spirituale
Dopo un'ascesa che sembra interminabile, il bosco si apre su una radura dominata da un'imponente croce di ferro: la cima del Canto Alto, oltre i mille metri. Qui, sotto un buio così profondo da sembrare 'una melassa di catrame', il giovane si sdraia sull'erba e, con gli occhi spalancati, assiste a uno spettacolo mai visto prima: le stelle. Miliardi di punti luminosi si riversano nel cielo, un 'sciame di api elettriche' che si torce in onde di energia, un'immagine che evoca i dipinti di Van Gogh. La visione è travolgente, un'esperienza che lo porta a dimenticare persino di respirare, in un misto di stupore e timore di fronte all'infinito. Uno dei sacerdoti sussurra che 'la bellezza delle stelle è un velo dello splendore divino', ma il ragazzo, nel suo cuore, sente che nulla, nemmeno Dio, può eguagliare la magnificenza di ciò che i suoi occhi stanno ammirando in quel momento.