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Un'ondata di avvelenamenti colpisce i lupi in Abruzzo: le associazioni Rewilding Apennines e Salviamo l'Orso denunciano l'omertà e l'inerzia istituzionale

L'Abruzzo, regione nota per la sua natura incontaminata, è recentemente diventato il palcoscenico di una serie di eventi preoccupanti. Un'ondata di avvelenamenti sta decimando la popolazione di lupi e altre specie selvatiche, sollevando un grido d'allarme tra le organizzazioni ambientaliste. Questo fenomeno, oltre a minacciare la fauna, rivela profonde lacune nella prevenzione e una preoccupante cultura dell'omertà, che rischiano di compromettere l'equilibrio ecologico e la convivenza tra uomo e natura.

Insieme contro il veleno: proteggiamo la fauna, rompiamo il silenzio!

Una strage silenziosa: lupi e fauna avvelenati in Abruzzo

Nelle ultime due settimane, il territorio abruzzese è stato sconvolto da una serie di ritrovamenti agghiaccianti. Più di dieci lupi sono stati vittime di avvelenamento, un numero che purtroppo è destinato a crescere. Questo fenomeno non riguarda solo i lupi, ma si estende anche a specie più piccole e a rapaci, mettendo in evidenza una minaccia diffusa e indiscriminata.

La voce delle associazioni: Rewilding Apennines e Salviamo l'Orso rompono il silenzio

Di fronte a questa escalation di violenza contro la natura, le associazioni Rewilding Apennines e Salviamo l'Orso, da sempre impegnate nella tutela della fauna e nella promozione di una sana convivenza tra uomo e grandi carnivori, hanno deciso di far sentire la loro voce. Con un messaggio forte e chiaro, si rivolgono sia ai cittadini che alle istituzioni, chiedendo un'azione immediata e concertata per arginare questo triste fenomeno.

Avvelenamento: un atto di codardia che minaccia l'ecosistema

Le associazioni definiscono l'avvelenamento come un atto vile e codardo, inaccettabile come soluzione a presunti problemi di gestione del territorio o di protezione delle attività economiche. Ogni animale morto è il risultato di un gesto deliberato che non solo mette a repentaglio la fauna selvatica, ma anche gli animali domestici e l'equilibrio complessivo dell'ecosistema, creando un pericoloso effetto domino.

Carenza di controlli e inerzia istituzionale: il dramma della prevenzione mancata

La tragedia in corso evidenzia una grave carenza di prevenzione e di presenza istituzionale, in particolare nelle aree di confine che, pur essendo corridoi naturali vitali per la fauna, non godono della stessa tutela delle zone protette. Nonostante i precedenti allarmi, come la morte di nove lupi e cinque grifoni nel 2023, non sono stati rafforzati i controlli, lasciando spazio all'illegalità di agire indisturbata. Le associazioni sottolineano con fermezza che l'inerzia in questi casi equivale a complicità.

L'omertà, un veleno invisibile: complice della distruzione della fauna

Oltre al veleno materiale, le associazioni denunciano un altro tipo di veleno, più insidioso e pervasivo: l'omertà. Chi è a conoscenza dei responsabili e tace, sceglie di schierarsi dalla parte sbagliata, proteggendo i criminali e isolando chi ha il coraggio di denunciare. L'omertà normalizza l'illegalità, permettendo a pochi individui di colpire indiscriminatamente lupi, volpi, cani e rapaci, con la certezza dell'impunità.

Un appello urgente: rompere il muro di silenzio per un futuro sostenibile

Il timore più grande è che questa spirale di violenza non si fermi ai lupi, ma possa estendersi ad altre specie, come l'orso bruno marsicano, già minacciato nella stessa area. Le associazioni lanciano un appello accorato affinché questa situazione non venga liquidata come l'ennesimo incidente isolato. È il risultato di un clima malsano, dove la distruzione della fauna e l'avvelenamento del territorio sono percepiti come atti impunibili. Si richiedono controlli più severi, indagini approfondite, sanzioni esemplari e, soprattutto, la rottura del muro di silenzio che protegge questi "pochi e infami criminali" per garantire un futuro sostenibile all'Abruzzo e alla sua preziosa biodiversità.